La clessidra della giustizia calabrese, l’incredibile record del sindaco Stasi
L’ordinanza di custodia cautelare tutta calabrese con formula “soddisfatti o rimborsati”
CORIGLIANO ROSSANO La vicenda giudiziaria che ha visto come protagonista Il sindaco di Corigliano-Rossano Flavio Stasi stabilisce il nuovo primato mondiale di “arresto con recesso incorporato”. Una parabola giudiziaria fulminea, consumatasi nell’ambito dell’operazione “Ginestra”, di leopardiana memoria, che ha riscritto le regole della “fisica quantistico-giudiziaria”: l’ordinanza di custodia cautelare tutta calabrese con formula “soddisfatti o rimborsati”.
L’arresto da prima pagina e su “Rai-telemeloni”: quando il reato è un’opinione e il GIP garanzia di imparzialità
Tutto inizia in una grigia mattina autunnale. Il Giudice per le Indagini Preliminari firma l’ordinanza: arresti domiciliari e braccialetto elettronico. Le accuse pesano come macigni, i titoloni nazionali si sprecano, i talk-show scaldano i motori e i rivali politici tirano fuori dal cassetto il manuale del perfetto giustizialista. La narrazione è già scritta: il “caso nazionale” è servito su un piatto d’argento. L’inchiesta viene presentata con la solennità di un kolossal hollywoodiano. Stasi viene sospeso, isolato e virtualmente già condannato nei tribunali paralleli di alcuni social network.
Il ruggito d’aula: l’onda melodica di Fratelli (Parenti) d’Italia
La notizia dell’arresto investe i palazzi romani con la forza di uno tsunami ideologico. A Montecitorio l’onda di Fratelli d’Italia si alza istantaneamente per cavalcare il mostro sbattuto in prima pagina, trasformando l’aula in un moderno anfiteatro romano con tanto di pollice all’ingiù mostrato da tal di nome Galeazzo Bignami. Nome che molti ricordano se non altro per la risposta dell’autista Ambrogio che alla domanda della moglie di Massimo Castaldi (Renzo Montagnani) in un film commedia datato 1980, su chi fosse colui che “si comporta come un don Galeazzo”, risponde con voce chiara e pacata: “uno che mangia beve e … la dico in mondo meno volgare sorvolando la rima baciata … guarda il lavoro e attende che passi”. Per coprire i flebili tentativi di difesa della sinistra, dai banchi meloniani parte un coro coordinato dalla Montaruli che imita il verso del pitbull: un accanito “Bau Bau!” ripetuto a oltranza per azzannare virtualmente i polpacci del primo cittadino calabrese e azzerare ogni dibattito. Un ringhioso scontro parlamentare dove il garantismo viene sbranato in diretta – anche perché non si tratta delle chat di Del Mastro – tra lo sconcerto dei commessi e l’entusiasmo della curva sovranista.
L’interrogatorio di garanzia: la magia degli atti amministrativi
Passa qualche giorno. Il sindaco si presenta davanti alla GIP per l’interrogatorio di garanzia. Non serve un supereroe o una confessione strappalacrime: la difesa tira fuori una memoria difensiva infarcita di noiosissime delibere e atti amministrativi ufficiali del Comune. Ed è qui che la trama subisce un colpo di scena degno delle migliori commedie all’italiana. Il sindaco spiega, carte alla mano, che le cose stavano in un modo completamente diverso da come, sembravano apparire dagli atti inquisitori. In realtà, chiunque li abbia letti con attenzione non ha riscontrato nulla che potesse vagamente pensare che Stasi sarebbe stato sottoposto a una misura cautelare personale. Nessuna formula magica o esoterica, solo ordinaria, quanto noiosa, burocrazia municipale. Il giudice ascolta, legge i fogli e – con una prontezza che farebbe invidia a un cambio gomme in Formula 1 – realizza che forse il quadro dei “gravi indizi” non era poi così granitico.
La revoca lampo: “Scusate, abbiamo scherzato”
Il tempo di uscire dall’aula e il giorno dopo arriva la decisione: revoca d’ufficio degli arresti domiciliari e immediato ritorno in libertà. Il braccialetto elettronico viene smontato prima ancora che la batteria potesse scendere sotto il 90%. Il GIP, in pratica, smentisce d’ufficio se stesso nel giro di pochissime ore, lasciando i commentatori politici con i comunicati di condanna ancora a metà nella tastiera e gli “abbaiatori” d’aula con un subitaneo calo di voce. Il Tribunale del Riesame, già allertato per la settimana successiva, viene liquidato dai legali con un sobrio “grazie, non serve più, ha fatto da sé”. La vicenda si chiude così, lasciando aperti profondi interrogativi esistenziali sulla natura delle misure cautelari in Italia e con qualche domanda che sorge spontanea a chi dovesse fermarsi a riflettere sulla vicenda: ma non è che l’arresto preventivo, (ma sì proprio lui, quello famoso, previsto in caso di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove) è diventato un trailer promozionale previsto dall art. 416-ter che viene ritirato se il film non convince? A questa ne aggiungo altre due, la prima per una sorta di deformazione professionale: ma non è che i faldoni amministrativi hanno proprietà miracolose in grado di dissolvere i reati meglio degli esorcismi? L’ altra la rivolgo ai meloniani-trampisti: per caso i versi dei pitbull si possono riciclare come colonna sonora per la prossima campagna elettorale? Chiedo per un amico… Nel dubbio, Stasi rimette la fascia tricolore e torna nel suo ufficio. Ai posteri l’ardua sentenza, ai cittadini il mal di testa da stress giudiziario. (redazione@corrierecal.it)
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