Iacchetti senza freni: «Schillaci? Voglio vederlo morire prima»
L’affondo sulle liste d’attesa nella sanità e la raffica di attacchi a Vannacci, Salvini e Meloni
«E allora voglio vederlo morire prima, come succede in tanti casi». È la frase pronunciata da Enzo Iacchetti rivolgendosi al ministro della Salute Orazio Schillaci e diventata rapidamente oggetto di polemiche. Il conduttore e attore è intervenuto il 17 luglio a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, durante un incontro con Andrea Scanzi inserito nella rassegna “Naturalmente Pianoforte”. Al centro dell’affondo, il problema delle liste d’attesa nella sanità pubblica. Iacchetti ha immaginato il ministro costretto a recarsi in ospedale per sottoporsi a una Tac o a una risonanza magnetica e sentirsi indicare come prima disponibilità una data distante otto mesi. È a quel punto che ha pronunciato la frase più pesante del suo intervento, riferendosi ai pazienti che rischiano di non riuscire a ottenere in tempo gli esami necessari. Quello contro Schillaci è stato soltanto uno dei passaggi di un lungo intervento politico nel quale Iacchetti ha elencato alcuni dei suoi “sogni”, prendendo di mira diversi esponenti del centrodestra.
Il primo bersaglio è stato Roberto Vannacci: il volto storico di “Striscia la notizia” ha detto che vorrebbe vedere il leader di Futuro Nazionale raccogliere pomodori in Puglia, ad agosto, per un euro netto all’ora, oppure asfaltare le strade durante le notti più calde. Poi è stata la volta di Matteo Salvini. Iacchetti ha immaginato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti a bordo di un Frecciarossa in seconda classe, bloccato per quattro ore tra Parma e Bologna senza aria condizionata, anziché nei vagoni executive.
L’ultimo attacco ha riguardato Giorgia Meloni e la posizione del governo sulla guerra a Gaza. Iacchetti si è chiesto che cosa potrebbe rispondere in futuro la presidente del Consiglio alla figlia, quando leggerà sui libri di storia delle migliaia di bambini palestinesi uccisi e le domanderà quale fosse stata la posizione dell’esecutivo italiano. Durante l’incontro Iacchetti si è definito un «militante comunista», indicando Enrico Berlinguer come proprio riferimento politico. Ha inoltre rivendicato il diritto degli artisti a prendere posizione sui temi pubblici, criticando Francesco De Gregori per le dichiarazioni sul rapporto tra spettacolo e politica.
