Dializzati, vertice acceso con l’Asp: «Una soluzione emergenziale in pochi giorni, il 31 dicembre è troppo lontano»
Oltre un’ora di colloquio tra Fintred e i vertici dell’azienda. Puntillo: “Primo segnale di apertura, ma la risposta non può aspettare”. Il nefrologo del Gom: “Quella data è perentoria”
REGGIO CALABRIA “Dialisi è vita, non punizione”. “Non ce la facciamo più, Asp dove sei?”. “Ci sentiamo confusi, storditi e traditi”. Sono le scritte sui cartelloni che i dializzati reggini hanno portato in via Diana 3, davanti alla sede dell’Asp. Da settimane, dopo lo stop all’accoglienza al centro San Giorgio di Pellaro, fanno la seduta di notte al Gom: dentro alle otto di sera, fuori all’una. Nella stessa giornata, un confronto lungo più di un’ora tra i rappresentanti dei pazienti e i vertici dell’azienda.
“Non abbiamo più la forza di respirare”
Tra chi è sceso in strada c’è Pino Gallo. Parla piano, tossisce. “In questi giorni ho preso anche una bronchite e mi sto ancora curando”, racconta. “La situazione è grave. Entrare alle otto di sera e uscire all’una di notte non è possibile”. Poi la richiesta: “Stiamo cercando aiuto da tutte le parti. Vogliamo che qualcuno si svegli e ci venga incontro in modo definitivo”. Al centro nuovo di cui si parla non si oppongono: “Che lo facciano. Ma intanto, per fare un centro nuovo, noi che facciamo? Continuiamo a fare i turni all’ospedale?”. All’ospedale, spiega, anche chi li assiste è allo stremo. “Gli infermieri si sono stancati e stanno chiamando rinforzi: vengono da Palmi, da Scilla, per dare sollievo a quelli del Gom. Ditemi voi se questa è una cosa possibile e naturale. Noi non ce la facciamo più, onestamente”. Il passaggio più duro arriva a metà: “E lo dico a malincuore: finché qualcuno non ci lascia le penne, non si muove nessuno”. Un attimo dopo il tono cambia: “Ora stiamo tentando per l’ultima volta di trovare una soluzione insieme alla direttrice generale dell’Asp, la dottoressa Berardi”. Il San Giorgio, nel suo racconto, è un rimpianto. “A Pellaro facevamo dialisi da due anni e ci trovavamo benissimo. Veniva il pulmino a casa, ci prendeva, ci accompagnava. Adesso, alle otto di sera e all’una di notte, usciamo male, con le fistole. Gli infermieri sono stanchi, giustamente: c’è il turno del mattino, quello del pomeriggio, quello della notte. Mettetevi nei nostri panni”. E chiude: “Dovete aiutarci, perché non abbiamo più nemmeno la forza di respirare”.
Il colloquio con i vertici dell’Asp
A raccontare il vertice è Francesco Puntillo, coordinatore regionale di Fintred. “L’Asp si è compenetrata con i bisogni dei malati”, dice, “pur essendo già consapevole della situazione in cui versano, costretti a finire la dialisi all’una di notte”. Poi la frattura sui tempi. “I toni si sono accesi quando si parlava di scadenze a medio e lungo termine. Noi insistevamo su una risposta urgente, immediata, emergenziale. L’Asp aveva una visione di più lungo respiro”, forte della disponibilità del Gom a fare dialisi fino al 31 dicembre. Una data che il nefrologo del Gom, il dottor Catalano, ha ribadito essere perentoria. “Oltre non si potrebbe andare”, riferisce Puntillo, “non solo perché i malati non ce la farebbero a sopravvivere fino al 31 dicembre e oltre, ma perché gli operatori sanitari hanno già mostrato chiari segni di cedimento”. L’Asp, assicura, ha colto la difficoltà reale dei pazienti. Si è impegnata, insieme al Dipartimento Tutela della Salute, a cercare una soluzione emergenziale e poi una strutturale, a medio e lungo termine. Quale, però, non è stato detto. “La soluzione non ce l’ha fornita”, ammette Puntillo, “ma abbiamo colto finalmente un primo segnale di apertura”. E riporta la frase pronunciata al tavolo: “Lei pensa che noi giorno e notte non pensiamo a come risolvere la questione dei dializzati?”. “Già questo ci rassicura”, osserva, “sul fatto che è interesse dell’Asp trovare una soluzione nell’immediato, per non far arrivare i malati a fare dialisi fino al 31 dicembre”. Il nodo, insiste, è il tempo: “Una risposta che va data molto prima. Noi parlavamo di giorni, e questa esigenza è trapelata”.
Infermieri allo stremo
“I sanitari non ce la fanno più, anche gli infermieri non reggono questi ritmi. Il personale, – precisa Puntillo – grazie a Dio, è retribuito per gli straordinari. Ma immaginate il dializzato che deve sopportare una seduta che finisce all’una di notte. Se un professionista giovane, in età lavorativa, alza bandiera bianca, immaginate le condizioni di chi la dialisi la deve subire. L’Asp ha messo a disposizione propri professionisti da Taurianova, Palmi, Scilla, da tutti quei centri che possono dare supporto al Gom”.
Il nodo San Giorgio
Nessuna novità, invece, sull’accreditamento del San Giorgio, la struttura che continua a lavorare per altri pazienti ma non può più accogliere i dializzati reggini. “Non si sa ancora se l’ha avuto”, dice Puntillo. “Oggi non si è parlato di accreditamenti o di strutture, ma dei malati e dei loro bisogni, che devono avere risposte urgenti, rapide, emergenziali”. Per ora, dunque, c’è solo un primo spiraglio. Da una parte il calendario dell’Asp e del Gom, che arriva fino al 31 dicembre. Dall’altra quello dei malati, che si misura in giorni, anzi in notti: una seduta che comincia alle otto di sera e finisce all’una, per tre turni alla settimana, con infermieri che cedono e pazienti che, dice Puntillo, “non ce la farebbero”. In mezzo, una soluzione emergenziale promessa ma non ancora spiegata. “Noi parlavamo di giorni”, ripete Fintred. È su quella distanza, tra giorni e mesi, che si gioca adesso la partita dei dializzati reggini. (p.suraci@corrierecal.it)
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