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Nuovo "inchino" a San Procopio. La Procura apre un'indagine

SAN PROCOPIO La Dda di Reggio ha aperto un’inchiesta sull’omaggio reso dalla moglie del boss Nicola Alvaro alla statua del patrono di San Procopio. Durante la processione dello scorso 8 luglio, il …

Pubblicato il: 12/07/2014 – 11:49
Nuovo "inchino" a San Procopio. La Procura apre un'indagine

SAN PROCOPIO La Dda di Reggio ha aperto un’inchiesta sull’omaggio reso dalla moglie del boss Nicola Alvaro alla statua del patrono di San Procopio. Durante la processione dello scorso 8 luglio, il simulacro del santo avrebbe sostato davanti all’abitazione di Grazia Violi, la quale si sarebbe avvicinata per fare la sua offerta a San Procopio. Un episodio registrato dai militari dell’Arma, presenti alle celebrazioni assieme alle altre autorità civili e religiose. Il caso segue quello di Oppido Mamertina, avvenuto soltanto due giorni prima, durante il quale i portatori della Vara hanno omaggiato il capocosca Giuseppe Mazzagatti con un inchino della statua. Adesso lo scandalo coinvolge un’altra cittadina della Piana, che rientra nella stessa diocesi di Palmi-Oppido in cui, nei giorni scorsi, il vescovo Francesco Milito ha imposto lo stop alle processioni, scatenando un altro vespaio di polemiche. Nicola Alvaro è stato al centro delle indagini della Dda e in passato è stato arrestato in quanto accusato di aver fatto parte del commando che nel settembre dell”82 trucidò il comandante Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro. Alvaro fu scarcerato quando il testimone che aveva rilasciato le rivelazioni venne ritenuto inattendibile.
«L’indagine – ha detto il procuratore capo di Reggio Federico Cafiero de Raho al Corriere della Calabria – dovrà verificare il possibile condizionamento della processione da parte della ‘ndrangheta. In ogni caso questo episodio mi sembra l’ulteriore dimostrazione delle pressioni delle cosche sul territorio». Quanto ai contatti tra Procura e clero in seguito alle vicende di Oppido, de Raho spiega che «al momento non c’è stata nessuna interlocuzione, ma credo che (i vertici ecclesiastici, ndr) qualche decisione dovranno prenderla, anche perché il Papa ha parlato in modo chiaro». Il procuratore si riferisce alla scomunica inflitta ai mafiosi e riflette sul comportamento dei prelati rispetto alla esplicita condanna di Francesco: «Le valutazioni che mi è capitato di sentire nel corso di interviste a esponenti del clero calabrese non mi sembrano altrettanto nette». Secondo de Raho, «le processioni devono rispondere al sentimento religioso della popolazione e, in caso di condizionamenti, o non si fanno o si fanno seguendo regole prestabilite».
Il nuovo “inchino” della statua di San Procopio viene però seccamente smentito da Edoardo Lamberti Castronuovo che, oltre a essere il sindaco della cittadina della Piana, è anche assessore alla legalità della Provincia di Reggio. «È una baggianata grande quanto il mondo, una bugia. Alla processione ero presente io assieme al parroco e ai carabinieri, ai quali a ogni sosta chiedevo se fosse tutto regolare». Lamberti Castronuovo, che dichiara di aver inviato una lettera di ringraziamento ai vertici dell’Arma il giorno successivo alla festività, ritiene impossibile la donazione della moglie del boss a pochi passi dalla statua, «perché la raccolta degli oboli avviene 10 metri più avanti rispetto alla processione, ad opera di bambini di 10 anni. Noi qui stiamo combattendo la mafia, attraverso la costruzione di un asilo, di un teatro e di una biblioteca, per consentire a San Procopio di tornare a essere uno dei centri della cultura della Piana. Presenterò querele, si tratta di invenzioni di cui qualcuno dovrà rispondere». La Procura, intanto, continua le indagini sull’ennesimo caso di commistione tra religione e ‘ndrangheta.

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