’Ndrangheta, la droga degli Alvaro verso la Sicilia: i carichi di cocaina tra Catania e Palermo
Un sistema fondato su corrieri, auto a noleggio e vetture “staffetta”. Dieci chili nel novembre 2023, oltre cinque il mese successivo e altri sette nel febbraio 2024
REGGIO CALABRIA Se le quasi due tonnellate di cocaina lasciate in mare al largo di Catania, pronte per essere recuperate da soggetti calabresi, avevano acceso i riflettori sul traffico di droga tra Calabria e Sicilia, a metterci un punto esclamativo è stata la nuova operazione coordinata dalla Dda di Reggio Calabria contro il presunto sodalizio dedito al narcotraffico e ritenuto funzionale agli interessi della cosca Alvaro di Sinopoli. Protagonisti, periodi e procedimenti sono differenti ma, ad unire le due inchieste, di fatto è lo stesso scenario: lo Stretto come corridoio percorso dalla droga, dai corrieri e dal denaro. Qui, però, entrano in gioco “pezzi da 90” della criminalità organizzata calabrese come la potente cosca degli Alvaro di Sinopoli. Fatti e circostanza che emergono dalle oltre mille pagine dell’ordinanza firmata dalla gip Elsie Clemente attraverso numerose consegne dirette verso Palermo e Catania.
La rotta oltre lo Stretto
Non grandi carichi importati direttamente dal Sudamerica, ma partite più contenute e continue, destinate ad alimentare il mercato siciliano. La cocaina, secondo l’accusa, veniva custodita tra Sinopoli e Sant’Eufemia d’Aspromonte, caricata su automobili spesso prese a noleggio e trasportata in Sicilia attraverso una rete nella quale ciascuno avrebbe avuto un compito preciso: organizzatori, corrieri, staffette e uomini incaricati di riscuotere e riportare in Calabria il denaro. È questo il secondo livello del presunto sistema ricostruito dagli investigatori: dopo l’approvvigionamento e lo stoccaggio, la sostanza sarebbe stata distribuita attraverso viaggi organizzati lungo l’asse Villa San Giovanni-Messina. Le auto utilizzate per le consegne viaggiavano raramente da sole. Davanti al veicolo con la cocaina, secondo la ricostruzione accusatoria, si muoveva spesso una seconda macchina con funzioni di “staffetta”, incaricata di verificare l’eventuale presenza di pattuglie e posti di blocco. Raggiunta la destinazione, la droga veniva consegnata agli acquirenti e il denaro seguiva la strada inversa, tornando nell’area di Sinopoli e Sant’Eufemia. Il sistema emerge con chiarezza dai singoli episodi contestati, dalle intercettazioni e dai riscontri ottenuti attraverso lettori di targhe, telecamere, localizzazioni satellitari e arresti in flagranza.
I dieci chili verso Palermo
Uno degli episodi risale al 21 novembre 2023. Secondo l’accusa, Pasquale Romeo, Giuseppe Cannizzaro e Matteo Bonforte avrebbero ceduto dieci chili di cocaina a un gruppo di acquirenti palermitani. La sostanza sarebbe stata caricata su una Fiat 500L condotta da Giuseppe Tarantino, nei cui confronti si è proceduto separatamente dopo l’arresto in flagranza. Davanti avrebbe viaggiato una Opel Corsa occupata da Manuel Marotta ed Emanuele Pio Larocca, ai quali viene attribuita la funzione di staffetta. Per la gip, la divisione dei compiti avrebbe garantito tutte le fasi dell’operazione: Romeo nella posizione di controllo, Cannizzaro come coordinatore e intermediario, Bonforte incaricato di verificare il denaro, Tarantino come vettore e Marotta e Larocca nel supporto logistico fino all’imbarco verso la Sicilia.
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I panetti “Hugo Boss” diretti a Catania
Poche settimane più tardi, tra il 13 e il 14 dicembre 2023, sarebbe stata organizzata un’altra consegna, questa volta destinata al Catanese. Gli investigatori seguirono una Ford Kuga e una Fiat 500L partite dall’area di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Sulla Ford Kuga, condotta da Marco Salvatore Scuderi, furono trovati oltre cinque chili di cocaina nascosti nel vano sotto i tergicristalli anteriori. Alcuni panetti riportavano il marchio “Hugo Boss”, lo stesso citato pochi giorni prima in una conversazione intercettata. Secondo la contestazione, Pasquale e Stefano Romeo avrebbero organizzato la vendita e ricevuto gli acquirenti catanesi nella propria abitazione. Giuseppe e Antonio Cannizzaro si sarebbero occupati della custodia e della consegna materiale della sostanza. Scuderi avrebbe trasportato il carico, mentre Salvatore Riolo e Mario Piacente lo avrebbero preceduto sulla Fiat 500L, anche in questo caso con il compito di segnalare eventuali controlli. La sostanza sequestrata pesava complessivamente circa 5,4 chili.
La Renault a noleggio e i sette chili arrivati a Palermo
La rotta verso Palermo compare nuovamente nel febbraio 2024. La consegna sarebbe stata organizzata da Francesco Alvaro e Giuseppe Cannizzaro, che avrebbero recuperato anche una Renault Clio a noleggio per affidarla al corriere Rocco Losordo. La vettura partì da Sant’Eufemia d’Aspromonte poco dopo le 4.30 del 23 febbraio, raggiunse Villa San Giovanni e attraversò lo Stretto. I dati del sistema satellitare ne ricostruiscono il percorso da Messina lungo l’autostrada verso Palermo. Il viaggio si concluse intorno alle 8.10, quando Losordo fu arrestato dalla Polizia di Stato nel capoluogo siciliano. All’interno dell’automobile furono trovati circa sette chili di cocaina. Per gli inquirenti, Domenico Luppino avrebbe procurato l’auto necessaria al trasporto, mentre Alvaro e Cannizzaro avrebbero curato la vendita e mantenuto i contatti con gli acquirenti palermitani.
Da Catania alla Calabria per vedere la droga
Il traffico non si sarebbe mosso soltanto dalla Calabria verso la Sicilia. In alcuni casi erano gli stessi acquirenti siciliani ad attraversare lo Stretto per visionare la sostanza e concludere l’accordo. È quanto sarebbe accaduto il 12 marzo 2024, quando Agatino Ayadi e Angelo Antonio Musumarra arrivarono da Messina a Villa San Giovanni a bordo di una Fiat Punto. Le telecamere documentarono l’incontro con Francesco Alvaro e gli spostamenti successivi. Secondo la ricostruzione accusatoria, Giuseppe Cannizzaro avrebbe mostrato e consegnato la sostanza ai due catanesi. Una volta conclusa la vendita, Rocco Cannizzaro avrebbe seguito la loro auto fino a Catania con funzione di staffetta, incassando il pagamento e riportando poi il denaro a Sant’Eufemia d’Aspromonte.
Droga verso sud, denaro verso nord
Il quadro che emerge dall’ordinanza è quello di un collegamento tutt’altro che occasionale. Le localizzazioni dei telefoni documentano altri spostamenti lungo lo stesso itinerario: Villa San Giovanni, Messina, Catania e il successivo rientro in Calabria nell’arco di poche ore. In un episodio del luglio 2023, il cellulare attribuito a Giuseppe Cannizzaro viene localizzato prima a Villa San Giovanni, poi tra Messina e Catania e infine nuovamente sulla sponda calabrese. Un viaggio che gli inquirenti collegano a una consegna di stupefacente. Altre contestazioni descrivono passaggi organizzati con un’automobile contenente la droga e una seconda vettura incaricata di precederla, per poi riportare in Calabria il denaro contante ricevuto dagli acquirenti. Un sistema, quello individuato in questa fase accusatoria, capace di adattarsi alle singole operazioni: acquirenti siciliani convocati in Calabria, corrieri inviati a Palermo o Catania, auto a noleggio, staffette e continui attraversamenti dello Stretto. La droga viaggiava verso la Sicilia; i soldi, una volta concluse le consegne, tornavano verso Sinopoli e Sant’Eufemia. Un asse che le nuove inchieste, pur nella loro autonomia, mostrano ancora una volta come uno degli snodi centrali dei traffici criminali nel Mezzogiorno. (g.curcio@corrierecal.it)
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