Riace, sospeso il Consiglio comunale. Sara Ferri nominata commissario
La decisione del prefetto di Reggio Vaccaro. Nei giorni scorsi il duro contro con il sindaco Lucano. Infuria la polemica politica
REGGIO CALABRIA Ufficiale il commissariamento del Comune di Riace. La prefetta di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, ha firmato il provvedimento di sospensione del Consiglio comunale, nominando al contempo la viceprefetta aggiunta Sara Ferri commissaria straordinaria dell’ente. La decisione arriva nelle more del perfezionamento della procedura di scioglimento, avviata a seguito del mancato rispetto delle scadenze contabili fondamentali. Alla commissaria Ferri sono stati conferiti temporaneamente tutti i poteri che spettavano al consiglio, alla giunta e al sindaco. Per affiancarla nella complessa gestione amministrativa dell’ente, la prefettura ha inoltre nominato come sub-commissaria la funzionaria amministrativa Irene Vittoria Calabrò. Alla base del provvedimento il mancato rispetto del termine ultimo del 31 luglio 2026, data entro cui il Comune avrebbe dovuto adottare la deliberazione relativa alla verifica degli equilibri di bilancio. Nonostante una formale diffida da parte degli uffici prefettizi, l’amministrazione guidata dal sindaco Mimmo Lucano non è riuscita a regolarizzare la posizione nei termini prescritti. La vicenda ha comunque provocato nei giorni scorsi un acceso scontro tra lo stesso Lucano e la Prefettura di Reggio Calabria.
Le polemiche
Il commissariamento del Comune di Riace sta intanto alimentando un forte dibattito politico. “Ritengo doveroso denunciare una inammissibile forzatura e un palese abuso ai danni del Comune di Riace e dell’Amministrazione guidata da Mimmo Lucano. Dopo il fallimento dei precedenti tentativi di scioglimento legati all’applicazione della legge Severino, frenati dall’intervento della Corte di Cassazione, assistiamo oggi a un nuovo, incredibile tentativo di utilizzare le funzioni di potere per raggiungere il medesimo risultato”. Lo afferma in una nota Mario Oliverio, già presidente della Regione Calabria. “A seguito delle dimissioni di un consigliere – prosegue – il Consiglio comunale di Riace si trova attualmente privo del suo plenum. Sarebbe necessaria una semplice presa d’atto del Consiglio e procedere alla surroga del dimissionario con il primo dei non eletti nella stessa lista. A quanto pare la divisione paritaria (5 a favore e 5 contrari) del Consiglio sarebbe stata impropriamente utilizzata per non ritenere acquisita la presa d’atto delle dimissioni e consentire attraverso la surroga di ripristinare il plenum. Di fronte a questa incredibile situazione la Prefettura piuttosto che intervenire per sollecitare il ripristino il plenum del Consiglio ha deciso di nominare un Commissario ad Acta per procedere alla approvazione del rendiconto 2025. Compito che spetta d’obbligo al Consiglio comunale nel caso specifico rimasto inadempiente perché privo della maggioranza necessaria. Secondo quanto stabilito in materia di enti locali dal Tuel, di fronte a dimissioni irrevocabili l’organo deve procedere prioritariamente alla surroga. Tra l’altro l’articolo il Tuel disciplina i casi di inerzia o ritardo nell’adozione di atti obbligatori per legge da parte degli enti locali. Indica istituzioni e poteri sostitutivi affinché si proceda alla surroga ed al reintegro dell’organo collegiale. Mi permetto di chiedere pubblicamente al prefetto di Reggio Calabria: perché tutto questo a Riace non è avvenuto? Per quale motivo non si è provveduto a reintegrare il consigliere dimissionario?”. “È inaccettabile – conclude Oliverio – che, anziché nominare un commissario ad acta per la surroga si sia scelto di accelerare verso la nomina di un commissario per il dissesto”.
Di diverso tenore il commento della senatrice della Lega, Tilde Minasi: “Il commissariamento di oggi certifica in modo inequivocabile il fallimento totale del ‘modello Riace’: un modello fatto di debiti, buchi di bilancio e assoluta incapacità gestionale. La sospensione del consiglio comunale di Riace – spiega Minasi – e la conseguente nomina dei due commissari prefettizi rappresentano l’epilogo, purtroppo ampiamente prevedibile, di una mala gestione politico-amministrativa che ha usato un’intera comunità per meri scopi ideologici”. “Oggi – prosegue Minasi – crolla definitivamente la narrazione costruita attorno alla figura di Mimmo Lucano, diventato negli anni la bandiera intoccabile della sinistra estrema e dei salotti radical chic. I fatti, slegati dalla propaganda, ci dicono che laddove questa sinistra governa il risultato è sempre lo stesso: disastri amministrativi e voragini di bilancio. Invece di occuparsi della cura del territorio, dei servizi primari e della corretta tenuta dei conti pubblici, si è scelto di trasformare Riace in un laboratorio politico volto unicamente a favorire e incentivare l’immigrazione irregolare, prosciugando le risorse del Comune e calpestando le reali esigenze dei cittadini residenti”. “Auspico ora – conclude – che i commissari prefettizi possano fare piena luce sullo stato reale delle casse comunali, mettendo ordine e ripristinando la legalità e la normalità amministrativa di cui i cittadini di Riace hanno disperatamente bisogno”. (redazione@corrierecal.it)
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