‘Ndrangheta stragista, le parole di Piromalli e l’attesa per le dichiarazioni di Graviano in aula
«I Graviano loro sono due fratelli seri… Filippo e Giuseppe». Il boss di Brancaccio avrebbe espresso la volontà di rendere dichiarazioni spontanee

REGGIO CALABRIA «I Graviano loro sono… due fratelli seri… Filippo e Giuseppe… loro sono due ragazzi seri vero». Parole che hanno catalizzato l’attenzione nel processo d’appello bis nato dall’inchiesta ‘Ndrangheta stragista della Dda di Reggio Calabria. A pronunciarle il boss Pino Piromalli, detto “Facciazza”, e la loro eco promette di scuotere le fondamenta delle prossime udienze, soprattutto perché – come anticipato nel corso dell’ultima udienza – nel corso del prossimo appuntamento in aula, il 22 giugno, sarà lo stesso Giuseppe Graviano a prendere la parola. Il boss di Brancaccio avrebbe infatti espresso la volontà di rendere dichiarazioni spontanee.
Alla sbarra, nel processo d’appello bis che cerca conferme dopo il rinvio della Cassazione, ci sono il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, esponente di vertice del clan Piromalli di Gioia Tauro. Entrambi sono accusati di essere i mandanti dell’agguato in cui, il 18 gennaio 1994, morirono i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, oltre che di altri due agguati ai danni dei militari dell’Arma.
Il peso delle parole di “Facciazza”
Le affermazioni di Piromalli potrebbero aggiungere un tassello fondamentale nella ricostruzione di una delle vicende più oscure della storia italiana: il patto tra ’ndrangheta e Cosa nostra per l’attuazione della strategia stragista nei primi anni Novanta. Sinergie e cointeressenze rese possibili da esponenti apicali delle due organizzazioni criminali; un pactum sceleris centrale nella tesi accusatoria che torna dirompente sulla scena.
I nuovi dettagli che stanno accendendo i riflettori sul processo emergono da inchieste recenti. Le ultime battute del processo bis si sono concentrate sui commenti che Pino Piromalli esternò durante una conversazione intercettata nel dicembre 2022 ed entrata nelle carte dell’inchiesta “Res Tauro”. Quell’attestazione di stima verso i Graviano («due ragazzi seri vero») ha spinto la Corte d’assise d’appello, presieduta da Angelina Bandiera, a riaprire l’istruttoria dibattimentale, accogliendo la richiesta del magistrato della Dda Giuseppe Lombardo.
Nelle annotazioni del Ros, secondo l’accusa il peso delle parole di Facciazza è evidente, anche se – come emerso nel corso delle ultime udienze – gli avvocati della difesa hanno tentato di smontarne pezzo per pezzo i pilastri. Nel 2022 Piromalli «aveva esplicitato – si legge nella nota del Ros, – commenti di pregio verso i fratelli Graviano». I due siciliani venivano indicati dal boss della Piana come i veri eredi al vertice: «Dopo Riina – spiegava infatti Piromalli – c’erano i Graviano… quando c’era allora tutte queste cose qua».
L’attesa per le dichiarazioni di Graviano
Il processo si avvia verso le battute finali. Il verdetto della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria dovrà stabilire se quella verità «rimasta celata per anni sotto strati di menzogne», citata dal pm Lombardo, troverà una definitiva conferma giudiziaria.
L’annuncio della difesa di Giuseppe Graviano, che ha già fatto sapere tramite l’avvocato Giuseppe Aloisio che il boss romperà il silenzio per fare dichiarazioni in aula, sposta l’asse del processo. Resta da capire se la reazione del capo di Brancaccio punterà a smontare il contesto di quelle intercettazioni o se aprirà nuovi scenari sulle dinamiche di quella stagione di sangue.
Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato