Caso Sarra, la Stancato: «Il sottosegretario chieda scusa»
LAMEZIA TERME Katia Stancato, giovane economista calabrese, portavoce del Forum del Terzo Settore regionale. – Con le decine di associazioni che ne fanno parte, il Forum rappresenta un pezzo importan…
LAMEZIA TERME Katia Stancato, giovane economista calabrese, portavoce del Forum del Terzo Settore regionale. – Con le decine di associazioni che ne fanno parte, il Forum rappresenta un pezzo importante della societa` civile calabrese. In questi giorni si è parlato di welfare e di Calabria sui quotidiani nazionali per il caso del sottosegretario Alberto Sarra.
Lei cosa ne pensa?
«Vorrei risponderle con un dato: l`Istat lo scorso aprile ha certificato che la Calabria e` all`ultimo posto nella classifica nazionale sulla spesa per l`assistenza. Aggiungo che il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (Fnps), già dimezzato, è stato di nuovo tagliato e passerà dai 185,3 milioni di euro del 2010 ai circa 30 milioni di euro nel 2013. Tradotto significa che mancheranno i fondi per l`assistenza agli anziani, ai disabili, ai bambini in difficoltà, e avremo poche briciole per agire sull`area della crescente povertà. Insomma, un disastro. Ecco perché il sottosegretario Sarra dovrebbe chiedere scusa e restituire quanto avuto ai cittadini di questa regione».
Di fronte ai ripetuti scandali degli ultimi tempi la società civile sta reagendo con forza ovunque. Quali problemi deve affrontare in particolare la società civile calabrese?
«Ci sono due tipi di problemi, uno di natura sociale, collegato al modo di fare proprio dei calabresi, e l`altro riguarda le istituzioni e lo spazio pubblico. Il primo è la paura di cambiare, l`atavico senso di rinuncia che molti calabresi finiscono per nutrire e scambiare per realismo. Questo provoca un dannoso disfattismo rinunciatario che dobbiamo sconfiggere. Il secondo problema riguarda le nostre istituzioni locali, troppo spesso impegnate a cercare un facile consenso invece che favorire attivamente i semi del cambiamento. Si tratta di una nota di demerito che colpisce tutta la classe dirigente italiana ma in una terra di frontiera come questa ogni mancanza pesa il doppio».
Per cambiare però ci vuole la politica…
«Ha ragione, ci vuole la Politica, quella con la P maiuscola, quella che ti dà il senso di un destino comune e quindi di un impegno necessario. Personalmente ho un grande rispetto della politica e soffro a vederla nelle mani dei politicanti. La verità è che in Calabria la Politica finora non c`è stata, abbiamo avuto la cooptazione, il nepotismo, e poi i figli, i nipoti, gli zii e i cognati. Quando va bene ci sono i riciclati».
Vede qualche segnale di miglioramento nelle fibrillazioni di questi mesi?
«Sì per fortuna ci sono dei potenti segnali di cambiamento: Renzi da una parte e il duo Montezemolo/Giannino dall`altra mi sembrano esempi veri di un rinnovamento non di facciata. Penso che in questo momento sia assolutamente necessario sostenere coloro che stanno con coraggio facendo una battaglia senza paracadute per creare innovazione. Parliamoci chiaro, la classe dirigente italiana ha miseramente fallito. Non vorremo mica affidare la Terza Repubblica agli stessi che hanno fatto finire la Prima in Tangentopoli e la Seconda nei festini di Fiorito?».
