«Ossigeno del sodalizio», il trolley e il tesoro nascosto della ‘Ndrangheta cosentina
Il ruolo di Silvia Guido, «detentrice del tesoretto». Il mutato rapporto criminale all’interno del clan cosentino
COSENZA Le indagini patrimoniali, condotte questa mattina dallo Scico e dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, hanno consentito di cristallizzare una sproporzione tra la somma nella disponibilità di Silvia Guido e le fonti di reddito lecite dichiarate. Gli accertamenti avrebbero inoltre consentito di ricondurre il denaro «alle attività delittuose contestate nei procedimenti penali» scaturiti dalle inchiesta “Reset” e “Recovery“.
Il giallo del trolley e il ruolo di Guido
Il presunto tesoretto conservato da Guido sarebbe riconducibile alla scoperta fatta dai carabinieri di Cosenza, nel 2023, quando nel corso di una irruzione rinvenirono in un appartamento un trolley pieno zeppo di banconote di grosso taglio. Poco meno di 400mila euro nascosti in una valigia, un tesoretto occultato nell’abitazione dell’ex cognato di Roberto Porcaro, il fratello di Silvia Guido. Questo episodio è finito nella carte dell’inchiesta denominata “Recovery“, coordinata dalla Dda di Catanzaro. Dopo la fine del matrimonio tra Roberto Porcaro, ritenuto uno dei capi dei gruppi criminali che farebbero parte della Confederazione di ‘ndrangheta cosentina e l’ex moglie Silvia Guido, secondo la Dda, sarebbe mutato il rapporto criminale all’interno del clan cosentino. Dopo la rottura, infatti, la donna si «avvicinerà criminalmente a Francesco Patitucci, mantenendo il suo ruolo di organizzatrice all’interno del sodalizio mafioso». Non un ruolo di facciata, ma – mettono nero su bianco gli investigatori – «il compito di tenere la contabilità e la “bacinella” del clan. Ed in tale compito collaborerà nello specifico anche con Antonio Illuminato». Patitucci viene arrestato ed affida, verosimilmente alla compagna, messaggi da veicolare e recapitare ad alcuni esponenti di spicco del clan, come Antonio Illuminato. Deciso a «scalare le gerarchie criminali fino a divenire suo massimo uomo di fiducia».
Tra Guido e Illuminato vengono registrati alcuni contatti, molti dei quali volti a definire la consegna di somme di denaro. Nei mesi di marzo ed aprile 2021, Guido «consegna ad Illuminato (ma anche ad altri sodali del dell’associazione), somme di denaro ammontanti complessivamente ad oltre 50.000 euro. Nelle settimane successive, gli investigatori annotano altre consegne. Nelle conversazioni, i due indagati trovano anche il tempo per uno sfogo sull’atteggiamento di Roberto Porcaro che avrebbe imposto dei «paletti» all’utilizzo del denaro.
Tutto ruota intorno ai denari
Sono sempre i soldi, l’argomento centrale delle discussioni tra Guido ed Illuminato, ma in questo strano triangolo con Roberto Porcaro si inserisce un episodio di notevole rilevanza, non fosse altro per la quantità dei soldi rinvenuti dai carabinieri di Cosenza. Il 21 dicembre 2023, il personale della stazione carabinieri di Cosenza Centro esegue una perquisizione in un appartamento a Cosenza, occupato da Salvatore Guido, fratello di Silvia ed ex cognato di Porcaro. «Nel corso della perquisizione viene rinvenuto denaro contante quantificato in 389mila e 900 euro frazionato in mazzette di banconote da 50 e 100 euro, avvolte in pellicola trasparente ed elastici, il tutto nascosto all’interno di un trolley custodito nell’armadio della camera da letto». Come raccontato dal Corriere della Calabria, Guido non riesce a giustificare la provenienza e la detenzione del denaro. Che viene sottoposto a sequestro, mentre il fratello viene indagato per riciclaggio. L’episodio finirà sul tavolo della Dda di Catanzaro perché i carabinieri ravvisano «il collegamento tra la somma rinvenuta e le condotte delittuose poste in favore dell’associazione di ‘ndrangheta cosentina della quale, tra i tanti, è chiamata a rispondere, con ruolo di promozione e direzione, nel processo “Reset“, proprio Silvia Guido».
Le dichiarizioni del pentito Checco Greco
A sostegno della tesi dell’accusa, giungono anche le dichiarazioni rese dal pentito Checco Greco. «Per quanto concerne la custodia del denaro provento dell’attività di usura sempre al fine di porsi al riparo dal pericolo di eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine, la stessa era affidata ad una parente che abitava nei pressi dello Stadio, a poca distanza dell’abitazione del Porcaro e della Guido. La Guido difatti era solita mandare i figli a prelevare il denaro destinato al prestito usuraio custodito da questa sua parente». Un indizio che rafforza la tesi dell’accusa convinta di avere acquisito un «formidabile elemento di riscontro alla considerevole disponibilità economica contante da parte dell’associazione, vero e proprio “ossigeno del sodalizio”, misura dei proventi illeciti e di capacità di reimpiego illecito». (f.benincasa@corrierecal.it)
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