Cocaina tra Colombia, Spagna e Italia: il canale calabrese da 50 a 100 chili al mese. «Garantiti al cento per cento»
Il racconto del collaboratore Alessandro Maddaloni nell’inchiesta “New Age”: «Ogni anno arrivavano in Italia almeno 800 chili di cocaina»
LAMEZIA TERME Un traffico internazionale di cocaina da almeno 800 chili l’anno, con approdi nei principali mercati italiani e una rete capace di muoversi tra Sud America, Olanda, Spagna e Italia. È il racconto del collaboratore di giustizia Alessandro Maddaloni ad aprire uno degli squarci più significativi dell’inchiesta “New Age”, coordinata dalla Dda di Roma e confluita nell’ordinanza firmata dal gip Francesco Patrone. Il procedimento, scrive il giudice, è stato avviato proprio «a seguito di accuse molto precise» rese da Maddaloni agli investigatori. Al centro del suo racconto c’è un presunto giro internazionale di cocaina «pari ad almeno 800 kg» che ogni anno sarebbe arrivato in Italia, interessando anche il litorale settentrionale laziale. Una rete che, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe stata gestita da una donna di origine messicana residente in Olanda e avrebbe avuto come referente italiano un uomo indicato come “il Presidente”, poi identificato in Pavel Guarin Morales.
Il pentito e il giro degli 800 chili
Maddaloni viene sentito il 20 agosto e l’8 settembre 2025. Agli investigatori racconta di aver deciso di collaborare dopo un lungo periodo di detenzione: circa 17 anni in carcere e 5 ai domiciliari, per reati contro il patrimonio e legati al traffico di stupefacenti. Dice di conoscere in profondità la criminalità locale e soprattutto di essere pronto a riferire su «un giro di cocaina, pari ad almeno 800 kg, che ogni anno giunge nel territorio nazionale ed in particolare nei mercati della Brianza, Milano, Bologna, Roma e Napoli» e che, più di recente, avrebbe interessato anche le zone di Civitavecchia e Cerveteri. Il nome che torna nel racconto è quello di Roberto Tortoioli, conosciuto in carcere a Civitavecchia nel 2006. Maddaloni riferisce di aver approfondito il rapporto con lui tra il 2019 e il 2024, nel periodo in cui si trovava agli arresti e poi in detenzione domiciliare. In quella fase, secondo il suo racconto, Tortoioli gli avrebbe portato cocaina a casa sia per uso personale sia per la rivendita a terzi. Una cocaina, dice il collaboratore, di «ottima qualità» e a prezzi concorrenziali: circa 16mila euro al chilo, da rivendere a circa 18mila. Maddaloni racconta anche un episodio concreto: nell’estate del 2025 avrebbe consegnato un chilo di cocaina nella zona di Casetta Mattei, utilizzando un furgone affittato dal padre presso un’agenzia di Civitavecchia. La consegna, secondo quanto riportato nell’ordinanza, sarebbe avvenuta in un punto indicato da Tortoioli e dopo lo scambio di una parola d’ordine.
Il “Presidente”, i colombiani e i 785mila euro
Nel racconto del collaboratore compare poi una scena chiave. Maddaloni riferisce di essersi recato a Cerveteri, in un residence non distante dal bar Europa. Lì, oltre a Tortoioli, sarebbero stati presenti «altri quattro colombiani», tra i quali un soggetto chiamato “il Presidente”. A lui Tortoioli avrebbe consegnato 785mila euro, indicati come provento delle vendite di droga custodito personalmente. È una delle immagini più nette del racconto: il denaro in contanti, i colombiani, il “Presidente”, il litorale laziale come terminale di un traffico molto più grande. Secondo la ricostruzione dell’accusa, proprio Guarin Morales, chiamato “il Presidente”, avrebbe avuto un ruolo centrale nei rapporti con narcotrafficanti di stanza in Colombia e Spagna, pianificando il trasporto della cocaina anche attraverso corrieri “ovulatori” o in forma liquida.
La truffa dei 10 chili e il recupero dei soldi
Maddaloni racconta anche un’altra vicenda: il “Presidente” gli avrebbe riferito di essere stato truffato da alcuni personaggi di origine campana. Dopo alcune consegne da uno o due chili regolarmente pagate, al momento di una successiva fornitura da 10 chili di cocaina, i napoletani avrebbero simulato un intervento della polizia e si sarebbero impossessati dello stupefacente senza pagare il corrispettivo, pari a 285mila euro. Il “Presidente”, secondo il racconto, avrebbe promesso a Maddaloni metà della somma nel caso in cui fosse riuscito a recuperarla. Da qui i contatti con ambienti criminali campani, l’incontro a Giugliano e poi a Marano, fino alla disponibilità prospettata da un referente locale: acquistare 50 chili di cocaina al mese, pagando 17.500 euro al chilo invece di 17mila, come forma di compensazione.
La donna messicana in Olanda e la cocaina liquida
Il racconto di Maddaloni allarga ancora il quadro. L’organizzazione, secondo quanto riferito dal collaboratore, sarebbe stata guidata da una donna di origine messicana residente in Olanda, dove sarebbero stati stoccati ingenti quantitativi di cocaina provenienti dal Sud America, poi destinati all’Italia attraverso complici di origine colombiana. La droga, nelle sue dichiarazioni, non viaggerebbe solo nella forma tradizionale. Maddaloni parla anche di cocaina liquida, descritta come una sostanza dalle caratteristiche simili all’acqua e di più difficile individuazione, ma bisognosa di una procedura di estrazione eseguita da un “chimico” di cui l’organizzazione sarebbe dotata. C’è poi il sistema degli ovuli: donne di origine sudamericana avrebbero trasportato circa 1-1,2 chili di cocaina custoditi all’interno del corpo, da espellere una volta arrivate in Italia. Una modalità che, secondo la ricostruzione, sarebbe servita anche a generare la provvista di denaro contante necessaria a finanziare l’acquisto dei carichi più consistenti.
I collegamenti calabresi
Dentro questo scenario internazionale, ecco anche un presunto aggancio calabrese. Nunez Camacho Jefferson Luis, detto “Jeff” o “il dominicano”, viene indicato come capo e organizzatore del gruppo. Secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe gestito le movimentazioni dello stupefacente, i rapporti con fornitori e destinatari e si sarebbe avvalso delle sue conoscenze con narcotrafficanti «internazionali e/o calabresi». Non è l’unico riferimento. Nelle carte compare anche Raffaele Mazza, nato a Roma ma chiamato “il calabrese”, indicato come partecipe del sodalizio e in stretti rapporti con Tortoioli. Secondo l’accusa, Mazza si sarebbe reso «disponibile a smerciare cocaina nelle piazze romane e anche a effettuare un viaggio in Spagna per prelevare e trasportare in Italia ingenti quantitativi di droga».
Il collegamento emerge con forza in un’intercettazione del 4 novembre 2025. Mazza chiede a Tortoioli: «Ce l’hai il contatto del calabrese?». Tortoioli risponde: «Nun ce l’ho il contatto del calabrese». E Mazza replica: «Ce l’ha solamente lui», con riferimento, annotano gli investigatori, a Nunez Camacho.
Il dialogo prosegue con la prospettiva di andare “giù” o addirittura a Madrid. «Allora digli al colombiano che ce vado io su, a Madrid», dice Mazza. Tortoioli lo corregge: «Non è il colombiano, è domenicano», riferendosi a Nunez Camacho. Mazza insiste: «Se vole ce vengo giù io, insieme a voi». Poi aggiunge: «Io so’ paesano suo». E arriva la frase più pesante: «Io je garantisco i 50 chili al mese minimo». Poco dopo il quantitativo si allarga ancora: «Io gli garantisco tra i 50 e i 100 chili ogni mese, fissi, garantiti al cento per cento». E il possibile accordo viene sintetizzato così: «Se divide in tre: io, te e il domenicano».
«L’unico che dava il lavoro era il calabrese»
Il riferimento al canale calabrese torna anche in un’altra conversazione, nella quale si discute di prezzo e disponibilità dello stupefacente. Nunez Camacho parla del “lavoro”, termine che nelle carte viene ricondotto alla cocaina, e afferma: «Solamente, l’unico che dava il lavoro era il calabrese, l’amico mio, e basta». Un passaggio che, letto insieme al resto dell’ordinanza, rafforza il peso dei contatti evocati dagli indagati. Il quadro tracciato dagli investigatori resta quello di un’organizzazione a base romana ma con proiezione internazionale: Colombia, Spagna, Olanda, Sud America, corrieri ovulatori, cocaina liquida, auto a noleggio con doppiofondo e canali di approvvigionamento molteplici. (g.curcio@corrierecal.it)
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