FAMILY BANK | Come ti privatizzo il credito
COSENZA Dicono che la vera passione di Giacinto Caroselli sia il ballo. Nel hotel in cui è domiciliato, a Spezzano Albanese, organizza estenuanti tre giorni per appassionati di danza latinoamericana…

COSENZA Dicono che la vera passione di Giacinto Caroselli sia il ballo. Nel hotel in cui è domiciliato, a Spezzano Albanese, organizza estenuanti tre giorni per appassionati di danza latinoamericana. Tra una salsa e un merengue, Caroselli presiedeva un istituto di credito, la “Banca di Cosenza”, nata nell`ottobre del 2006 dalla fusione della Bcc della Presila e della Bcc di Dipignano. A quei tempi, si levarono urla di giubilo. Finalmente una banca –con circa duemila soci – portava il nome della città dei bruzi. Tutti, o quasi, plaudivano all`iniziativa. La crisi era lontana e a nessuno sfuggiva il postulato fondamentale: chi gestisce i soldi ha il potere.
Il problema è che soldi e potere andrebbero gestiti secondo regole certe. Invece, secondo i commissari che hanno preso in carico la gestione della Bcc cosentina, le regole erano piuttosto flessibili. Nell`erogazione dei prestiti, più delle condizioni necessarie a garantire il rispetto delle contratti e la solvibilità, contava l`appartenenza. Porte spalancate per gli amici e chiuse per gli altri. Più qualche sostanzioso caso di conflitto d`interessi.
Bastano poche righe dell`atto di citazione inviato dai commissari straordinari a 29 ex amministratori dell`azienda per capire come andassero le cose. Caroselli e Giancarlo Tosto (il vicepresidente) hanno fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi anni di gestione, che hanno scavato una voragine nelle casse dell`istituto di credito: danni stimati in 26,7 milioni di euro. Una mostruosità, per una piccola banca. Ma anche i piccoli riescono a combinarle grosse, quando mancano i controlli e ci si limita «a riallocare il personale secondo criteri di accondiscendenza alla presidenza del consiglio d`amministrazione, riconoscendo promozioni e gratifiche senza attenzione all`incremento dei costi operativi». Presidente e vicepresidente erano le «figure egemoni». Tant`è che proprio a Caroselli «è riconducibile la principale posizione di rischio della banca, condizionata da conflitto di interessi e aspetti di scarsa trasparenza», mentre «sul conto del vicepresidente, sottoposto ad accertamenti giudiziari e legato al presidente da rapporti di affari, risultano effettuate movimentazioni evidenziate come anomale». E i collegi sindacali? Non hanno dato certo prova di scrupolosità: «Hanno svolto verifiche superficiali e non incisive» senza condurre «approfondimenti sulle principali posizioni di rischio». Una gestione a dir poco “allegra”, che tollerava gli «sconfinamenti» (è la circostanza in cui il conto scende anche al di sotto della quota di fido concessa) e arrivava all`approvazione di «piani di consolidamento dei debiti non sostenibili per il debitore», al solo scopo di prolungare le procedure di recupero del denaro concesso in prestito. Sembra quasi (e in molti casi, secondo i commissari, lo è stato) un lavoro “a perdere”.
In qualche circostanza concedere un prestito è stato facilissimo. Perché a chiederlo è stato il presidente in persona. Peccato che questi prestiti rappresentino «il primo grande rischio della Banca di Cosenza, pari a 2,6 milioni». Perché sono stati concessi «in assenza di valutazioni sulla situazione tecnica delle società e sull`esposizione complessiva verso il sistema bancario (pari per entrambe le posizioni a oltre 20 milioni di euro)». C`è di peggio: «A garanzia è stata acquisita la sola fidejussione del coniuge del presidente, i cui beni risultano sottoposti a pignoramento immobiliare e che dispone di reddito esclusivamente presso una delle strutture» che hanno ottenuto il prestito. Una firma e via. Ne avrebbero usufruito “Calabria Terme” e “Salute srl”, le due società riconducibili all’ex presidente del cda, e anche stretti congiunti di Caroselli, così come la “Casa di cura Madonna della Catena srl”, che controlla la struttura sanitaria riabilitativa di Dipignano, a pochi chilometri da Cosenza. Ma è tutto il sistema di concessione del credito a finire sotto accusa. Si inizia dalla valutazione della “capacità di rimborso dei richiedenti” il prestito e si finisce alla possibilità, concessa sistematicamente, di ritardi nei pagamenti delle rate. Per non parlare delle azioni legali per il recupero dei crediti, “avviate in ritardo e spesso sospese a seguito di proposte che in breve si manifestavano meramente dilatorie”. Di solito, le banche sono rigidissime nel far rispettare le regole; quella di Cosenza chiudeva un occhio, a volte due.
Non che la vecchia gestione se la cavasse molto meglio. Quando il presidente era l’avvocato Rinaldo Talarico e il direttore generale Nunzio Guglielmi, secondo un verbale del 7 dicembre 2009, i conflitti di interessi non mancavano. Incluse operazioni molto vantaggiose disposte a favore della moglie di Guglielmi e pratiche legali assegnate allo studio legale facente capo al presidente.
L’atto d’accusa dei commissari straordinari è pesantissimo. Sia nei confronti dei vertici che degli organi di controllo interno e dei componenti del consiglio d’amministrazione. L’elenco di parte delle operazioni anomale è la prova lampante dell’approssimazione nella concessione dei fondi. Ricorrono, nei documenti allegati all’atto di citazione, i nomi di due confidi, Opus Homini e Finlabor, finiti di recente nel mirino di un’inchiesta della Procura di Cosenza che vede tra i principali indagati il consigliere provinciale Pino Carotenuto. Anche nel caso dei prestiti concessi alle aziende a rischio di usura, il panorama emerso era quello di una gestione poco professionale e molto discrezionale. Un trait d’union operativo tra la Banca di Cosenza e i due consorzi sotto indagine che si ritrova anche nelle carte dei finanziamenti “anomali”.
C’è, infine, nel j’accuse dei commissari, un lungo capitolo dedicato a una operazione immobiliare molto controversa. Nel 2008, la Bcc di Cosenza prometteva di acquistare una unità immobiliare dalla Lucchetta srl, per un totale di 4,5 milioni di euro. Operazione subito bloccata dalla gestione Caroselli, perché ritenuta “oltremodo onerosa”. Purtroppo, nel preliminare di contratto, la Bcc aveva già versato un milione (in cambio del quale acquisì due appartamenti nello stabile). A questo punto, il nuovo presidente decise di acquistare la sede (fino ad allora in affitto) della banca situata in via Panebianco, insieme ad altri appartamenti nello stesso palazzo. I commissari hanno fatto i conti in tasca alla nuova operazione. Il totale, tra i costi d’acquisto, l’onorario del notaio, i lavori di ristrutturazione e l’arredo, si aggira intorno ai 6 milioni di euro, “per un immobile nel suo insieme non significativamente superiore (in termini di superficie, ndr) a quello a suo tempo promesso in vendita dalla Lucchetta srl”.
Non è tutto. Perché, “a parte l’evidente maggior costo, ciò che maggiormente rileva è che gli immobili acquistati dalla Bcc di Cosenza in via Panebianco sono risultati tanto inficiati da gravissime irregolarità edilizio-urbanistiche da imporre ai commissari la conferma della sospensione dei lavori e la presentazione di una denuncia-querela” alla Procura di Cosenza. I lavori eseguiti fino all’insediamento dei commissari sono, in sostanza, veri e propri “abusi edilizi” e la loro regolarizzazione potrà essere effettuata solo pagando una sanzione “pari a circa i due terzi del valore complessivo dell’immobile”. Anche in questo caso, il danno complessivo è enorme: circa tre milioni di euro. Per essere una piccola banca, la Bcc ha sprecato un grande capitale. Finanziario, ma soprattutto di fiducia. Chi gestisce i soldi ha il potere. Ma il potere non può dimenticare le regole. (0020)
(Questo servizio di Pablo Petrasso è stato pubblicato sul numero 38 del Corriere della Calabria, in edicola il 1° marzo 2012)