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Comunali a Rende, panorama insolito

Le recenti elezioni di Rende hanno proposto un panorama diverso dal solito. Non tanto perché ci sia stato l’avversario tradizionale (la destra) a conseguire un risultato eccezionale – tant’è che se…

Pubblicato il: 29/05/2014 – 22:00

Le recenti elezioni di Rende hanno proposto un panorama diverso dal solito. Non tanto perché ci sia stato l’avversario tradizionale (la destra) a conseguire un risultato eccezionale – tant’è che se paragonato a quello precedente è finanche al di sotto di qualche punto percentuale – bensì perché l’amministrazione uscente non è stata sostenuta unitariamente dalla sinistra. Insomma, ci si è divisi piuttosto che stare uniti nel difendere il progetto di città che vince da sempre.
I motivi del frazionamento sono stati diversi, ma tutti riconducibili ad un malessere del tutto interno al centrosinistra. Su tutto, alla modalità di scelta del leader, da candidare a sindaco. Non solo. L’anticipata conclusione della precedente sindacatura ha creato non poche crepe all’interno del monolite progressista, in quella storica compagine che ha come riferimento politico, da diversi lustri, Sandro Principe. D’altronde, un abbandono del sindaco eletto, del tipo quello determinatosi nel luglio 2013, non poteva non creare un qualche trauma nella coalizione politica di riferimento. Da qui, le scollature che hanno prodotto, in occasione del più attuale appuntamento elettorale, una miriade di candidature a sindaco. Effetti, questi, che rientreranno naturalmente al richiamo “ideologico” per la riconquista del seggio di primo cittadino e al grido di aiuto della città.
Rende è una città amata da chi la vive ma avversata da chi, invece, dimora ove il paragone non regge. È amatissima dai rendesi storici, quelli che si caratterizzano finanche nel nutrire una spesso assurda gelosia nei confronti di concittadini sopravvenuti. Questi ultimi (me compreso) hanno imparato ad amarla perché Rende si è dimostrata generosa. Ha dato agli “immigrati” tutto ciò che aveva: il proprio territorio. Un territorio esaltato che ha tirato fuori la sua vocazione naturale a determinare qualità della vita e a garantire occupazione nel suo sito industriale. Lo ha fatto con le amministrazioni del grande Cecchino e, successivamente, con Sandro Principe, artefice del cambio di marcia utile a far correre la città, a far sì che la stessa arrivasse un po’ oltre il cosiddetto passo con i tempi. Tutto questo l’ha resa in concorrenza costruttiva con la vicina Cosenza e con il suo hinterland. Si è così venuto a realizzare quel sano agonismo che ha visto soccombere, in termini di appeal abitativo, la città capoluogo, soprattutto a causa degli incancellabili errori di gestione del territorio che si sono via via accumulati negli anni remoti.
L’edificazione a largo respiro, intendendo per tale la realizzazione di palazzi asserviti da ampi spazi d’uso condominiale e giardini, in una alla disponibilità di un’invidiabile quota pro capite di verde pubblico e attrezzato, ma soprattutto le scelte amministrative tendenti a privilegiare i servizi e le aree destinate allo svago hanno fatto sì che si concentrassero nel territorio rendese gli investimenti familiari. Quegli investimenti, frutto dei risparmi accumulati spesso da generazioni intere, effettuati sulla casa, sia in termini di abitazione principale che da destinare ai figli.
Proprio per questo motivo è facile prevedere che al ballottaggio prevarrà il consenso in favore della rappresentanza garante della continuità. Di chi si renderà portatore del mantenimento dell’attuale status di convivenza sociale che assicura, tra l’altro, la conservazione di valori di quel mercato immobiliare che altrove precipita. In proposito, è facile immaginare che saranno in pochi a non decidere in tal senso, a supporre di cambiare “il cavallo” che ha condotto bene la carrozza cittadina!
Un discorso di questo tipo è facile che prevalga. Alla nuova amministrazione, qualunque essa sia, compete la capacità di fare meglio di sempre facendo tesoro degli errori maturati nel corso di quella precedente che, con la sua prematura cessazione, ha costretto i rendesi – per la prima volta nella storia – ad andare alle urne anticipatamente.

* docente Unical 

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