Piano di riequilibrio a Lamezia, Lo Moro: «Una scelta grave che meritava maggiore coraggio e trasparenza»
La leader dell’opposizione contesta la procedura seguita dall’amministrazione e la mancata ricerca di soluzioni alternative: «Ci sono troppi dubbi che non hanno trovato risposta»
LAMEZIA TERME «Una scelta grave che meritava maggiore coraggio e trasparenza». È il giudizio espresso dalla leader dell’opposizione Doris Lo Moro sul nuovo Piano di riequilibrio finanziario approvato il 3 novembre dal Consiglio comunale di Lamezia Terme. Una presa di posizione che investe la procedura seguita dall’amministrazione, le conseguenze del provvedimento e, più in generale, le prospettive future della città.
Le contestazioni sulla procedura
«Il Consiglio Comunale di Lamezia nella seduta di martedì 3 novembre ha approvato a maggioranza un nuovo Piano di riequilibrio finanziario della durata di dieci anni per far fronte al disavanzo attestato nella delibera di approvazione del rendiconto 2025 del 21 luglio c.a. La delibera del Piano è stata proposta dall’attuale assessore al bilancio, nominata a distanza di mesi dalle dimissioni del precedente assessore. Nel corso della seduta è stato poi approvato un emendamento che aggiungeva come proponente il Capo dell’Amministrazione. Già in Commissione bilancio erano state sollevate perplessità sul fatto che una delibera di tale rilievo non fosse stata approvata dalla Giunta. Ai rilievi dell’opposizione si è cercato di rispondere con la firma del Sindaco, che ha anche comunicato, ma solo a seguito delle contestazioni formulate sulla procedura, che la Giunta aveva preso atto della delibera e che il consenso degli assessori era stato annotato nel brogliaccio di una seduta di Giunta. Resta da capire, sul piano soprattutto politico, perché si sia seguita una procedura anomala e poco trasparente evitando una delibera di Giunta, salvo a precostituire una nota a verbale resa nota solo per le proteste dell’opposizione».
I conti del Comune e le alternative al predissesto
«Sostanzialmente con il Rendiconto 2025 e il Piano di riequilibrio si tiene conto delle criticità sollevate da tempo dalla Corte dei Conti e si dà atto al tempo stesso che nell’anno in corso non si è mantenuto fede agli impegni assunti in precedenti atti contabili, con quantificazione della somma da ripianare con il Piano ex art. 243bis Tuel pari a € 24.027.915,89, sul saldo negativo complessivo di € 50.055.450,19, di cui € 26.049.534,30 di riaccertamento straordinario residui deliberato nel 2015, con ammortamento costante per trenta anni di € 1.371.028,12. La scelta operata dall’Amministrazione in carica da giugno 2025 lascia perplessi per la gravità delle conseguenze e soprattutto perché non c’è traccia in atti consultabili di tentativi di trovare una soluzione ai problemi contabili del Comune evitando il predissesto e il possibile dissesto finanziario. Non sono argomenti nuovi per il nostro Comune che è stato individuato come un caso per l’iter seguito sul precedente Piano risalente al 2014. Evidentemente sono stati sottovalutati i problemi da affrontare ma nel tempo a disposizione si doveva certamente fare di più mentre per mesi si sono trascurate le contestazioni fatte in Consiglio sulle modalità scelte per far fronte ai rilievi della Corte dei Conti, prospettando soluzioni semplicistiche. Oggi, a fronte di un evento così grave, dilaga il silenzio e la rassegnazione e c’è chi pretende di rassicurare sulla mancanza di conseguenze negative per i cittadini. Non intendo essere complice di questo atteggiamento. Un Comune in predissesto o peggio in dissesto perde autorevolezza sul piano istituzionale e non può aspirare a portare avanti i progetti di cui la città ha bisogno. È come se si fosse scelto di presentarsi con il cappello in mano, con un atteggiamento con cui si può raccogliere qualche finanziamento ma non lavorare per cambiare le sorti della città. Per questo era necessario chiedersi fino in fondo come si poteva trattare, per esempio il debito verso la Regione, che costituisce l’importo più consistente. Ci sono troppi dubbi che non hanno trovato risposta».
«Lamezia è una città piegata»
«Quello che preoccupa di più è la prospettiva che si consegna ai giovani e agli amministratori del futuro. Le famiglie meridionali hanno spesso contratto debiti per far studiare i figli e non si sono chieste se sarebbe stato meglio garantire piccoli risparmi e magari vivere meglio la quotidianità. La verità è che la politica deve andare di pari passo con la competenza e che ci sono momenti in cui è più importante osare che rassegnarsi. La legalità e la trasparenza in terre come la nostra devono essere accompagnate dall’audacia e dal coraggio che spetterebbero a chi assume la responsabilità dell’onore ricevuto con il risultato elettorale. Lamezia è una città piegata, con una borghesia compromessa e una popolazione rassegnata. Qualche autorevole magistrato ha fatto notare nei giorni scorsi che non si parla più di mafia, io confermo e aggiungo che in realtà non si parla, contano solo i soldi privati e l’apparenza. Forse siamo in un punto in cui non basta neanche da sola la discussione politica. Servirebbero autorità morali e punti di riferimento. Il Papa partecipando al voto in America ha dato un segnale contro l’astensionismo e contro la guerra. Potrebbe aver inciso sui risultati elettorali. Noi non abbiamo elezioni comunali all’orizzonte e questo potrebbe aiutare. Forse non aiuta il tema da affrontare che sembra riservato ad addetti ai lavori ma quello che manca davvero è la volontà di discutere e di cercare le soluzioni più giuste per la nostra comunità. Si sottovaluta quanto un comportamento inadeguato possa danneggiare tutti e segnare il destino dei nostri figli».
Il Piano decennale e il passaggio alla Corte dei conti
Il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale è stato approvato dal Consiglio comunale di Lamezia Terme nella seduta del 3 novembre con 14 voti favorevoli e 10 contrari. Il provvedimento, sostenuto dalla maggioranza che guida l’amministrazione del sindaco Mario Murone, prevede un percorso di risanamento della durata di dieci anni, dal 2026 al 2035, per affrontare il disavanzo emerso dal Rendiconto 2025. Secondo i dati riportati nell’esame del Piano, il disavanzo complessivo ammonta a 50.077.450,19 euro, di cui oltre 24 milioni oggetto della procedura di riequilibrio e circa 26 milioni riconducibili al riaccertamento straordinario dei residui. Il Collegio dei revisori dei conti ha espresso parere favorevole, accompagnato tuttavia da rilievi e condizioni, soprattutto sulla capacità di riscossione dell’ente e sulla consistenza dei crediti di dubbia esigibilità. Tra gli elementi di criticità figurano oltre 181 milioni di euro di residui attivi accumulati. Il sindaco Murone, nel corso della seduta consiliare, ha difeso la legittimità della procedura adottata, richiamando un verbale di Giunta. Il Piano dovrà ora essere sottoposto al vaglio della Corte dei conti, chiamata a pronunciarsi sul percorso di risanamento delineato dall’amministrazione comunale.
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