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Il Pd non è più commissariato

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Pubblicato il: 12/06/2014 – 15:20

Lettera indirizzata al vice-segretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, al responsabile nazionale dell’organizzazione, Luca Lotti, e al segretario regionale, Ernesto Magorno.

 

Carissimi,
Vista la situazione calabrese, caratterizzata da grande incertezza e da un senso di impotenza che pervade la base del partito, in vista della riunione del 12 giugno a Roma, volevo esprimere un punto di vista sul delicato momento che stiamo attraversando.
La Calabria, già provata da una gravissima crisi economica, occupazionale e ambientale, vive oggi, dopo le dimissioni di Giuseppe Scopelliti, un momento di grande vuoto istituzionale. In questo quadro appare surreale il dibattito che si sta sviluppando all’interno del partito: ancora una volta, siamo lontani dai bisogni della società calabrese, che da molto tempo, aspetta una vera alternativa capace di risolvere le ataviche contraddizioni che sussistono nella nostra regione.
Continuare a non tenere in considerazione gli organismi, agendo come se fossimo ancora commissariati, è un grosso limite. Sarebbe stato opportuno convocare l’Assemblea regionale del Partito democratico della Calabria prima delle elezioni europee e amministrative, avremmo dato un aiuto maggiore alla causa comune che vedeva direttamente la nostra organizzazione e il premier Renzi impegnati per quella competizione; avremmo aiutato maggiormente i sindaci, consiglieri candidati facendoli sentire parte di un progetto più complessivo di cambiamento. Silenziare la discussione è controproducente e sconteremo, in parte abbiamo già scontato, la mancata gestione di questi processi politici.
La Calabria non ha più tempo. Servono delle risposte celeri che permettano alla nostra regione di uscire fuori dallo stato emergenziale ma ancora di più, serve elaborare una visione strategica di sviluppo della nostra terra. Consegnare una prospettiva occupazionale che veda protagonista non solo le nuove generazioni che vivono in Calabria. Affrontare la piaga ancestrale della criminalità organizzata che da troppo tempo immobilizza l’economia e soprattutto le coscienze dei calabresi. Rilanciare il mondo della ricerca e del sapere mettendo da subito in sinergia i tre poli accademici regionali (Università della Calabria, Università degli Studi Magna Graecia, Università degli Studi Mediterranea).
Dopo anni di malgoverno della destra, spetta ora al nostro partito e al centrosinistra che saremo in grado di costruire, il compito di governare questi processi. Che siano abbandonate, sin da subito, esperienze che sono state bocciate dall’elettorato e che si dia un’immagine rinnovata sia negli uomini e soprattutto nei metodi. Mai più deroghe allo statuto nazionale, soprattutto nella formazione delle liste del partito democratico, candidature che devo essere rinnovate e che si dia spazio ad un nuovo protagonismo che è già in campo nei territori.
Si conceda agli organismi regionali di determinare il proprio indirizzo politico.
Nell’attuale situazione, non possiamo più rinunciare al criterio di scelta delle Primarie, unico metodo capace di far sintesi e responsabilizzare non solo la nostra comunità ma tutti gli attori del centro sinistra calabrese. Delegare le decisioni a riunioni ristrette, rappresenta una scelta dannosa e in controtendenza rispetto alla fiducia che il premier Renzi ha riposto nella capacità della Calabria di autodeterminarsi. Si rischierebbe di compromettere importanti alleanze politiche e sociali funzionali alla costruzione di una proposta di governo regionale efficace. La direzione giusta è quella di aprirsi a tutte le forze sociali e civiche presenti sul territorio, a partire dal mondo del sapere e ai tanti movimenti sociali. Le primarie, per la scelta del candidato alla presidenza della regione, costituiscono, alla luce di quanto detto, la condizione per rendere forte, competitivo e vincente il centrosinistra in Calabria.

 

*Segretario regionale Giovani democratici

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