Lamezia, Mascaro boccia il piano di riequilibrio e attacca Murone: «Si ingenera terrore, scelte contro i più fragili»
L’ex sindaco contesta gli accantonamenti sul debito idrico, sui rifiuti e sul fondo contenzioso. Nel mirino anche la cancellazione dell’esenzione Tari per alcuni beneficiari della legge 104 e il fina…
LAMEZIA TERME «Una nota infarcita di vuote parole, priva di qualsiasi argomentazione tecnico-giuridica e di dati numerici». L’ex sindaco Paolo Mascaro torna all’attacco dell’amministrazione guidata da Mario Murone dopo l’approvazione del Rendiconto 2025 e l’avvio della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale. Una replica durissima, affidata a una nota dal titolo “Modus expletus est”, nella quale Mascaro contesta punto per punto la ricostruzione fornita dal Comune. L’ex primo cittadino afferma di essersi atteso una risposta alle «obiezioni dettagliate e specifiche» che aveva trasmesso ai componenti della Giunta e ai consiglieri comunali alla vigilia della discussione sul Rendiconto. Osservazioni delle quali, sostiene, nella comunicazione dell’amministrazione «non vi è traccia».
Gli accantonamenti contestati
Il primo nodo sollevato riguarda l’accantonamento di circa 12 milioni di euro. Secondo Mascaro, l’applicazione del comma 3 dell’articolo 194 del Tuel avrebbe consentito di evitare quella posta, seguendo una strada utilizzata, a suo dire, dalla quasi totalità dei Comuni calabresi. L’ex sindaco contesta anche il richiamo alla contabilità della Regione Calabria, sostenendo che sarebbero stati ignorati i piani di rateizzazione superiori ai tre anni sottoscritti e approvati dalle rispettive Giunte. Nel mirino finisce poi la scelta di recepire l’indicazione della Corte dei conti sull’accantonamento del debito idrico e di quello relativo ai rifiuti maturato negli anni. Debiti che, secondo Mascaro, il Comune stava pagando regolarmente, nel caso del servizio idrico «addirittura da un decennio». L’ex sindaco ritiene che l’amministrazione avrebbe potuto contestare quelle indicazioni, ricordando come già nel 2014 il Comune di Lamezia avesse intrapreso positivamente la strada dell’impugnazione. «Esiste anche il rimedio delle impugnative e non solo la mera genuflessione», afferma.
Il fondo contenzioso
Un’altra contestazione riguarda il fondo destinato al contenzioso. Mascaro definisce «farlocco» l’accantonamento effettuato, giudicando la cifra «incredibilmente spropositata» e, secondo i suoi calcoli, mediamente sei volte superiore a quella prevista da Comuni con la stessa dimensione demografica. La somma, aggiunge, sarebbe stata determinata considerando anche giudizi già vinti dall’ente in primo grado e sulla base di dati numerici che l’ex sindaco considera errati. Mascaro respinge inoltre la ricostruzione secondo la quale, senza il ricorso al riequilibrio, il Comune sarebbe andato incontro al dissesto. «Ancora non si riesce a indicare un solo debito esigibile che il Comune ad oggi non abbia pagato», sostiene. L’ex primo cittadino afferma che nelle casse comunali vi sarebbero «milioni di euro di liquidità libera» e che le fatture verrebbero saldate mediamente entro venti giorni. A titolo di esempio cita il pagamento delle spese sostenute per le recenti feste patronali.
Il finanziamento non ottenuto e la Tari
La replica si sposta poi sul terreno politico. Mascaro giudica offensivo il riferimento dell’amministrazione a un presunto «dilettantismo» del passato e richiama il mancato ottenimento di un finanziamento regionale da 250mila euro nel settore dell’igiene urbana. Secondo quanto riportato dall’ex sindaco, la domanda sarebbe stata giudicata non ammissibile dalla Regione perché non pervenuta entro i termini, come indicato nel decreto dirigenziale numero 12485 del 15 luglio 2026, pubblicato sul Burc del 20 luglio. Mascaro contesta anche l’eliminazione dell’esenzione Tari riconosciuta durante la sua amministrazione ad alcuni beneficiari delle tutele previste dalla legge 104. Una scelta che l’ex sindaco collega alle risorse destinate allo staff del primo cittadino. «Si parla di sfida al futuro nel medesimo giorno nel quale viene selvaggiamente eliminata l’esenzione Tari per tanti fruitori del terzo comma dell’articolo 3 della legge 104», afferma Mascaro, secondo il quale quelle somme sarebbero state indirizzate al pagamento dello staff del sindaco. La conclusione è un attacco frontale all’indirizzo dell’amministrazione Murone, accusata dall’ex primo cittadino di privilegiare gli incarichi di staff rispetto agli aiuti sociali, di non riuscire a intercettare nuovi finanziamenti e di «far sprofondare la città nella palude del predissesto senza avere un debito esigibile». «Si dice che si lascia il passato alle spalle», conclude Mascaro, «ma non vi è un lametino che non abbia il terrore di continuare a vivere con un’amministrazione lontana anni luce anche dal semplice ascolto dei cittadini e delle loro istanze». Quindi la chiusura, ancora una volta in latino: «Inutile aggiungere altro: modus expletus est».
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