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Rocco Papaleo nel film calabrese su Alighiero Noschese

Nell`Italietta dei misteri e degli inganni, la storia di un abilissimo quanto problematico imitatore che viene sfruttato dai Servizi segreti per fare alcune telefonate con la voce di un ministro mort…

Pubblicato il: 12/12/2013 – 17:52
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Rocco Papaleo nel film calabrese su Alighiero Noschese

Nell`Italietta dei misteri e degli inganni, la storia di un abilissimo quanto problematico imitatore che viene sfruttato dai Servizi segreti per fare alcune telefonate con la voce di un ministro morto d`infarto: a questa prima telefonata, perfettamente riuscita, se ne aggiungeranno altre sempre più compromettenti e pericolose, fino ad arrivare a un tragico quanto inevitabile finale. A distanza di cinque anni dall’inizio delle riprese, effettuate a Reggio Calabria e Cosenza negli ultimi mesi del 2008, vede finalmente la luce il film “La voce” con interpreti del calibro di Rocco Papaleo, Antonia Liskova, Franco Castellano e tanti giovani attori calabresi per la regia di Augusto Zucchi. Si tratta di una commedia, con i toni del thriller, che narra la storia di Gianni (l’indimenticabile Alighiero Noschese, definito da Federico Fellini «ladro di anime»), un imitatore dallo straordinario talento e dalla multiforme individualità artistica: solo pochi minuti per cogliere la qualità di una voce e saperla riprodurre con un’esattezza strabiliante. Non imita da ma diventa l`“altro”.
Il film – annuncia l’ex presidente della Calabria Film Commission, Francesco Zinnato – sarà presentato come evento il prossimo 14 dicembre nella serata finale del “Courmayeur noir in festival” grazie alla società Produzione Straordinaria che, su incarico del ministero dei Beni Culturali, ha completato la produzione dell’opera (la produzione è firmata Blackout Entertainment srl).
La modesta vita di Gianni viene sconvolta da un insolito fatto: la morte di un ministro, notizia che non deve assolutamente trapelare in quanto avrebbe dovuto firmare il giorno dopo un importante decreto. Gianni sarà contattato per imitare la voce del ministro al telefono e fare in modo che il decreto venga firmato dal sottosegretario e, in cambio, gli si offre il sicuro successo artistico televisivo. Gianni accetta e comincia a mietere successi in tv, ma parallelamente si trova ad essere coinvolto in strani e loschi giri. Per arrivare a condurre un importante varietà televisivo deve prestare il suo talento a strani personaggi che conducono operazioni poco pulite.
Con orrore, durante l’imitazione scopre che sta compromettendo la vita di Jenny, la donna che ama; ma ormai è troppo tardi!. E proprio durante lo show televisivo Gianni dissociato e distrutto psicologicamente smaschera le sue malefatte attraverso l’imitazione di chi a queste malefatte lo ha condotto. Ma questa confessione assume i toni della farneticazione e Gianni viene ricoverato in una clinica per malattie mentali dove viene suicidato.
La storia richiama alla memoria la misteriosa scomparsa dell’attore Alighiero Noschese che la mattina del 3 dicembre del 1979 si sparò un colpo alla tempia mentre era ricoverato in una clinica privata romana, Villa Stuart, per una forte depressione.  
«Ho cercato di raccontare una storia dove la vicenda legata all`azione, al thriller, al noir, lasciasse comunque spazio all`approfondimento psicologico, anzi psichico del personaggio – spiega il regista Augusto Zucchi –. L`imitazione delle voci attraverso l`uso del telefono, in un momento in cui sulle intercettazioni telefoniche si basa gran parte delle indagini e gran parte dell`interesse e della curiosità mediatica, mi pare di una certa attualità, così come mi pare di forte contemporaneità la tragedia esistenziale di un imitatore che diventando “gli altri”, non riesce più a ritrovare “se stesso”». Zucchi, diplomatosi come attore nel 1968 alla scuola del Teatro Stabile di Genova e nel 1971 come regista all`Accademia Nazionale d`Arte Drammatica “Silvio D`Amico”, dirige e interpreta numerosi spettacoli tratti da testi classici e contemporanei collaborando con cooperative, compagnie e teatri stabili. È autore di numerosi testi teatrali. Insieme a Italo Moscati ha fondato una compagnia teatrale che si occupa per alcuni anni di teatro di impegno civile. Dal 1979 al 1981 è con Alessandro Fersen, condirettore dello Stabile di Bolzano. Nel 1982 vince il premio Idi per la regia dello spettacolo teatrale “Terroristi”. Parallelamente all`impegno teatrale, scrive per il cinema e la televisione, interpretando anche numerosi ruoli. Con Carlo Lizzani è coautore della sceneggiatura di “Caro Gorbaciov”. (0070)

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