Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 8:11
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

il pericolo

Tumore, un tessuto rigido lo rende invisibile al sistema immunitario

In molti tumori, spiega una nota, la matrice extracellulare diventa ricca di collagene e particolarmente rigida

Pubblicato il: 03/11/2026 – 8:11
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

ROMA La rigidità dei tessuti che circondano le cellule tumorali può aiutarle a sfuggire ai controlli da parte del sistema immunitario. I risultati di uno studio, coordinato da Giannino Del Sal, dell’Università di Trieste, dell’Icgeb e dell’Istituto Fondazione di oncologia molecolare, hanno rivelato un possibile meccanismo alla base di questo processo. Lo studio, pubblicato su Cancer Discovery, è sostenuto dalla Fondazione Airc. In molti tumori, spiega una nota, la matrice extracellulare diventa ricca di collagene e particolarmente rigida. I ricercatori hanno scoperto che la rigidità favorisce l’accumulo di Pin1 nel nucleo delle cellule tumorali. Qui la proteina contribuisce a mantenere compatta la cromatina e a silenziare gli elementi trasponibili. Il Dna che ne deriva si accumula nel citoplasma e attiva un sistema di allarme, la via di cGas-sting, che allerta il sistema immunitario. Con esperimenti in cellule umane in coltura e animali di laboratorio, affiancati dall’analisi di campioni e dati clinici delle pazienti, il gruppo ha dimostrato che la perdita o l’inibizione di Pin1 riattiva alcuni elementi trasponibili, tra cui Line1. Di conseguenza si accumula Dna nel citoplasma, che a sua volta attiva il sistema di sorveglianza cellulare cGas-sting. Questo sensore rileva il Dna presente in una posizione anomala e stimola la produzione di interferoni di tipo I, molecole che contribuiscono a mobilitare le difese immunitarie. Dall’altro lato la riattivazione degli elementi trasponibili favorisce la produzione di nuovi peptidi. Colpire Pin1, osserva la nota, permette quindi di attivare i segnali che richiamano le difese immunitarie e rendere le cellule tumorali più riconoscibili. Nei sistemi sperimentali preclinici di tumore al seno resistenti all’immunoterapia, la perdita di Pin1 ha migliorato la risposta a farmaci immunoterapici che rimuovono uno dei freni all’attività dei linfociti T. Negli esperimenti condotti, la combinazione di Atra, Ato e immunoterapia, senza chemioterapia convenzionale, ha migliorato in modo significativo il controllo della crescita tumorale. Pin1 potrebbe quindi servire anche come marcatore per prevedere la risposta al trattamento, un’ipotesi da verificare in studi clinici dedicati, conclude la nota

Argomenti
Categorie collegate

x

x