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Il Gattoparroco

In un mondo di diseguali, quale è quello che si è via via generato nel Paese, accentuato nella nostra regione, c’è un grande bisogno di favole. Di favole lette. Di favole vissute. Di favole raccont…

Pubblicato il: 23/10/2013 – 11:19
Il Gattoparroco

In un mondo di diseguali, quale è quello che si è via via generato nel Paese, accentuato nella nostra regione, c’è un grande bisogno di favole. Di favole lette. Di favole vissute. Di favole raccontate. Di favole vendute per verità.
Queste ultime sono spesso utilizzate pure dai genitori per non fare perdere le speranze ai figli, ma principalmente per trattenerli quando urlano la voglia di andare via. Di scappare dalla nostra terra piena di dispiaceri. Quelle semifavole (meglio, semiverità) che sono cinicamente narrate a sistema da quella politica abituata ad inventarsi il rosa ove non c’è, per nascondere il “buio pesto” sotto il tappeto. Meglio, sotto le ceneri che ha prodotto irresponsabilmente sulle quali è quasi impossibile ricostruire.
Protagoniste di queste fiabe cattive, per genere e scopo, sono le promesse indebite. Quelle di fare credere, lì pronto per essere disponibile di qui a poco, tutto ciò che serve.
Ai cittadini “normali”, spesso impoveriti come non mai: lavoro, casa, assistenza sociale, sanità, trasporti pubblici, meno tasse per tutti (fino a quasi a scomparire), sicurezza, una scuola come si deve, eccetera.
A quelli “speciali”: ricchezze, successo, protagonismo nello spettacolo e carriere.
Un’abitudine consumata che si è progressivamente alimentata sino a compromettere (quasi irrimediabilmente) le scelte sociali, in specie quelle riguardanti le opzioni elettorali. Quelle che la Costituzione (art. 48) vorrebbe libere e segrete, ma soprattutto incondizionate.
Per farci raccontare il peggio in tal senso è stato necessario cercare in giro il Gattoparroco. Chi è? Si chiederanno i tanti lettori di questo giornale, che diventano meritatamente sempre più numerosi.
Il Gattoparroco, lo dice il nome, è quel felino urbano libero di circolare ovunque e di frequentare, solitamente bene accolto, le “parrocchie” che contano, soprattutto quelle laiche. Queste ultime diventate molto più numerose di quelle clericali, di voga una volta quando era di moda la diffusa minaccia di considerare peccato mortale il non votare democrazia cristiana. Il Gattoparroco è il protagonista del pettegolezzo attendibile, in quanto avvezzo a sapere ciò che bolle in pentola. Ne vede di tutti i colori e ne sente di tutti i toni.
È divertente sentire i resoconti delle sue ultime sortite. Due gli argomenti più diffusamente dibattuti. L’impegno di Scopelliti a confermare il governatorato. La ricaduta in Calabria della scesa in campo di Matteo Renzi, dato per certo vincitore per ko tecnico su chiunque gli si metta contro, salvo i trabocchetti dell’apparato.
Per quanto riguarda l’attuale presidente della giunta regionale, padrone indiscusso del centrodestra, ha iniziato una campagna lunga e muscolosa. Cento paesi da visitare ove esercitare il massimo della manipolazione, consistente nella trasformazione delle sconfitte sociali in successi. In siffatte esibizioni si racconta, infatti, dell’inesistenza di un default da primato al Comune di Reggio Calabria, di una sanità che funziona, di un turismo che cresce, del lavoro che non manca e di una pubblica amministrazione efficiente, ma pure di una ‘ndrangheta che non esiste e di un Consiglio regionale senza indagati.  Quindi si sente, nel chiuso delle parrocchie di parte, osannare il capo, con acclamazioni del tipo di quelle dedicate a Enoch Dunlap. Con ciò supponendo che andrà a finire come accaduto allo stesso nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. C’è lui che pensa e decide per tutti. C’è lui che consentirà l’inconcedibile. Che retribuirà senza pretendere alcunché e senza restituire l’indovuto. Penserà a tutti e ai loro figli. Insomma ha al suo seguito un esercito di tifosi e di premiati, altrimenti ai margini di un sistema meritocratico, con le dovute eccezioni.
Per quanto riguarda, invece, gli avversari – che stante l’assenza di un vero leader e di un serio progetto politico da contrapporre – paiono più confondersi tra gli alleati del centrodestra, ancorché (si spera) inconsapevolmente. Al riguardo, il racconto del Gattoparroco suscita tante ilarità. Narra del progetto finalizzato a distruggere progressivamente il patrimonio politico-culturale del centrosinistra e a donarlo a chiunque decida di urlare contro ciò che accade.
Sono tanto convinti di svolgere una siffatta “mission dell’idiozia” da evitare di individuare una rosa di candidati da opporre al forte uscente che sia finalmente credibile ed espressione, anche tecnica, delle politiche volte a soddisfare i bisogni dei calabresi. Un tale processo masochista, simile a quello che ha consentito a Bersani & C. di inguaiare il Paese e il buon nome della sinistra perdendo le elezioni vinte, lascia prevedere un altro insuccesso. Di conseguenza, la condizione della Calabria diverrà irrecuperabile, perché rimarranno a votare i soliti ignoti della coscienza.
Il Gattoparroco informa che le truppe avversarie stanno affilando le armi della vendita all’incanto, nel senso di incantare gli ignari e i creduloni a (ri)fare quello di sempre per continuare ciò che c’è.  Ad esse non vanno opposte le storiche truppe partitiche, nate male e finite peggio nella nostra regione. Vanno esaltate le poche intelligenze quarantenni che ci sono e ricercate attentamente le nuove, tra i tanti giovanissimi che i “grandi vecchi” neppure conoscono. Il progetto è conquistare la Regione per fare ciò che non si è mai fatto. E’ciò che serve ai calabresi e alla Calabria per non morire. Troviamo insieme il Renzi di casa nostra, capace di attrarre anche la protesta.

*Docente Unical

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