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Dalle carte dell’inchiesta

«Cinquantamila euro per festa Madonna»: così il capo della ‘ndrina di Gallico imponeva il pizzo

Per il gip Foti, “U ignuranti” Cartisano era il nuovo capo, accusato di estorsione aggravata, capace di comandare anche dal carcere

Pubblicato il: 07/11/2026 – 19:00
di Paola Suraci
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REGGIO CALABRIA «Ci vogliono cinquantamila euro». E’ il 30 aprile 2024, a Gallico, periferia nord di Reggio Calabria, si prepara la festa patronale della Madonna della Grazia per l’Estate Gallicese, quell’anno al 150° anniversario, venti giorni di celebrazioni. A fare i conti, in una conversazione intercettata, è l’interloqutore di Carmelo Giuseppe Cartisano, detto “Naos” o “U ignuranti”, 54 anni. Quanto c’è già in cassa? «Quarantaquattromila euro ad oggi». E lui, Cartisano: «e sto cercando di fare venti giorni di festa». Per il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, Cristina Foti, è il promotore, dirigente e capo della locale di ‘ndrangheta di Gallico. Con l’ordinanza ha disposto per lui il carcere e gli arresti domiciliari per Antonino Bilardi, 39 anni, detto “Antony” o “Sampei”, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso in concorso con Cartisano. La richiesta è della Direzione distrettuale antimafia, della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta da Giuseppe Borrelli. Le misure sono state eseguite dalla Squadra Mobile. Il capo, quindi. Non un affiliato, non un fiancheggiatore. Cartisano era già stato condannato nel processo “Gotha”: 20 anni in primo grado, poi in appello il ruolo era sceso da dirigente a partecipe. Il gip sostiene che quella storia si fermava al 2015 e che dopo è cambiato tutto. Sono usciti di scena i reggenti Antonino Crupi e Mariano Corso, condannati a 20 anni nel processo “Gallicò”. Poi, il 22 febbraio 2024, è stato arrestato Antonio Laruffa. Cartisano avrebbe preso il comando e lo avrebbe tenuto anche dal carcere, attraverso ambasciate. Secondo la Procura Cartisano «esercitava in maniera continuativa un opprimente controllo del territorio fungendo da collettore tra le varie articolazioni; dirimendo i contrasti, anche interni, pure impartendo specifici compiti ai suoi sottoposti; promuovendo azioni estorsive, di cui era anche beneficiario finale; infiltrandosi nelle attività economiche e produttive della zona, mediante terzi compiacenti; provvedendo al sostentamento economico dei sodali detenuti mediante un continuo approvvigionamento di denaro, proveniente dal compimento delle varie azioni delittuose». Da qui la contestazione dell’appartenenza all’associazione mafiosa con ruolo apicale, aggravata dal fatto che l’associazione sarebbe armata e finanziata con i proventi illeciti, e dall’aver agito mentre era sottoposto alla sorveglianza speciale.

La festa come sistema

Per il gip Cartisano è il «reale dominus» della festa, anche senza cariche formali. Bilardi lo chiama «il grande fattore». I soldi arrivano dal cosiddetto «contributo volontario», che volontario non è: secondo il giudice quei versamenti erano dovuti e dimostrano il controllo della cosca sul territorio. Il 20 maggio 2024, durante un incontro sui preparativi, il fratello di Cartisano mette in guardia gli organizzatori: «già c’è un’inchiesta». Meglio chiamarlo «contributo volontario», dice, «perché l’hanno chiamato nell’operazione che stanno facendo, estorsione». Per il gip questa cautela è la prova che quel denaro non era un’offerta. I giostrai? Cartisano racconta di uno che a Gambarie aveva fatto la sua piazza e che, quando è arrivato a Gallico per montare, si è sentito dire: «qua non è Gambarie». Con un altro giostraio, il 30 aprile, è ancora più netto: «se ti piace monti là… sennò raccogli le cose e vattene a casa». A proposito di un ristoratore che non aveva versato nulla, il 29 luglio 2024: «doveva mettere i soldi sul tavolo». E gli altri clan? Il 27 maggio 2024 un esponente della cosca Condello gli chiede «quanto ti dobbiamo mandare» per un lavoro a Gallico. Cartisano rifiuta il denaro: «quello per me è il rispetto». Per il gip è la prova che era riconosciuto come reggente. E sulla scelta di chi lavora, in un’altra conversazione: «perché lo decido io a casa mia chi deve lavorare». I soldi, ritiene il giudice, finivano anche ai sodali detenuti. L’8 dicembre 2024 il quadro è meno trionfale. Cartisano dice che «per ora cinque li campo» e si chiede: «chi mi campa a me e ai miei figli?».

Il veglione di Capodanno

Poi c’è il veglione. Un imprenditore organizza la festa di fine anno a Villa Clara. Il 27 dicembre 2024 Cartisano detta a Bilardi la richiesta: «gli devi dire di mandarci 15 biglietti e 2500 euro». La somma scenderà a 1.000. Alla fine l’imprenditore ne versa 700, in due tranche da 400 e 300. L’imputazione parla di 700 euro e di almeno quindici biglietti da 45 euro. Il messaggio da riferire lo detta Cartisano: «Gallico fa Comune a sé», perché «biglietti non ne vogliono i carcerati, che non vanno a ballare». E poi l’ordine: «trattalo male». Il 2 gennaio 2025 la pazienza è finita: «lasciato parlare per bene, sennò lo prendi, me lo porti qua che gli do una bella passata di bastonate e così s’impara». Bilardi, il «braccio destro» secondo il gip, è più nervoso. Il 14 gennaio teme la denuncia: «Vedi che questo qua ci fa passare un brutto quarto d’ora?». Il 28 gennaio, quando arrivano 300 euro, Cartisano ordina: «tornagliela indietro, gli devi dire non ne voglio, non ne mandare perché, appena che ti stringono ti spaccano la faccia». Già il 31 dicembre, uscendo dalla Villa, Bilardi aveva scherzato: «come si chiama in italiano? E… storsione». (p.suraci@corrierecal.it)

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