Legambiente all`attacco sul Piano casa: «È solo l`ennesimo condono selvaggio»
«È solo l’ennesimo condono selvaggio». Così Legambiente bolla il nuovo Piano casa approvato dal consiglio regionale. Secondo l’associazione ambientalista, «cemento e mattoni» vengono impiegati «come…
«È solo l’ennesimo condono selvaggio». Così Legambiente bolla il nuovo Piano casa approvato dal consiglio regionale. Secondo l’associazione ambientalista, «cemento e mattoni» vengono impiegati «come antidoto alla crisi, per rilanciare l`economia. Ma la ricetta della Regione altro non è se non l`ennesima miope aggressione all`ambiente, un brutale condono edilizio mascherato da politiche di sviluppo, in assenza di un quadro di regole che tuteli e valorizzi il territorio».
Il direttore regionale del sodalizio, Giuseppe Toscano, attacca: «È sempre più evidente che la questione ambientale sta divenendo l`aspetto più drammatico di questa crisi economica, una crisi che distrugge non soltanto il tessuto politico-culturale e le soggettività civili e sociali, ma soprattutto le risorse ambientali e paesaggistiche, utilizzando il territorio soltanto come bene “finanziario”, pretendendo addirittura di ridefinire e svendere anche i beni comuni e culturali come l`ambiente, il territorio, il paesaggio. Ma “rimettere in valore” il territorio, come ha scritto di recente Piero Bevilacqua, significa valorizzarlo e restituirgli il giusto peso sociale e culturale».
Eppure l’atteggiamento delle istituzioni regionali sembra andare in direzione diametralmente opposta. È quanto rileva Lidia Liotta coordinatrice del comitato scientifico di Legambiente Calabria. Ad avviso di quest’ultima, lo strumento del Piano casa « secondo l`amministrazione regionale “contribuirà” a stimolare un rilancio dell`economia mediante norme in grado di dare impulso all`attività edilizia, ma si configura già come un nuovo enorme condono». Per Liotta, «anche se davvero si volesse procedere a un adeguamento delle prestazioni tecnologiche, energetiche e statico-strutturali del nostro patrimonio abitativo, di cui molto più della metà è in condizioni di totale insicurezza sismica e inadeguatezza tecnologica, lo si dovrebbe fare con un piano tecnico e di investimenti davvero in grado di rimettere in moto il settore, dando sicurezza alla popolazione e adeguando il patrimonio edilizio ai nuovi standard antisismici e ambientali già in vigore». E invece la normativa che ha ottenuto il via libera a Palazzo Campanella non fa altro che dare «ampia possibilità di ampliamento dei volumi esistenti, di recupero dei sottotetti e seminterrati, in un territorio dove ci sono 800 milioni di metri cubi di costruito, cioè 400 metri quadri per abitante, un abuso edilizio ogni 100-150 metri di costa, più di 5mila abusi edilizi, tra illegali e “legalizzati”». E in questo modo si consentono «incrementi volumetrici anche per destinazioni non residenziali di attività produttive, per esempio i capannoni che già occupano pericolosamente, e devastano anche paesaggisticamente, aree di esondazione delle nostre fiumare e aree pregiate delle nostre coste».
