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La svolta

Operazione Crisalide, prosciolta dopo 9 anni: risarcita per ingiusta detenzione

La donna era stata arrestata nel 2017 nell’inchiesta contro la cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. La Corte d’Appello ha riconosciuto l’indennizzo per oltre 460 giorni di detenzione

Pubblicato il: 30/05/2026 – 18:56
di Giorgio Curcio
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Operazione Crisalide, prosciolta dopo 9 anni: risarcita per ingiusta detenzione

CATANZARO Si chiude con il proscioglimento definitivo e con il riconoscimento dell’indennizzo per ingiusta detenzione la vicenda giudiziaria di F.A.D.B., difesa dall’avvocato Aldo Ferraro, coinvolta nell’operazione “Crisalide”, eseguita il 23 maggio 2017 dalla Dda di Catanzaro nei confronti di capi e gregari della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri. La donna era stata tratta in arresto insieme ad altre 51 persone, con accuse pesantissime: partecipazione alla cosca mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto in luogo pubblico di un ordigno esplosivo e diverse ipotesi di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’iter giudiziario

Sottoposta inizialmente a fermo dalla Procura di Catanzaro e poi a misura cautelare disposta dal gip, F.A.D.B. ha trascorso 17 giorni in carcere, prima nella casa circondariale di Reggio Calabria e poi in quella di Messina, e successivamente 427 giorni agli arresti domiciliari. Una misura rimasta in vigore fino all’accoglimento del ricorso presentato dalla difesa davanti al Tribunale della Libertà di Catanzaro.
Proprio il Riesame aveva rilevato un vizio procedurale: secondo la prospettazione difensiva, la donna non poteva essere arrestata perché gli unici reati per i quali era stata sottoposta a misura cautelare le erano già contestati in un altro procedimento penale pendente davanti al Tribunale di Lamezia Terme. Nonostante questo, al termine del processo di primo grado il Tribunale di Lamezia Terme, con sentenza del 12 maggio 2020, aveva condannato F.A.D.B. a 3 anni e 6 mesi di reclusione per tentata estorsione, detenzione di esplosivi e reati in materia di stupefacenti, assolvendola invece dalle accuse associative. La decisione era stata poi parzialmente riformata dalla Corte d’Appello, che il 16 dicembre 2021 aveva rideterminato la condanna a 1 anno e 10 mesi per i soli reati legati agli stupefacenti.

La Cassazione

La svolta è arrivata in Cassazione. L’8 febbraio 2023 la Suprema Corte ha annullato la sentenza d’appello, accogliendo il ricorso dell’avvocato Ferraro, che aveva eccepito la violazione del principio del ne bis in idem, poiché la sua assistita risultava già imputata per gli stessi fatti davanti al Tribunale di Lamezia Terme, procedimento nel quale era stata peraltro prosciolta. Nel giudizio di rinvio, la Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto l’eccezione della difesa, dichiarando che l’azione penale non poteva essere esercitata nei confronti di F.A.D.B. e prosciogliendola da tutte le residue accuse. La sentenza è poi divenuta irrevocabile, non essendo stata impugnata dalla Procura.

L’indennizzo

A quel punto è stata avviata la procedura per il riconoscimento dell’indennizzo per ingiusta detenzione. Nonostante l’opposizione del procuratore generale, la Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto integralmente l’istanza, riconoscendo l’ingiustizia della detenzione subita dalla donna per oltre 460 giorni e liquidando il relativo indennizzo. L’ordinanza è divenuta irrevocabile la scorsa settimana. Si chiude così una vicenda giudiziaria iniziata oltre nove anni fa e segnata, secondo la difesa, da un vizio procedurale eccepito sin dall’inizio, che avrebbe potuto evitare alla donna un lungo periodo di privazione della libertà e di sottoposizione al processo. (g.curcio@corrierecal.it)

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