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Dopo Ceuta

Minniti boccia la sospensione di Schengen

«Può produrre l’effetto opposto»

Pubblicato il: 01/08/2026 – 8:38
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ROMA Sospendere Schengen non risolve la crisi migratoria esplosa tra Ceuta e Melilla e potrebbe, al contrario, produrre risultati opposti a quelli auspicati. È l’avvertimento lanciato da Marco Minniti, già ministro dell’Interno e oggi presidente della Med-Or Italian Foundation, in un’intervista al Foglio. Secondo Minniti, la risposta dell’Italia e dell’Unione europea non dovrebbe limitarsi alla difesa dei confini e al ripristino dei controlli, ma trasformare quanto accaduto nelle enclave spagnole in un’occasione per cambiare radicalmente strategia. L’ex ministro ricorda come proprio l’Italia sia stata più volte penalizzata dalla sospensione di Schengen decisa da altri Paesi europei per contrastare i cosiddetti movimenti secondari dei migranti. Una logica che, a suo giudizio, non affronta realmente il problema: invece di governare i flussi, cerca soltanto di ridurne gli effetti sui singoli Stati.

La crisi tra Spagna e Marocco

Minniti definisce quella di Ceuta e Melilla una delle crisi più gravi affrontate dalla Spagna negli ultimi anni. Rispetto agli circa ottomila ingressi registrati nel 2021, gli arrivi avrebbero ormai raggiunto quota 50mila, con oltre cinquanta vittime. Dietro la pressione migratoria potrebbero esserci diversi fattori: la recente regolarizzazione di circa un milione di migranti decisa dal governo di Pedro Sánchez, la sentenza della Corte suprema spagnola contraria ai rimpatri immediati e le tensioni diplomatiche che coinvolgono Spagna, Marocco e Algeria. Minniti non esclude che Rabat possa avere utilizzato i flussi migratori come strumento di pressione dopo il riavvicinamento tra Madrid e Algeri. A questa dinamica si sarebbe aggiunta l’iniziativa delle organizzazioni criminali impegnate nel traffico di esseri umani.

«Le migrazioni sono strutturali»

Per l’ex titolare del Viminale, le migrazioni non possono essere eliminate attraverso misure temporanee, ma devono essere governate con regole comuni. L’obiettivo dovrebbe essere impedire che singoli Paesi esterni all’Unione europea possano utilizzare le crisi umanitarie come strumenti di destabilizzazione o di ricatto. Minniti propone quindi un patto strategico tra Unione europea e Unione africana, fondato su due pilastri: un numero significativo di ingressi regolari concordati con i singoli Stati e rimpatri rapidi per chi non possiede i requisiti per restare. A questo dovrebbe aggiungersi una più intensa cooperazione internazionale contro le reti dei trafficanti. Gli accordi bilaterali conclusi dall’Italia con alcuni Paesi di partenza o di transito, come Tunisia e Costa d’Avorio, avrebbero dimostrato la propria utilità, ma dovrebbero ora essere inseriti in una strategia europea più ampia. Anche il Piano Mattei, secondo Minniti, procede nella direzione corretta, ma potrà esprimere pienamente le proprie potenzialità soltanto assumendo una dimensione europea. Europa e Africa, conclude l’ex ministro, condividono sempre di più interessi e destino.

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