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LA LETTERA | Quindici mesi per un intervento, parla il direttore

Premetto col dire che i fatti lamentati dal Sig. Graziadio descrivono episodi molto lontani dalla realtà e vengono omesse circostanze fondamentali, ma che – evidentemente – non militano in favore d…

Pubblicato il: 11/07/2014 – 11:50
LA LETTERA | Quindici mesi per un intervento, parla il direttore

Premetto col dire che i fatti lamentati dal Sig. Graziadio descrivono episodi molto lontani dalla realtà e vengono omesse circostanze fondamentali, ma che – evidentemente – non militano in favore delle finalità che nell’articolo si intende perseguire.
Sono comprensibili le rimostranze e le lamentele di un genitore per i 15 mesi di attesa per l’operazione del figlio.
Certamente, però, ciò non è addebitabile ai medici o al personale dell’Ospedale, ovvero
all’improvvisazione ed alla disorganizzazione del reparto.
Purtroppo, l’attesa tra prenotazione ed intervento, che appare estenuante, è determinata dal rispetto del protocollo, che prevede periodi lunghi per la priorità accordata alle operazioni più urgenti rispetto a quelle meno urgenti e anche periodi altrettanto lunghi di osservazione del paziente che a volte, come in questo caso, sono fortemente consigliati dalle linee guida , per la valutazione di appropriatezza dell’indicazione chirurgica.
La “pistola fumante” rappresentata dal fax con la data, che il Sig. Graziadio ritiene essere la prova provata di quanto di negativo a lui precedentemente riferitogli (non è dato sapere da chi ed in che modo) a proposito della divisione di otorinolaringoiatria, tutt’al più può essere una prova del tempo di attesa fra la prenotazione e l’intervento.
Questo intervallo, appunto, ha ben altre motivazioni, ma non è certamente causato dal caos.
Ma vengo ai fatti.
Il 10 giugno u.s. qualcuno del personale mi riferiva che la mamma di un bambino, convocato per essere inserito nella lista operatoria in programmazione, chiedeva una mia rivalutazione del piccolo, essendo passato più di un anno dall’ultima visita da me effettuata. Visitavo il bambino confermando un’ipertrofia adenotonsillare, fra terzo e quarto grado.
Chiedevo alla madre notizie in merito all’andamento della sintomatologia nel periodo trascorso dall’ultima visita. Ella riferiva che non c’erano stati fenomeni di flogosi febbrile ricorrenti e che i problemi respiratori erano minimi.
Concludevo, pertanto, che poteva essere opportuno rivalutare la reale entità dei problemi mediante il test della pulsiossimetria, dirimente per la definizione del grado di difficoltà respiratoria, propedeutico a un eventuale approfondimento diagnostico con polisonnografia.
Venerdì 13 giugno entrava nella mia stanza la signore Arconte, che, visibilmente sconvolta, mi raccontava di essere stata oggetto di un’aggressione verbale da parte del Sig. Francesco Graziadio e di sua moglie.
Questi aveva accompagnato, unitamente alla consorte, il bambino in Ospedale, nell’errata convinzione che quel giorno era previsto il ricovero del figlio in vista dell’intervento chirurgico.
La Sig.ra Arconte riferiva ai genitori che c’era stato un fraintendimento e che il ricovero era stato programmato e fissato per il successivo 18 giugno e mostrava in visione la data scritta sulla cartella del pre-ricovero.
Pensando che si trattava di uno spiacevole malinteso e nell’intenzione di difendere la professionalità e l’impegno della nostra dipendente, chiedevo di far entrare il signor Graziadio nella mia stanza. Invito che questi rifiutava categoricamente, sostenendo ad alta voce (tant’è che potevo sentire le sue parole, nonostante si trovasse nel corridoio antistante) che non aveva tempo da perdere.
Rispettavo la sua decisione raccontavo telefonicamente l’accaduto al collega Bonofiglio, che in precedenza si era interessato al caso del piccolo.
Nel mentre mi stava dicendo che sarebbe venuto per sanare la spiacevole situazione creatasi entrava nella mia stanza, accompagnato dalla moglie, il signor Graziadio, al quale riferivo del colloquio appena avuto con il dottore Bonofiglio, che, di lì a qualche minuto, sarebbe giunto in reparto; invitavo, pertanto, i coniugi Graziadio ad attendere l’arrivo del collega loro amico.
Rimanevo nel mio studio da solo fino a che non mi raggiungevano i colleghi Bonofiglio e Cipparrone che anche se non avevano nessuna responsabilità per l’accaduto, mi chiedevano scusa e mi invitavano ad avere comprensione per un padre in apprensione.
Tutto questo mi persuadeva che l’intervento dei colleghi aveva rasserenato il signor Graziadio.
Nonostante tutto ciò e nell’intento di perseguire soltanto l’interesse della salute del bambino, decidevo di telefonare al Sig. Graziadio, manifestando la volontà di discutere pacatamente sull’accaduto.
Anche il mio interlocutore lo riteneva opportuno e raccoglieva il mio invito.
Sabato 14 giugno ricevevo nel mio studio in ospedale il signor Graziadio e sua sorella, mi rendevo disponibile a metter da parte quello che consideravo un malinteso senza tornarci sopra e ritornavo sull’argomento che più maggiormente mi interessava e, cioè, sull’indicazione all’intervento, esprimendo le mie perplessità legate alla dichiarazione della mamma del bambino che aveva minimizzato il disturbo respiratorio e che avrebbe dovuto darmi conferma della sua volontà di procedere o meno all’indagine proposta, la pulsiossimetria.
L’incontro si concludeva con la dichiarazione della loro disponibilità a tornare per il giorno 18 per l’intervento, senza ritenere opportuno informarmi della pubblicazione dell’articolo.
Successivamente, però, la famiglia del piccolo paziente mi faceva sapere, per via indiretta, che preferiva non incontrarmi.
Questi i fatti, che differiscono, e non poco, dalla versione pubblicata su Codesta testata.
Il disappunto (chiamiamolo così) manifestato dal Sig. Graziadio sembrerebbe stato determinato dell’equivoco sulla dalla data nella quale il figlio avrebbe dovuto subire il ricovero per essere operato.
Nonostante mi fidi ciecamente della precisione e della puntualità del personale addetto ai ricoveri, un dato documentale mi induce a ritenere che l’errore sulla data sia dipeso solo e soltanto dai genitori del piccolo paziente, per una considerazione di ordine squisitamente logico.
In base ai protocolli seguiti nella divisione che dirigo, i pazienti che devono subire un’operazione programmata, vengono convocati almeno una settimana prima dell’intervento, per eseguire tutti gli esami preliminari e propedeutici. Cosa che, puntualmente, è accaduto per il piccolo paziente Graziadio.
Ciò, corrobora, (ma non avevo bisogno di riscontro, atteso che conosco molto bene il modo di lavorare e la precisione della responsabile amministrativa, Sig.ra Arconte, e della caposala) quanto riferito in reparto.
Leggendo la lettera a firma del Sig. Francesco Graziadio, si ha l’impressione che tutti gli episodi che egli racconta siano caduti sotto la sua diretta percezione, anche se, sia io che il personale del reparto, da me interrogato sul punto, segnalano la presenza del padre, contrariamente alla madre ed ad altri familiari, solo nella giornata di venerdì 13 giugno.
L’affermazione del giornalista che l’intervento di tonsillectomia è una banalità da risolvere in dieci minuti non è stata certamente suggerita da mie convinzioni, condivise da tutti i colleghi otorinolaringoiatri, ben consci dei benefici ma anche degli effetti collaterali e delle possibili complicanze, per niente trascurabili, di questo intervento.

Fernando Guzzo
direttore f. f. Reparto Otorinolaringoiatria Ospedale dell’Annunziata (Cosenza)

***

Evito di confutare punto per punto la fantasiosa ricostruzione del dottore Guzzo, esercizio che sarebbe forse utile alla ricostruzione dei fatti ma che ritengo imbarazzante per me e per lui. Mi tocca però precisare che, subito dopo l’incontro con il dottore Guzzo, mia moglie ha firmato di suo pugno il consenso all’intervento. Cosa che, per una considerazione di ordine squisitamente logico, annulla ogni perplessità possa avere manifestato in precedenza.
Tornando invece al valore della cronaca dell’avvenimento basta dire, per tenerla nella giusta considerazione, che io ero presente in reparto anche il giorno
degli esami preliminari e non solo quello del ricovero. Proprio per questo devo essere riconoscente al dottore Guzzo per avermi dato l’occasione di ringraziare per la gentilezza e la professionalità il personale medico e paramedico del reparto di Otorino dell’Annunziata, che ha trattato mio figlio Antonio con tutte le cautele del caso, comprese le ripetute manifestazioni di sincera solidarietà per la coincidenza dell’intervento con il suo onomastico: e cioè venerdì 13 giugno e non mercoledì 18. Sono proprio loro, insieme ai pazienti, a dover pagare sulla propria pelle le difficoltà di lavorare in un reparto diretto e gestito in modo tale da considerare “normale” l’attesa di quindici mesi per un intervento di adenotonsillectomia e “un disguido” il grottesco errore che ha visto come incolpevole vittima un bambino di dieci anni.

Francesco Graziadio

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