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Punteruolo rosso, cresce l`allarme nel Crotonese

E` esploso anche a Capocolonna, dopo avere colpito le palme del centro cittadino di Crotone, l`allarme per i danni provocato dal punteruolo rosso, l`insetto parassita che colpisce e fa appassire fi…

Pubblicato il: 22/02/2012 – 12:12
Punteruolo rosso, cresce l`allarme nel Crotonese

E` esploso anche a Capocolonna, dopo avere colpito le palme del centro cittadino di Crotone, l`allarme per i danni provocato dal punteruolo rosso, l`insetto parassita che colpisce e fa appassire fino ad ucciderli gli alberi di Palma. «Centinaia di esemplari, sparsi in giardini e ville – è scritto in un comunicato del comitato di quartiere Le contrade di Hera – sono a rischio contagio, le larve del parassita-killer, infatti, sono state individuate in diverse piante dalla zona.  La notizia lascia sgomenti i tanti proprietari di palme della famiglia “Cariensis”, che  stanno assistendo inermi e in molti casi inconsapevoli alla distruzione delle piante ad opera del famigerato insetto originario dell`Asia sudorientale e della Melanesia, dove è responsabile di seri danni alle coltivazioni
di Cocos nucifera. Il punteruolo rosso – prosegue la nota – è arrivato gli Emirati arabi negli anni Ottanta, attraverso esemplari di palme infette, da qui si è diffusa in Medio Oriente (segnalata in Iran, Israele, Giordania e Territori palestinesi) ed in quasi tutti i Paesi del bacino meridionale del Mar Mediterraneo. La prima segnalazione in Italia è del 2004 e si deve ad un vivaista di Pistoia che aveva importato delle piante dall`Egitto; nel 2005 viene segnalato in Sicilia e quindi in veloce diffusione verso il Nord della penisola: arriva in Campania, Lazio e è infine anche in Liguria, Marche, Abruzzo, Puglia e Basilicata».
«Il comitato cittadino “Le contrade di Hera” – prosegue la nota – chiede che venga preso in considerazione il problema e intraprese azioni urgenti al fine di porre un argine al fenomeno che comporterà quasi certamente costi sociali di notevole entità se non verrà fermato in tempo utile. Il danno oltre che ambientale è economico. Lanciamo il nostro allarme perché non possiamo continuare a far finta di nulla e speriamo in una risposta delle istituzioni».

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