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L'Italia del cambiamento passa dalla Calabria

Con il numeroso e prepotente ingresso in Parlamento del Movimento 5 Stelle sono cambiati i canoni della politica e, con essi, sono modificati i parametri di riferimento. Come dire, sono mutati i pu…

Pubblicato il: 04/05/2014 – 22:00
L'Italia del cambiamento passa dalla Calabria

Con il numeroso e prepotente ingresso in Parlamento del Movimento 5 Stelle sono cambiati i canoni della politica e, con essi, sono modificati i parametri di riferimento. Come dire, sono mutati i punti cardinali della bussola “ideologica”. Non c’è più differenza alcuna, almeno apparentemente, tra ciò che propone l’uno e quanto sostengono gli altri, fatte le dovute eccezioni per la Lega, che invero appare avere attenuato quantomeno il linguaggio. Si è deciso tutti insieme con il governo Letta. Si continua a farlo, quasi tutti collegialmente, nel governo Renzi contro i soliti noti.
Tutto questo ha portato a rivedere gli obiettivi e i comportamenti per conseguirli. Diventa pertanto normale che un premier di centrosinistra impari a parlare così come faceva una volta il suo omologo di centrodestra. Ai più sembra di trovarsi di fronte al trionfo assoluto della vecchia Democrazia cristiana, l’unica a residuare in termini di onnipresenza. Una Dc al governo del Paese, contro una Dc all’opposizione. Una Dc che esercita pure il sindacato, fatta eccezione per quella Fiom che mette i peli nelle orecchie a Sergio Marchionne (Crozza dixit).
Così facendo sono uguali le posizioni nei confronti dell’Europa, tranne qualche parolone in più che fa la differenza solo fonetica. Sono uguali i progetti sul lavoro, sulla sanità, sulla scuola e la ricerca e così via. Il rischio è quello che in un mondo di eguali si facciano le stesse cose che si sono fatte sino a oggi. Così si arriva alla disperazione delle idee.
Confidando nel nuovo premier tanti cittadini suppongono – di fronte a un unico esercito che si divide tra nordisti e cheyenne a seconda del momento, così come si faceva nelle battaglie che si improvvisavano nei cortili di una volta – che cambi il prodotto della politica. Il problema è capire come.
Se il tempo è buono lo si vedrà in Calabria, in occasione delle prossime elezioni regionali. Un appuntamento importantissimo, dimostrativo del cambiamento che si vuole realizzare. Qui Renzi si misurerà con se stesso, con la sua capacità di governare la politica e il Paese. Qui si dimostrerà l’Italia del cambiamento. Costituirà la prova generale delle riforme istituzionali che si vogliono, ivi compresa la scomparsa delle istituzioni inutili (le Province e tutti quegli enti che, invece, si suppone di cancellare incorporandoli) e il dissolvimento del Senato, sintomatico della correzione di quel bicameralismo perfetto che ha portato il Paese nello stallo legislativo.
In buona sostanza, occorre dividere piuttosto che moltiplicare i centri di trattativa politico-istituzionale. Qui sta la differenza tra la semplificazione delle decisioni e la complicazione ulteriore.
Dunque, la Calabria come finale di Coppa dei campioni. Ivi saranno schierati nella contesa:
– un centrodestra uscente affetto da una grave patologia organizzativa, perché privato giudiziariamente del suo leader e in eterno conflitto tra lo stantio e le novità, con il vecchio Berlusconi appiccicato al telefono per conquistare l’ubiquità che ci sta tutta in un periodo di facili canonizzazioni;
– un centrosinistra che, invece di scegliere bene e in fretta litiga male, fornendo la prova, da una parte, di perseguire il tentativo di riproporre il vecchio responsabile del suo stesso degrado e, dall’altra, di non avere il coraggio di scegliere il nuovo a denominazione di origine controllata. Magari proponendo anche, sin dalla candidatura, una giunta giovane e tecnica, capace di affrontare e vincere le sfide che l’eletto dovrà affrontare. Non ultima, quella di risanare i conti dell’istituzione regionale, di espellere la ‘ndrangheta dai siti decisori e gli affaristi dai corridoi, di ripulirla delle scandalose partecipate e di renderla forte nella contrattualizzazione con l’Ue;
– un M5S che guadagna senza fare niente. Ciò in quanto ha coscienza che la sua forza siano gli avversari così come sono. A Roma come ovunque. Diventano forti e invincibili solo esistendo i contro e accusando (spesso correttamente) gli altri sempre più uguali a prescindere. Se continuerà così saranno capaci di prendere un voto in più degli altri nella corsa a governatore.
Riassumendo, se non si corre al riparo attraverso la trasformazione radicale dell’agire politico, la Calabria affonderà, magari urlando il suo dolore sino a un attimo prima di affogare. Il governo di una Regione è già difficile per suo conto. Quello della Calabria è una missione quasi impossibile. Per questo occorre il migliore. Il sogno dei calabresi è quello di vedere la propria Regione governata finalmente bene. Per farlo si renderebbe necessaria una novità in assoluto: le persone autenticamente perbene da una parte contro gli tutti altri. Per farlo occorrerebbe andare oltre gli steccati, quelli che ormai sembrano non esistere più, per abbandono degli avversari. Tutti, infatti sembrano correre al centro della uguaglianza sostanziale delle idee, peraltro senza sostanza, così come fa chi non sa guidare l’automobile e preferisce stare incollato sulla striscia continua. Dicono, promettono e fanno le stesse cose, modificando solo i toni.
Una soluzione civica e civile non scandalizzerebbe più alcuno. Anzi farebbe proseliti ovunque.
Basta con la strage degli innocenti, colpevoli solo di avere accettato per decenni il ruolo dei sottomessi alle clientele, spesso in assenza di alternative credibili. Calabresi di tutto il mondo, unitevi in questo grido di soccorso. (0040)

*Docente Unical

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