Omicidio Andreacchi, 4 anni senza verità
SERRA SAN BRUNO Era domenica. Una domenica d`ottobre, scandita dalla noia e dalle abitudini paesane. Eppure quel giorno, l`11 ottobre 2009, sarebbe rimasto impresso nella memoria di molti. Pasquale A…

SERRA SAN BRUNO Era domenica. Una domenica d`ottobre, scandita dalla noia e dalle abitudini paesane. Eppure quel giorno, l`11 ottobre 2009, sarebbe rimasto impresso nella memoria di molti. Pasquale Andreacchi aveva compiuto 18 anni da neanche un mese. L`altezza imponente, quella fisicità sbocciata all`improvviso nel giro di pochi mesi, in realtà cozzava con l`espressione del suo volto, dei suoi occhi, che ne tradivano la timidezza, il carattere schivo e bonario. Quella sera, prima di cena, Pasquale era uscito come al solito a fare un giro in paese, sul corso principale. Una puntatina dal tabaccaio per comprare le sigarette, poi in sala giochi, e sarebbe tornato a casa come al solito. Invece, quella sera, il primogenito di Salvatore e Maria Rosa a casa non ci ritorna: viene restituito ai suoi genitori solo sette mesi dopo, in una scatolina di cartone. Un figlio, un gigante dagli occhi buoni alto due metri, finito in quella scatola, chiusa nel cofano di un`auto che viaggia da Vibo in direzione Serra, verso quella casa che lo aveva visto crescere e a cui non sarebbe mai dovuto tornare così.
Lì, in quella scatola, sono finiti i pochi, martoriati resti del 18enne, raccolti nella boscaglia e sottoposti all`esame del dna per avere la conferma di ciò che molti temevano: il teschio fatto ritrovare in un cassonetto due mesi dopo la scomparsa (9 dicembre) e i frammenti ossei scoperti da un cacciatore nel castagneto poco distante dal luogo del primo ritriovamento (27 dicembre), sono proprio di Pasquale. Qualcuno, quell`11 ottobre, lo ha sequestrato – forse attirandolo in una trappola –, lo ha aggredito brutalmente – evidenti, sul cranio, i segni delle percosse –, lo ha freddato con un colpo di pistola di piccolo calibro sparato in mezzo agli occhi, e ha dato in pasto il suo cadavere agli animali selvatici.
Oggi, per il quarto anniversario della scomparsa, a Serra San Bruno arriverà don Marcello Cozzi, vicepresidente nazionale di Libera, che celebrerà una messa – alle 16 nella chiesa dell`Assunta di Spinetto – in ricordo di Pasquale e del suo brutale omicidio, per cui ancora oggi non c`è nessuna verità, nessun movente, nessun indagato. I sospetti, sin da subito, ricadderro su un pregiudicato del luogo che avrebbe minacciato Pasquale perché il giovane aveva acquistato da lui un cavallo che poi non aveva pagato. In effetti il 18enne, che coltivava questa passione smisurata, si era fatto un regalo – uno stallone – per il suo ingresso nella maggiore età, ma per pagarlo aspettava la liquidazione di un risarcimento assicurativo che tardava ad arrivare. Poco prima della sua scomparsa, alcuni cavalli, tra cui quello stallone, gli furono rubati nottetempo, e ancora oggi non si capisce se davvero possa esserci solo quel debito non pagato dietro un delitto così efferato: si cerca di capire che fine abbiano fatto quei cavalli e se sia plausibile che Pasquale abbia tentato di ritrovarli e di farseli restituire. Dopo una repentina archiviazione, a ogni modo, le indagini della Squadra mobile vibonese sono state riaperte: non è dato sapere se ci siano elementi di novità, ma appare chiaro che alcune lacune investigative – relative a riscontri scientifici che non sono stati effettuati nell`immediato, per esempio sui vestiti ritrovati insieme alle ossa – non potranno mai essere colmate. Intanto quella famiglia mutilata continua, inascoltata, a chiedere giustizia.