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Occhiuto: «La Procura di Roma vuole mandarmi a processo. Sono arrabbiato ma non mi farò fermare» – VIDEO

Il presidente della Regione commenta un’anticipazione de “Il Fatto Quotidiano” per la vicenda dell’auto di servizio. «Piccinerie che chiarirò benissimo»

Pubblicato il: 04/11/2026 – 1:00
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CATANZARO «Chi pensa di fermarmi così, ha sbagliato persona. Io vado avanti e non mi farò fermare». Lo afferma sui social il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, commentando un’anticipazione de “Il Fatto Quotidiano” secondo il quale la Procura di Roma vorrebbe chiedere il rinvio a giudizio di Occhiuto per truffa aggravata nell’ambito di un’inchiesta sull’uso della sua auto di servizio.

«Piccinerie che chiarirò benissimo»

Così Occhiuto si esprime in un video pubblicato sulla sua pagina facebook: «Sono stato informato da un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che, fra qualche giorno, dovrei ricevere una richiesta di rinvio a giudizio. Io non ho ricevuto ancora nulla, ma se lo dice “Il Fatto”, in questo paese è possibile che succeda davvero. Dovrei ricevere una richiesta di rinvio a giudizio perché avrei utilizzato la macchina di servizio della Regione qualche volta – attenzione, non per andare a fare la spesa o per fatti personali – ma per andare a fare dei sopralluoghi, per andare sui cantieri delle opere pubbliche che io ho realizzato gestendo miliardi in questa regione, realizzando opere pubbliche che mai erano state fatte prima. Ora – sostiene ancora Occhiuto – mi dicono che non avrei potuto utilizzare quella macchina di servizio perché percepivo, come gli altri consiglieri regionali, una parte dell’indennità per la mobilità in Regione. Insomma, piccinerie che chiarirò benissimo nell’udienza preliminare, se “Il Fatto” ha ragione come penso. Però – prosegue il governatore calabrese – sono arrabbiato, e vi spiego perché: perché mi sento “torturato” da un anno e mezzo».

«Vado avanti, non mi farò fermare»

Occhiuto quindi aggiunge: «Mi ricordo che un anno e mezzo fa ho ricevuto per la prima volta nella mia vita un avviso di garanzia, e sono rimasto scioccato, come chiunque riceva un avviso di garanzia non avendo mai fatto nulla di male e ritenendosi una persona per bene. Io peraltro sapevo di governare una regione complicata, e quindi la governavo con un rigore assoluto. Ricevo l’avviso di garanzia e mi sento scioccato. Gli avvocati dicono: “No, non parlare, non fare dichiarazioni”. Io invece no: mi sono ribellato, mi sono dimesso, mi sono ricandidato e ho detto ai magistrati “Fate il vostro lavoro, indagate, io non ho nulla da temere”, chiedendo di controllarmi tutto a 360 gradi. Mi hanno fatto i controlli per 18 mesi, hanno passato tutto al setaccio, e oggi che succede? Mi arriva — secondo “Il Fatto” e quindi penso sia vero – una richiesta di rinvio a giudizio per aver utilizzato l’auto di servizio della Regione qualche volta per andare a lavorare. È un Paese di matti. Però vorrei dire una cosa: vorrei dire una cosa a chi pensa, o a chi pensasse, di poter utilizzare questa vicenda per fermarmi. Non mi conosce, evidentemente, perché se pensate davvero di potermi fermare in questo modo vi sbagliate. Io – conclude il presidente della Regione Calabria – vado avanti, avanti, avanti e non mi farò fermare». (a. cant.)

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