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Cosenza, favorirono la latitanza del boss Presta

COSENZA Con l’accusa di avere favorito la latitanza de boss Francesco Presta, la squadra mobile di Cosenza ha sottoposto all’obbligo di dimora sei persone. Il boss era stato arrestato il 12 ap…

Pubblicato il: 19/09/2014 – 8:07
Cosenza, favorirono la latitanza del boss Presta

COSENZA Con l’accusa di avere favorito la latitanza de boss Francesco Presta, la squadra mobile di Cosenza ha sottoposto all’obbligo di dimora sei persone. Il boss era stato arrestato il 12 aprile del 2012. Presta è ritenuto il mandante della strage di San Lorenzo del Vallo, in provincia di Cosenza, nella quale due killer fecero irruzione nell’appartamento della famiglia De Marco, trucidando madre e figlia e ferendo un altro figlio, mentre il padre, sopravvissuto per caso, venne poi ucciso in un secondo agguato. I provvedimenti odierni sono stati emessi dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. 

Tra i presunti fiancheggiatori della latitanza del boss ci sono anche la figlia, Marianna Presta, 30 anni; suo marito, Francesco Ciliberti, pure 30 anni, e un nipote del boss, Michele Filippelli, 32 anni. Inoltre vi sono Alessandro Cipolla, 28 anni, Domenico Scarola, 28 anni, e Andrea La Torre, 26 anni. Tutti sono colpiti da obbligo di dimora nel loro comune di residenza, tranne Scarola che è detenuto all’ergastolo per la strage di San Lorenzo del Vallo (Cs), dove furono uccise Rosellina Intrieri e la figlia Barbara, cognata e nipote di Aldo De Marco, autore dell’omicidio del figlio del boss Presta, il giovane Domenico, che aveva solo 22 anni. L’omicidio sarebbe scaturito da una futile lite per una questione di parcheggio e la strage, alla quale scamparono Gaetano De Marco, marito e padre delle vittime, e il figlio, Silos De Marco, sarebbe stata la vendetta ordinata dal boss per quel delitto. La Torre era l’intestatario della casa in cui fu catturato Franco Presta e anche il titolare della scheda telefonica che il boss utilizzava. Gli altri avrebbero aiutato il boss nella sua latitanza, anche accompagnando la moglie a trovarlo nei suoi nascondigli. «L’operazione si chiama “Step by step” perché davvero abbiamo dovuto lavorare passo dopo passo, con certosine intercettazioni e pedinamenti» ha detto, in conferenza stampa, Giuseppe Zanfini, capo della squadra mobile della questura di Cosenza, in riferimento all’identificazione dei presunti fiancheggiatori del boss, catturato nell’aprile del 2012 dopo 4 ani di latitanza. La moglie di Presta cambiava anche 4 o 5 auto, aiutata dai fiancheggiatori, per recarsi dal marito. Le auto venivano in alcuni casi noleggiate da alcune concessionarie. La donna partiva, anche per più giorni, senza bagaglio e spegnendo il telefonino nella speranza di eludere eventuali controlli sulla rete mobile. «Anche i telefoni cellulari durante i tragitti venivano spenti. Per ben 23 volte in due anni – ha sottolineato ancora Zanfini – la polizia è stata sul punto di individuare il covo di Presta, ma la rete di fiancheggiatori ha reso molto difficoltoso individuare il percorso, fino alla mattina del 13 aprile del 2012 quando il latitante è stato trovato in una villetta di Arcavacata». 
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