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Magorno: il caso Rende accelera la rottamazione nel Pd

Segretario Ernesto Magorno, la «stanchezza» che prende gli elettori al ballottaggio, Matteo Renzi l’aveva messa in conto. Il problema, per il Pd calabrese, è che si perde la città di Rende dove il …

Pubblicato il: 08/06/2014 – 22:00
Magorno: il caso Rende accelera la rottamazione nel Pd

Segretario Ernesto Magorno, la «stanchezza» che prende gli elettori al ballottaggio, Matteo Renzi l’aveva messa in conto. Il problema, per il Pd calabrese, è che si perde la città di Rende dove il centrosinistra governava dal 1952…
«Nel Mezzogiorno andiamo male un po’ dappertutto. Perdiamo a Rende, certo. Ma il Pd viene sconfitto a Montalto Uffugo, a Potenza, in altri centri della Puglia».
D’accordo, ma Rende è la città di Sandro Principe, uno dei big renziani e suo grande sponsor al congresso regionale…
«Il Pd viene battuto perché non ha la capacità di essere unito. Questa lezione deve servirci per il futuro, già a partire dalle prossime regionali. Qui non è importante se perde un cuperliano, un civatiano o un renziano. Con la sconfitta a Rende noi perdiamo un pezzo di storia del riformismo italiano».
Sta forse cercando di dire che il suo partito non ha sostenuto in maniera compatta Pasquale Verre?
«Io faccio rilevare che senza unità non andiamo da nessuna parte. E lo dimostrano le sconfitte patite nel recente passato in storiche roccaforti come San Giovanni in Fiore, Acri, Rossano e Corigliano Calabro. Governiamo solo in un capoluogo di provincia calabrese (Crotone, ndr) su cinque».
Lei parla come se non fosse il segretario del Pd calabrese…
«Purtroppo il voto delle amministrative ci indica chiaramente che quando Renzi non ci mette direttamente la faccia, per noi è molto dura prevalere».
Alle regionali adesso con quale schema si andrà?
«Il Pd deve candidare qualcuno che sia in netta discontinuità con il sistema di potere che ha governato finora la Calabria. E lo stesso discorso deve valere per le nostre liste, che dovranno essere completamente rinnovate».
Lei parla di «sistema di potere» che riguarda destra e sinistra. Dunque, anche il Pd?
«Il partito che guido deve essere portatore di serie proposte programmatiche. A me piacerebbe ragionare sulle idee da mettere in campo piuttosto che sugli uomini e le donne da schierare».
È alla ricerca di formule eleganti per far capire che non vuole le primarie come metodo di scelta del candidato a governatore?
«Io chiedo a tutti un passo indietro. Non sono contro le primarie come metodo ma non possono diventare terreno di uno scontro che arrecherebbe solo danni al Pd e all’intero centrosinistra. Anzi, troviamo un candidato che sia condiviso da tutti e facciamo sì che le primarie diventino una festa di democrazia».
Certo che lei va controcorrente. Pensi che anche il centrodestra è tentato da primarie aperte a tutti gli aspiranti governatori…
«Io penso invece che nel centrodestra e nel centrosinistra manchi un dibattito sui progetti da mettere in campo per risollevare la Calabria dopo la fallimentare esperienza di Scopelliti. Stiamo assistendo solo a una guerra di posizionamento tra i vari colonnelli. Se qualcosa di concreto è stato fatto in questi ultimi mesi lo si deve solo a Renzi. La cabina di regia istituita a Palazzo Chigi – a questo proposito oggi, assieme agli altri parlamentari calabresi, chiederò un incontro con il sottosegretario Delrio –, lo sblocco dei fondi per completare il Tribunale di Reggio Calabria, quello per il finanziamento della cassa integrazione in deroga per il 2013, il potenziamento degli uomini deciso dopo la manifestazione contro la ‘ndrangheta di Scalea sono segni tangibili dell’attenzione che il premier ha nei confronti di questa terra».
Ma per far ripartire la Calabria serve anche altro…
«Non c’è dubbio. Mi limito a segnalarle che bisogna accelerare con l’istituzione delle Zona economica speciale al porto di Gioia Tauro e con l’abbattimento delle accise e delle tasse di ancoraggio. Sulla sanità bisogna investire sui presìdi di eccellenza per frenare la migrazione verso le altre regioni. Per quanto riguarda i precari, c’è la necessità di inserirli nel circuito lavorativo, facendoli uscire da una situazione di perdurante incertezza. E poi penso che debba essere avviato un rapporto continuo tra la Regione e le tre università calabresi. Se non si investe in ricerca e formazione non si va da nessuna parte».
Dopo due rinvii, quando verrà convocata l’assemblea regionale del partito?
«Dopo l’incontro di giovedì con la segreteria nazionale, il presidente Vallone renderà nota la nuova data».

Antonio Ricchio

a.ricchio@corrierecal.it

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