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l’allarme e le contromisure

Epidemie, ora il nuovo focolaio di Ebola fa paura

Il ministero della Salute a organizzazioni, ong e cooperanti: «Sorveglianza sanitaria al personale proveniente dal Congo e dall’Uganda»

Pubblicato il: 19/05/2026 – 16:45
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Epidemie, ora il nuovo focolaio di Ebola fa paura

ROMA Scatta l’attivazione della sorveglianza sanitaria al personale impiegato nelle zone del focolaio di virus Bundibugyo, variante di Ebola.
Lo prevede una circolare del ministero della Salute. “In considerazione delle incertezze sulla grandezza e diffusione geografica di questo evento, della potenziale gravità dell’infezione e della mancanza di terapie o vaccini specifici approvati, nel principio di massima cautela, si ritiene necessario applicare le misure di vigilanza verso il personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato, provenienti da tutti i territori della Rdc e Uganda”.
Le autorità sanitarie della Repubblica democratica del Congo, sabato scorso, avevano registrato otto casi confermati di Ebola, 246 casi sospetti e 80 decessi sospetti nella provincia di Ituri, riferisce l’Oms. Domenica un individuo sarebbe risultato positivo al virus a Goma, città controllata dai ribelli, capoluogo della provincia del Nord Kivu e agglomerato urbano di un milione di abitanti. Anche un’altra persona, che si era recata da Bunia a Beni (Nord Kivu), è risultata positiva al virus Ebola. Casi sono stati confermati anche a Kinshasa e oltre confine in Uganda, dove due persone infette provenienti dal Congo sono state ricoverate in terapia intensiva.
Anche la capitale ugandese, Kampala, è stata colpita, ha dichiarato l’Oms. L’agenzia dell’Onu avverte che l’epidemia è probabilmente più diffusa di quanto suggeriscano i dati attuali, indicando gruppi di decessi inspiegabili, un alto tasso di positività tra i campioni analizzati e una comprensione ancora limitata delle modalità di trasmissione del virus. Almeno quattro decessi tra gli operatori sanitari hanno sollevato preoccupazioni circa l’efficacia delle misure di prevenzione delle infezioni nelle strutture sanitarie. Inoltre l’Oms ha evidenziato come, al momento, non esiste alcuna terapia o vaccino approvato per curare il virus Bundibugyo, responsabile dell’attuale epidemia. “La persistente insicurezza, la crisi umanitaria, l’elevata mobilità della popolazione, la natura urbana o semiurbana dell’attuale area epidemica e la vasta rete di strutture sanitarie informali aggravano ulteriormente il rischio di diffusione” conclude l’Oms.

Il ministero: Oms sconsiglia restrizioni viaggi e commercio

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sconsiglia l’adozione di restrizioni ai viaggi e/o al commercio verso la Repubblica Democratica del Congo o l’Uganda sulla base delle informazioni disponibili relative all’attuale epidemia di virus Bundibugyo, una variante di Ebola (BVD). Lo sottolinea la circolare del ministero della Salute relativa all’attivazione della sorveglianza sanitaria al personale impiegato in attività di cooperazione o supporto sanitario o logistico, sanitario e non, impiegato nelle zone del Paese interessate dal focolaio.
“Tali misure – si legge nella circolare – vengono solitamente adottate per motivi di paura e non hanno alcun fondamento scientifico. Esse spingono la circolazione di persone e merci verso valichi di frontiera informali non controllati, aumentando così il rischio di diffusione delle malattie. Soprattutto, queste restrizioni possono anche compromettere le economie locali e influire negativamente sulle operazioni di risposta dal punto di vista della sicurezza e della logistica”.
Il tasso di letalità nelle due precedenti epidemie di virus Bundibugyo in Congo, ricorda il ministero, è variato dal 30% al 50%. A differenza della malattia da virus Ebola, non esiste un vaccino autorizzato o terapie specifiche contro il virus Bundibugyo, “sebbene un intervento tempestivo di supporto sia fondamentale per l’esito favorevole della malattia”. Il 15 maggio 2026, il Ministero della Salute Pubblica della Repubblica democratica del Congo Rdc ha ufficialmente dichiarato la 17a epidemia di malattia da Ebola nella Rdc. Il 16 maggio 2026, il direttore generale dell’Oms ha dichiarato che l’epidemia di malattia da virus Ebola causata dal ceppo Bundibugyo nella Rdc e in Uganda costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.
Le misure di risposta nei paesi colpiti includono il dispiegamento di squadre di intervento rapido, la fornitura di materiale medico, il rafforzamento della sorveglianza, la conferma di laboratorio, l’istituzione di centri di trattamento sicuri e il coinvolgimento della comunità.

Stop Usa a ingressi di cittadini stranieri dalle zone colpite

Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola: Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), sarà in vigore per i prossimi 30 giorni ed è giustificato con la necessità di “proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall’introduzione della malattia da virus ebola negli Stati Uniti da parte di questi stranieri”. Critiche alla decisione dall’Africa Cdc, l’agenzia per la salute pubblica dell’Unione Africana. 
“L’Africa Cdc riconosce pienamente la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo. La nostra preoccupazione non riguarda l’obiettivo di proteggere le popolazioni, ma l’uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie”, ha affermato l’organizzazione in una nota. “L’esperienza dell’Africa Cdc ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative”.
L’agenzia sanitaria ha perciò invitato “tutti i Paesi, all’interno dell’Africa e a livello globale, ad astenersi dall’imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. Il mondo deve evitare di ripetere gli errori delle precedenti emergenze sanitarie, in cui misure dettate dalla paura hanno causato gravi danni economici senza fornire benefici proporzionali per la salute pubblica”, ha concluso. “L’Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma”.

Finora 131 morti in Rdc, Oms convoca il comitato di emergenza

Sono 513 i casi sospetti. Oggi pomeriggio, intanto, alle 17:30 si riunirà a Ginevra il comitato per le emergenze sanitarie dell’Oms (IHR Emergency Committee) per valutare la situazione sanitaria in relazione all’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda, che ha causato finora 131 morti e 513 casi sospetti, e fornire le raccomandazioni sulla sua gestione agli Stati membri. Lo ha reso noto l’Oms: secondo quanto riporta Reuters sul proprio sito, tra gli argomenti al centro dell’incontro anche il tema dei vaccini. A oggi non esistono prodotti approvati per il ceppo Bundibugyo responsabile dell’epidemia attuale, tuttavia, in studi condotti su animali, il vaccino in uso contro il virus Ebola Zaire sembra offrire qualche protezione anche contro Bundibugyo. Il comitato potrebbe discutere se testare il prodotto per offrire protezione nell’ambito dell’epidemia in corso.

Direttore Oms: preoccupato per portata e velocità di Ebola in Rdc

Il direttore generale dell’Oms si è detto “profondamente preoccupato per la portata e la velocità” dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo. “Convocheremo oggi il comitato di emergenza per ricevere consigli su raccomandazioni temporanee”, ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel secondo giorno dell’assemblea annuale degli Stati membri dell’Oms.

Rezza: «Ebola sottostimata, diagnosi con 3 settimane di ritardo»

In Congo, la diagnosi “è arrivata con almeno 3 settimane di ritardo rispetto alla comparsa dei primi casi di virus Bundibugyo, una variante di Ebola. Pertanto, è lecito supporre che gli oltre 300 casi, con oltre 100 decessi, rappresentino una sottostima del fenomeno, la cui diffusione ai paesi confinanti (Sud Sudan e Uganda in particolare, con un punto interrogativo sul Rwanda) è altamente probabile”. Lo afferma Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Per quanto riguarda il resto del mondo, ricorda, “il rischio resta basso e l’Oms non raccomanda particolari misure, anche se è ragionevole non escludere del tutto il possibile arrivo di alcuni casi in paesi che si trovino al di fuori del continente africano qualora venissero colpite le città più grandi dei paesi coinvolti, dotate di aeroporti internazionali”.
L’Oms, sottolinea Rezza, “sembra preoccupata dalla rapida evoluzione dell’epidemia. Il che in parte è giustificato dal fatto che un precedente evento epidemico che originò al confine fra tre paesi (Guinea, Liberia e Sierra Leone), venne inizialmente sottovalutato e diede poi luogo a una crisi che coinvolse anche le capitali di quei paesi. In parte, i timori derivano dal fatto che, sebbene la Repubblica Democratica del Congo abbia esperienza di simili epidemie, in questo caso la diagnosi è arrivata con almeno 3 settimane di ritardo”. Secondo l’esperto, “appare chiaro come sia necessario moltiplicare gli sforzi in questo momento per contenere in tempi rapidi l’epidemia, pena la sua diffusione incontrollata nella Regione”. Particolare attenzione, afferma, “va prestata anche al rimpatrio di eventuale personale di organizzazioni governative o non governative attive in loco”. “Per come la conosciamo, Ebola è controllabile con semplici misure che evitino il contatto con il malato o i suoi liquidi organici, ma il mondo – conclude Rezza – non può restare a guardare senza agire con tempestività ciò che sta accadendo in un’area già affetta da scarsità di risorse e scontri tribali”.

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