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DAL MONDO

Paraguay, arrestato l’ex presidente. Il crac bancario scatena la rivolta

Violenti scontri davanti alla sua abitazione

Pubblicato il: 07/11/2026 – 7:37
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ASUNCIÓN Un crac bancario, la destituzione del presidente della Repubblica e una nuova ondata di proteste. Il Paraguay attraversa una delle più gravi crisi politiche degli ultimi anni. Santiago Peña è stato rimosso dall’incarico e posto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sul collasso di Ueno Bank, istituto finanziario che contava circa tre milioni di clienti. Il Senato ha approvato la destituzione con 44 voti favorevoli, contestando all’ormai ex capo dello Stato una gestione irregolare delle proprie funzioni. Peña aveva presentato le dimissioni giovedì, ma il Parlamento aveva deciso di proseguire con la procedura di impeachment. Al suo posto si è insediato Pedro Alliana, già vicepresidente, che completerà il mandato fino all’agosto 2028.

Il crac bancario e le accuse

Al centro dello scandalo c’è Ueno Bank, istituto digitale sottoposto all’intervento della Banca centrale dopo il mancato rispetto dei requisiti minimi di solvibilità. Il provvedimento ha provocato il blocco dell’accesso ai conti di numerosi clienti, alimentando tensioni e proteste. Gli investigatori stanno esaminando presunte irregolarità nella gestione del credito e nei rapporti tra l’istituto e alcune società collegate alla proprietà. Peña, che aveva avuto legami imprenditoriali con il gruppo proprietario della banca, ha respinto le accuse di comportamenti illeciti. La sua posizione è ora al vaglio della magistratura.

Scontri davanti alla casa dell’ex presidente

La tensione è esplosa nuovamente nella notte tra venerdì e sabato, quando centinaia di manifestanti si sono radunati davanti all’abitazione di Peña, ad Asunción, chiedendo il trasferimento dell’ex presidente in carcere. Durante la protesta alcuni partecipanti hanno lanciato pietre contro gli agenti schierati a protezione dell’edificio. Un poliziotto è stato colpito al volto e le forze dell’ordine hanno risposto utilizzando gas lacrimogeni per disperdere la folla. Nel frattempo sono cominciati i primi rimborsi ai depositanti attraverso il fondo di garanzia della Banca centrale, mentre le autorità cercano di contenere le conseguenze economiche e sociali dello scandalo. (redazione@corrierecal.it)

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