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La difficile settimana di Magorno

LAMEZIA TERME Finora sembra non averne azzeccata una. È passata solo una settimana dall’elezione di Ernesto Magorno alla guida del Pd calabrese. Sette giorni intensi ma costellati di “errori”, passi…

Pubblicato il: 03/03/2014 – 12:54
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LAMEZIA TERME Finora sembra non averne azzeccata una. È passata solo una settimana dall’elezione di Ernesto Magorno alla guida del Pd calabrese. Sette giorni intensi ma costellati di “errori”, passi falsi e strategie difettose. La fine del commissariamento del partito – dopo quattro anni di tensioni, lotte fratricide e polemiche – avrebbe dovuto segnare l’inizio di una fase nuova per i democrat calabresi. Invece, le prime mosse dell’ex sindaco di Diamante rischiano di passare agli annali più per gli inciampi che per il battesimo di un nuovo corso.
Magorno ha sparigliato le carte fin da subito, nel giorno stesso del congresso che lo ha consacrato ai vertici del partito. La prammatica prevedeva l’assegnazione della poltrona di presidente dell’assemblea regionale al candidato sconfitto (al ballottaggio), Massimo Canale. Del resto, lo stesso Renzi, all’indomani della sua elezione a segretario, aveva indicato l’avversario Gianni Cuperlo (dimissionario poco dopo) per la poltrona di presidente. A Magorno, evidentemente, queste liturgie non interessano, dato che alla fine a spuntarla è stato il sindaco di Crotone, Peppino Vallone. Un modo per ricompensare gli “amici” pitagorici, tanto decisivi, con i voti dei loro delegati, in occasione del ballottaggio? Il segretario ha comunque rottamato le ultime velleità di partito di Canale.
Magorno ha insomma affrontato la nuova sfida petto in fuori, forse con una baldanza che dimostra una conoscenza non troppo approfondita delle dinamiche del Pd calabrese. Infatti, subito dopo la vittoria, il parlamentare dichiara che il governatore Scopelliti «si deve dimettere». Di più: «Dobbiamo mandare a casa questo consiglio regionale. Domattina i nostri consiglieri devono presentare le dimissioni. Non è più possibile continuare a stare in quel Palazzo». Parole a cui si aggiunge l’idea di avanzare una mozione di sfiducia per il presidente della Regione.
Solo che il neo-segretario viene sconfessato immediatamente dai “suoi” stessi uomini. I consiglieri regionali – malgrado una nota ufficiale del gruppo parlasse di «disponibilità assoluta a dimettersi dalla carica per determinare un rapido svolgimento delle elezioni regionali» – non mollano il loro scranno. Addirittura tra i democrat a Palazzo Campanella comincia a girare un modulo prestampato per le dimissioni. Dai toni evidentemente sarcastici: «Io sottoscritto (…) consigliere regionale del Pd eletto in virtù dell`onorevole Magorno (…) dichiaro di dimettermi da consigliere regionale per consentire ai colleghi non eletti di poter entrare in Consiglio. Si precisa che le dimissioni non sono state presentate prima per consentire con il nostro impegno il massimo risultato per Magorno e Vallone».
Insomma, non una buona partenza per il segretario del Pd. Che subito dopo si ritrova a dover pelare la “gatta” Gentile. Il senatore di Ncd viene nominato sottosegretario nel governo Renzi malgrado impazzi proprio in quei giorni lo scandalo dell’Ora della Calabria, il cui direttore aveva ricevuto pressioni per non fare uscire un articolo su un’indagine a carico del figlio di Gentile. Renzi va avanti e Magorno non si oppone. Anzi, come riferito dalla deputata Enza Bruno Bossio, impone il silenzio su una nomina che ha fatto scalpore in tutta Italia. Salvo poi fare dietrofront, proprio quando le proporzioni dello scandalo iniziano a farsi gigantesche e tutti i giornali nazionali sottolineano l’inopportunità di avere al governo un presunto nemico della libertà di stampa. Da Magorno arriva allora il contrordine, e subito dopo decide di presentare un documento – da sottoporre all’assemblea del partito regionale – per chiedere al governo di revocare l’incarico al senatore alfaniano.
Infine, l’avvio della raccolta firme – partita ieri – per chiedere le dimissioni del governatore Scopelliti e dell’intera giunta regionale. Una petizione su cui Magorno punta molto. Nonostante una settimana difficile.

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