Pensioni, la rivalutazione ridotta può costare fino a 1.314 euro l’anno
Penalizzazioni già sopra i 2.447 euro lordi mensili
ROMA Da una parte il taglio dell’Irpef, con un risparmio fiscale che può raggiungere i 500 euro annui. Dall’altra una rivalutazione delle pensioni meno generosa, che secondo le simulazioni della Uil Pensionati potrebbe comportare fino a 1.314 euro lordi all’anno di aumenti mancati. È il doppio volto della manovra economica per il 2027, che interviene sui redditi del ceto medio ma modifica anche il sistema con cui gli assegni previdenziali vengono adeguati all’inflazione. La stretta riguarderebbe i trattamenti superiori a quattro volte il minimo Inps, pari a circa 2.447 euro lordi mensili. Per questi pensionati il nuovo meccanismo potrebbe tradursi in una perdita di potere d’acquisto rispetto al sistema attuale. Non si tratta di una riduzione degli assegni già percepiti, ma di una diminuzione degli aumenti destinati a compensare il carovita.
Quanto rischiano di perdere i pensionati
Secondo i calcoli della Uil Pensionati, elaborati ipotizzando un’inflazione del 3%, le conseguenze variano sensibilmente in base all’importo della pensione. Per un assegno di 2.500 euro lordi mensili la minore rivalutazione ammonterebbe a 144 euro annui, mentre per una pensione di 3.000 euro si arriverebbe a circa 154 euro. La penalizzazione diventerebbe più consistente per gli importi superiori: 575 euro lordi annui per una pensione da 3.500 euro, 711 euro per una da 4.000 e oltre mille euro per un assegno da 5.000 euro. Per chi percepisce 6.200 euro lordi al mese, il minore aumento raggiungerebbe 1.314 euro su tredici mensilità. Si tratta di simulazioni, non di importi definitivi: il tasso di rivalutazione per il 2027 dovrà ancora essere stabilito sulla base dei dati Istat.
Cosa cambia con la legge di Bilancio
La novità principale riguarda il passaggio dal sistema di rivalutazione per scaglioni a quello per fasce di importo complessivo. Con le regole attuali, l’inflazione viene recuperata integralmente sulla quota di pensione fino a quattro volte il minimo, al 90% sulla parte compresa tra quattro e cinque volte e al 75% sulla quota eccedente. Il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede invece una rivalutazione piena soltanto per gli assegni fino a quattro volte il minimo. Per le pensioni superiori, le percentuali scenderebbero progressivamente all’85%, al 53%, al 47%, al 37% e infine al 32%, applicate all’importo complessivo secondo le fasce previste e con clausole di salvaguardia.
Il confronto con il taglio dell’Irpef
A rendere il quadro più complesso è l’intervento fiscale previsto dalla stessa manovra. Per il 2027, l’aliquota Irpef del 33% verrebbe estesa ai redditi imponibili compresi tra 50mila e 55mila euro, producendo un beneficio massimo di 500 euro annui. Lo sconto, tuttavia, non riguarda i pensionati con redditi imponibili inferiori a 50mila euro, mentre la rivalutazione ridotta scatterebbe già per assegni lordi superiori a circa 2.447 euro mensili. Per altri contribuenti, il vantaggio fiscale potrebbe compensare soltanto parzialmente la minore rivalutazione. Il saldo effettivo dipenderà dall’importo della pensione e dalla tassazione applicata: le perdite stimate dalla Uil sono infatti espresse al lordo delle imposte, mentre il risparmio Irpef riguarda direttamente il prelievo fiscale.
Le proteste dei sindacati
Contro il nuovo meccanismo si sono espresse le organizzazioni sindacali. Il segretario generale della Uil Pensionati, Carmelo Barbagallo, ha giudicato insopportabili le riduzioni degli aumenti e chiesto al governo di intervenire sulla tassazione anziché sulla rivalutazione. Anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha sollecitato una modifica della manovra, sostenendo che il costo dell’intervento sull’Irpef non debba ricadere, neppure parzialmente, sui pensionati del ceto medio. La partita resta aperta durante l’iter parlamentare della legge di Bilancio. Secondo le stime contenute nella relazione tecnica, la modifica del sistema di rivalutazione comporterebbe per lo Stato minori spese pensionistiche lorde per circa 14,2 miliardi di euro nell’arco di dieci anni.
