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L`Ora: «Siamo pronti a resistere»

RENDE (CS) Come resistenti in un fortino assediato. I giornalisti dell’Ora della Calabria chiamano a una conferenza stampa nel giorno della Liberazione, per raccontare l’ultima tappa di una vicenda…

Pubblicato il: 25/04/2014 – 15:37
L`Ora: «Siamo pronti a resistere»

RENDE (CS) Come resistenti in un fortino assediato. I giornalisti dell’Ora della Calabria chiamano a una conferenza stampa nel giorno della Liberazione, per raccontare l’ultima tappa di una vicenda che pare essere rappresentata dal licenziamento di quanti nel giornale lavorano. Il grido dall’allarme e di protesta viene dal tavolo cui sono seduti il direttore Luciano Regolo, Carlo Parisi, vice segretario nazionale della Fnsi e segretario del sindacato giornalisti della Calabria e i rappresentanti del Comitato di redazione, mentre ad ascoltare attento c’era Mimmo Talarico, unico politico presente. Ed è proprio un membro del Cdr, Marco Cribari, ad aprire la discussione, facendo la sintesi dei fatti recenti, ma anche della storia stessa del giornale, «da quando si chiamava Calabria Ora». Una storia che Cribari non esita a definire «scritta anche col martirio di chi c’era e oggi non c’è più», con evidente e appassionato riferimento al collega Alessandro Bozzo.
Eppure i nodi sono venuti drammaticamente al pettine di recente, «con atti liberticidi», spiega Regolo, ripercorrendo anche egli le tappe delle ultime settimane, dalla ormai celebre telefonata dello stampatore, fino alla chiusura del giornale. E il direttore spiega che avendo assunto l’incarico da solo un mese già stava andando via, trattenuto solo dall’esser riuscito a strappare all’ex editore Alfredo Citrigno, un impegno al risanamento senza ulteriori sacrifici per i lavoratori.
Tuttavia le cose poi andarono come è noto e questa è l’occasione per i giornalisti dell’Ora di indagare su alcune anomalie tutte calabresi. Infatti Regolo svela che il contratto che lega il giornale allo stampatore De Rose costa 75mila euro al mese, «per una qualità del lavoro spesso mediocre, mentre i prezzi di mercato sono significativamente più bassi». Ed è solo una delle ragioni che spingono il direttore dell’Ora a domandarsi quali siano i motivi per cui «si trascina questo strano rapporto tra i Citrigno e De Rose».
Al suo fianco Parisi traccia la road map di quanto potrebbe accadere, perché al momento i licenziamenti sono stati annunciati, ma formalmente non notificati. Di norma si dovrebbe aprire un tavolo di negoziato col sindacato per trovare quelli ammortizzatori sociali in grado di alleviare le condizioni dei lavoratori. Ma intanto la conferenza stampa dell’Ora è l’occasione per il sindacato per rivendicare presenza e impegno, non solo al fianco dei colleghi del giornale in difficoltà, ma di tutti i giornalisti, perché quel che Parisi teme è «l’emergere di altre situazioni simili in Calabria».
Ma oltre l’aspetto propriamente sindacale restano sul tavolo le iniziative cui daranno vita i giornalisti dell’Ora di Calabria, perché come annunciato dallo stesso Regolo l’obiettivo è riconquistare voce e presenza nel raccontare i fatti, «tentando di riattivare il sito web, e comunque andando oltre la pagina di Facebook», nata per restare visibili. Una forma di resistenza contro quello che Regolo e i giornalisti considerano il male peggiore, che il giornale possa finire nelle mani di De Rose, «perché se questo dovesse accadere, non oso pensare a cosa succederebbe ai lavoratori», dice il direttore chiudendo l’incontro. (0020)

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