«In silenzio per le voci e le vite spezzate». Sindacati e imprese sfilano insieme per la sicurezza sul lavoro – FOTO
Cgil, Cisl e Uil e Unindustria a Catanzaro in marcia per sollevare l’attenzione su un’emergenza diventata drammatica anche in Calabria

CATANZARO Una marcia silenziosa per sollevare l’attenzione generale sull’emergenza sicurezza nei posti di lavoro, diventata drammatica anche in Calabria, e per sollecitare una risposta più incisiva delle istituzioni e della politica. I sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e il mondo delle imprese rappresentato da Unindustria e Ance sfilano insieme nel centro di Catanzaro in un corteo molto partecipato – circa 500 presenti: “Il lavoro è dignità, non morte. In silenzio per le voci spezzate”, è il titolo di questa iniziativa, che è comunque inedita nella regione vista la mobilitazione unitaria dei sindacati e del mondo imprenditoriale e produttivo. «Un atto d’accusa nei confronti dell’indifferenza normativa e sociale in cui maturano, quotidianamente, infortuni e incidenti tra i lavoratori: “il silenzio scelto deliberatamente, come forma di protesta che non urla ma interpella”, hanno detto in particolare i promotori della marcia.



Gli interventi
Gianfranco Trotta, segretario della Cgil Calabria, osserva: «Abbiamo scelto una marcia silenziosa, un silenzio che però vuole gridare il ricordo delle vittime sul lavoro e richiamare la politica alle proprie responsabilità. Chiediamo più ispettori, controlli coordinati nei diversi settori, maggiore prevenzione e formazione, oltre a un contrasto deciso al dumping contrattuale, spesso alla base di gravi carenze sulla sicurezza. Importante anche la presenza di Unindustria, perché la battaglia per la sicurezza deve coinvolgere insieme sindacati e parti datoriali: chi va a lavorare deve poter tornare a casa». Per Giuseppe Lavia, segretario della Cisl Calabria, «serve una svolta radicale nelle politiche sulla salute e sicurezza sul lavoro, per fermare quella che è ormai una vera e propria scia di sangue. I morti sul lavoro sono troppi e servono interventi concreti: più ispettori, il potenziamento degli organici degli enti preposti e un maggiore coordinamento delle attività di controllo. È necessaria anche una svolta sulla qualità della formazione in materia di sicurezza, dicendo basta ai “corsi fantasma” e alla formazione solo formale e di scarsa qualità. La formazione deve essere realmente efficace nel ridurre i rischi sui luoghi di lavoro. Serve, quindi, una politica molto più incisiva per fermare questa emergenza». Mariaelena Senese, segretaria della Uil Calabria, afferma: «Non possiamo più limitarci alla retorica del dolore o ai continui messaggi di cordoglio dopo l’ennesima tragedia sul lavoro. Serve una presa di responsabilità collettiva, perché la sicurezza coinvolge tutta la filiera e ciascuno deve fare la propria parte. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: troppo spesso non si tratta di fatalità, ma di veri e propri omicidi sul lavoro. Per questo la Uil chiede l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e l’istituzione di una procura speciale per gli infortuni sul lavoro, affinché chi alimenta dumping contrattuale, lavoro nero e sfruttamento non resti impunito. Si chiede inoltre una piattaforma regionale per la tracciabilità della formazione e un maggiore coordinamento tra organi ispettivi e di vigilanza, oggi incapaci di garantire controlli efficaci nei settori più colpiti dagli incidenti mortali». Aldo Ferrara, presidente di Unindustria, sottolinea come «la nostra presenza alla marcia è doverosa e convinta, perché dimostra come associazioni datoriali e sindacati siano uniti nella lotta contro gli infortuni sul lavoro. Da tempo siamo impegnati sulla prevenzione, sul contrasto agli incidenti e alle malattie professionali nei cantieri, nelle fabbriche e negli uffici, facendo della sicurezza una priorità assoluta. In collaborazione con enti bilaterali, sindacati e Inail promuoviamo progetti di formazione, informazione e diffusione di strumenti e nuove tecnologie per rafforzare la sicurezza sul lavoro. L’obiettivo non è solo rispettare le norme vigenti, ma anche contribuire a migliorarle. Un sistema industriale moderno ed evoluto, infatti, deve mettere al centro la tutela del capitale umano, considerata una priorità imprescindibile». (a. cant.)
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