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L’inchiesta

Cocaina e hashish a Roma, l’ombra della ’ndrangheta: da San Luca alla piana di Gioia Tauro i contatti con Mammoliti e Piromalli

Dall’indagine della Dda il doppio filo calabrese nei canali di approvvigionamento della droga destinata alla Capitale

Pubblicato il: 30/05/2026 – 6:55
di Giorgio Curcio
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Cocaina e hashish a Roma, l’ombra della ’ndrangheta: da San Luca alla piana di Gioia Tauro i contatti con Mammoliti e Piromalli

ROMA Traffico di cocaina e hashish, chat criptate, fornitori e canali di approvvigionamento che passano anche dalla Calabria. È quanto emerge dall’ultima inchiesta della Dda di Roma, che ha portato all’arresto, su ordine del gip, di 7 persone indiziate a vario titolo dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio, estorsione aggravata, detenzione illegale di armi e sfruttamento della prostituzione. Un’indagine che avrebbe svelato contatti di altissimo livello del sodalizio, capace – secondo l’accusa – di trattare ingenti carichi di droga rapportandosi direttamente con fornitori in Sudamerica per l’importazione via aerea, con potenti cartelli albanesi operanti nel Nord Italia e con figure apicali della criminalità organizzata romana e delle cosche calabresi. Nell’inchiesta, infatti, emerge un doppio filo che dalla Capitale porta – come già accaduto in passato – fino in Calabria: prima verso San Luca, poi verso la piana di Gioia Tauro.

Il gruppo romano e i canali di approvvigionamento

Figure centrali dell’inchiesta sono Roberto Caputo e Sergio Gioacchini, fratello di Andrea, ucciso nel quartiere Magliana nel 2019. Attraverso l’acquisizione delle chat SkyEcc tramite un ordine europeo di indagine, gli inquirenti ritengono di avere ricostruito l’esistenza di un gruppo capeggiato dai due indagati – entrambi arrestati – dedito al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina e hashish, importate anche dal Sud America e, in particolare, da Argentina e Brasile. Tra i tanti contatti, Caputo e Gioacchini sarebbero entrati in affari anche con Daniele Ruggeri, romano, classe 1988, residente a Fiano Romano per il quale il gip ha respinto la richiesta della Procura «per assenza di esigenze cautelari». Nell’inchiesta il suo nome compare quale fornitore stabile e di peso della coppia. Uno dei nomi chiave, dunque, nella parte dell’indagine che riguarda i canali di approvvigionamento della droga destinata alla piazza romana.

Ruggeri e il richiamo ai Mammoliti di San Luca

Ma che c’entra la Calabria? Negli atti il profilo di Ruggeri si appesantisce ulteriormente per il richiamo a un’altra vicenda investigativa. L’ordinanza ricorda infatti che il 38enne romano era stato arrestato il 20 gennaio 2022 dalla Guardia di finanza perché destinatario di 680 chili di cocaina, rinvenuti occultati all’interno di un autotreno nella zona di Monterotondo. Sempre secondo gli atti, Ruggeri è stato anche destinatario di un’ordinanza eseguita dalla Procura di Reggio Calabria, perché coinvolto in traffici internazionali di droga e in stretto contatto con un’associazione a delinquere che avrebbe operato con metodo mafioso facendo capo alla famiglia Mammoliti di San Luca. Le chat SkyEcc, secondo quanto ricostruito nell’ordinanza romana, avrebbero documentato quattordici consegne di cocaina e hashish tra luglio 2020 e marzo 2021, per un valore complessivo di circa 400mila euro.

Il canale Fabietti e l’ingresso di Piromalli

Dall’indagine emerge poi una seconda presunta pista calabrese, che parte dai rapporti tra Gioacchini e un nome di “spessore” negli ambienti romani: Fabrizio Fabietti, già braccio destro di Fabrizio Piscitelli alias “Diabolik”, storico capo ultrà della Lazio ucciso il 7 agosto 2019. Fabietti, insieme a Piscitelli, era stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Grande Raccordo Criminale”. A lui, annotano gli inquirenti, Gioacchini si sarebbe rivolto «per cercare nuovi canali di approvvigionamento di cocaina e hashish». Ed è in questo contesto che entra in scena Daniele Piromalli (non raggiunto da alcuna misura nell’ordinanza ndr). Pur non essendo gravato da pregiudizi di polizia – si legge negli atti – Piromalli «risulta contiguo all’omonima famiglia di ’ndrangheta operante nella piana di Gioia Tauro». L’ordinanza richiama inoltre una misura di prevenzione patrimoniale del novembre 2022 nella quale Piromalli sarebbe stato coinvolto quale terzo intestatario, insieme a Giuseppe, Francesco e Carmine Piromalli. Francesco Piromalli, padre di Daniele, viene indicato come detenuto nel carcere di Benevento, lo stesso istituto in cui risulta detenuto anche Fabietti.

Il ruolo attribuito a Piromalli

Nell’ordinanza il ruolo di Piromalli viene descritto come quello di un soggetto operativo nell’orbita di Fabietti. Gli investigatori parlano di attività documentate anche tramite sistemi di videosorveglianza e servizi di osservazione, indicando Piromalli come soggetto deputato a gestire rapporti con clienti per conto di Fabietti e come “tuttofare” per Federica Garuti. Ma non è tutto. Secondo la ricostruzione, Fabietti avrebbe contattato Gioacchini tramite Signal nel giugno 2023, parlando della disponibilità di hashish, indicato nelle conversazioni come “mousse” e “polline”. Gioacchini avrebbe risposto di essersi già accordato con il collaboratore di Fabietti, identificato dagli investigatori in Piromalli, e di essere in attesa di un “assaggio” della sostanza. Il 27 luglio 2023, dopo avere cercato Fabietti senza ottenere risposta, Gioacchini avrebbe scritto direttamente a Piromalli. A lui avrebbe comunicato che il giorno successivo, «prima di cena», gli avrebbe consegnato denaro «per l’amico nostro», cioè – secondo la lettura investigativa – per Fabietti. Il giorno dopo Gioacchini avrebbe poi informato lo stesso Fabietti che avrebbe consegnato una somma a Piromalli e che avrebbe preso appuntamento con lui per la serata.

La traccia calabrese

Insomma, quello che emerge dagli atti è un doppio riferimento alla Calabria che non sposta il baricentro dell’inchiesta dalla Capitale, ma conferma ancora una volta come i mercati della droga romani guardino anche a canali, relazioni e ambienti criminali capaci di muoversi ben oltre i confini del territorio laziale. E, in particolare, verso ambienti collegati alle cosche di ’ndrangheta. (g.curcio@corrierecal.it)

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