Droghe leggere, promesse pesanti
Quanto c’è di concreto dietro quelle cifre?
«Droghe leggere». Leggere. Sentite come scivola bene la parola. Manca soltanto il fiocchetto sulla confezione. A me, quando la sento pronunciare con tanta disinvoltura, viene in mente il cameriere con la bottiglia in mano. Naturale, frizzante o leggermente stupefacente?
Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli sostengono che, legalizzando la cannabis, si porterebbero via miliardi alle mafie. Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha fatto un passo in più. Nel comunicato del 2 novembre ha indicato quanto entrerebbe nelle casse dello Stato, fra i quattro e i sette miliardi di euro, e ha spiegato che con quei soldi si potrebbero scongiurare i tagli alla scuola e alla sanità. Fra quattro e sette ballano tre miliardi. Capisco una certa elasticità in politica, ma un direttore sanitario che presentasse un preventivo con tre miliardi di scarto difficilmente se la caverebbe con un «siamo lì».
Prima dei miliardi, però, vorrei occuparmi di un cliente. Chiamiamolo Carlo. Ha quindici anni, compra già cannabis e sul telefono ha il numero di chi gliela procura. Il giorno dopo l’entrata in vigore della legge, Carlo entra in un punto vendita autorizzato. Il negoziante gli chiede un documento, legge la data di nascita e, com’è giusto, lo manda via. Carlo esce, prende il telefono e scrive al solito numero. Dall’altra parte c’è uno che della sua data di nascita non si è mai interessato. Gli importa soltanto che paghi.
È qui che comincia il mio dissenso. Un adulto avrebbe una scelta in più e, se comprasse nel circuito legale, sottrarrebbe davvero quella vendita allo spaccio. A Carlo, invece, chi vendeva ieri può vendere anche domani. E se la stessa persona tratta cocaina o pasticche, può offrirgli pure quelle. Magari Carlo dirà di no, magari quell’offerta non arriverà mai. Ma il rapporto che avremmo interesse a interrompere, quello fra un quindicenne e chi guadagna dal suo consumo, è ancora tutto lì. A Fratoianni e Bonelli chiederei di fermarsi un momento su quel marciapiede. Il negoziante ha rispettato la legge. Bene. Adesso chi si occupa di Carlo?
Poi c’è il prezzo. Mettiamo che il negozio autorizzato apra lunedì mattina. Il venditore all’angolo ha tutto il fine settimana per decidere quanto far pagare la sua merce da lunedì pomeriggio. Se abbassa il prezzo, può tenersi anche una parte dei clienti maggiorenni. Quanti? È precisamente il conto che vorrei vedere. Fratoianni e Bonelli puntano su un prezzo abbastanza conveniente da portare via clienti allo spaccio, Magi su un gettito abbastanza alto da finanziare scuole e ospedali. Possiamo sapere a quanto lo vendono, questo benedetto grammo? Qualcuno, peraltro, i conti ha provato a farli. Una delle stime circolate negli anni scorsi, quella che arrivava a sette miliardi, ipotizzava un’aliquota del 75 per cento e utilizzava anche i dati sui sequestri per risalire ai consumi. Uno degli autori ha riconosciuto il carattere approssimativo del calcolo. Una cautela che gli fa onore. Nel comunicato di Magi, invece, manca perfino il nome dello studio. Ha usato quello? Ne ha uno più recente? Quanti consumatori adulti prevede che passino al mercato legale? E se fossero la metà di quelli messi in conto, con che cosa finanziamo la scuola? Perché gli insegnanti, a fine mese, hanno la curiosa abitudine di voler essere pagati in euro.
Resta la ragione che per me conta di più. A quindici anni le parole degli adulti arrivano spesso a pezzi. Noi diciamo «leggera» pensando a una distinzione fra sostanze. Carlo rischia di sentire soltanto «che vuoi che sia?». Poi, la sera, ascolta qualcuno spiegare che legalizzando la cannabis avremmo perfino i soldi per la sua scuola. Il giorno dopo, in quella stessa scuola, un insegnante prova a parlargli dell’età a cui si comincia, della frequenza con cui si fuma, della concentrazione di THC. Gli spiega che il consumo precoce e frequente è associato a un rischio più elevato di disturbi psicotici. All’insegnante servono tempo e parole precise, e serve che Carlo si fidi abbastanza da raccontargli qualcosa di sé. Al politico è bastato un aggettivo, ed è arrivato prima. Per questo sono contrario alla legalizzazione della cannabis per uso ricreativo. Vedo il vantaggio per l’adulto, che potrebbe acquistare un prodotto controllato, ma nel mio giudizio pesa di più il rischio di rendere il consumo più accettabile agli occhi di chi ha quindici anni, mentre chi già gli vende cannabis può continuare a raggiungerlo con un messaggio. E tirare in ballo scuole e ospedali prima di aver mostrato i conti mi pare una disinvoltura di troppo. Tanto più che proprio la scuola ci ha insegnato una buona abitudine. Domattina, per un’equazione di primo grado, a Carlo chiederemo di mostrare tutti i passaggi. Per sette miliardi di euro possiamo chiedere altrettanto a Riccardo Magi.
