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Latitanza Matacena, indagato l'ambasciatore negli Emirati

REGGIO CALABRIA Nuovi indagati eccellenti nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sulla fuga dall’Italia dell’armatore Amedeo Matacena, ex parlamentare di…

Pubblicato il: 10/10/2014 – 20:04
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Latitanza Matacena, indagato l'ambasciatore negli Emirati

REGGIO CALABRIA Nuovi indagati eccellenti nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sulla fuga dall’Italia dell’armatore Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia. Infatti, con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato dall’articolo sette (aggravante mafiosa) è finito al registro degli indagati l’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti, Giorgio Starace.
La svolta, nell’indagine coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Francesco Curcio, segue una informativa trasmessa alla Dda dal colonnello della guardia di finanza Paolo Costantini, fino al marzo scorso in servizio presso i nostri servizi segreti per conto dei quali ha diretto proprio il centro operativo di Dubai.
L’inchiesta del pm Lombardo e del sostituto della Procura nazionale antimafia, Francesco Curcio, è quella sulla rete di protezione della latitanza di Amedeo Matacena, nell’ambito della quale, l’8 marzo scorso, furono arrestati l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, nonché le segretarie degli stessi Matacena e Scajola. Secondo quanto dichiarato ai magistrati inquirenti dal colonnello Costantini nell’ambito di un interrogatorio reso il sei giugno scorso, tale rete di protezione poteva contare anche sul personale apporto dell’ambasciatore Starace che avrebbe fatto pressioni nei confronti delle autorità di Abu Dhabi e, nello stesso tempo, avrebbe aiutato Matacena non comunicando a Roma alcune informazioni utili all’autorità giudiziaria italiana.
Ritardi e tentennamenti a parte, secondo l’ipotesi accusatoria, l’ambasciata italiana avrebbe omesso di informare i magistrati calabresi delle raccomandazioni avute in via riservata dalle autorità degli Emirati arabi i quali avevano per tempo invitato a formulare la richiesta di estradizione non già (o non solo) sul reato di associazione mafiosa, non previsto dal loro ordinamento giudiziario, bensì sull’ipotesi di concorso nel riciclaggio internazionale. La mancata segnalazione di ciò, comportò un negativo esame della richiesta di estradizione, il che ha consentito a Matacena di restare libero e indisturbato.
Inoltre, secondo l’accusa, «l’ambasciatore Starace ha esercitato pressioni insistenti per i modi e per i tempi, che servivano a garantire a Matacena, le migliori condizioni possibili di permanenza nel Paese». Del resto il nome di Starace era già all’attenzione dei magistrati della Dda di Reggio Calabria perché incrociato nelle inchieste condotte tra Genova e Imperia relative a rapporti della ‘ndrangheta con il sistema bancario ligure. Si segnalava infatti l’assidua frequentazione tra l’ambasciatore e il faccendiere reggino Andrea Nucera, titolare di un avviato ristorante ad Abu Dhabi dove si era trasferito proprio in conseguenza alle inchieste genovesi sul riciclaggio di soldi delle cosche mafiose reggine. Lo stesso ristorante, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe base fissa di Amedeo Matacena in questi anni di permanenza negli Emirati.
Anche su queste cose ha avuto modo di riferire il sostituto procuratore Lombardo nel corso della sua recente audizione da parte della commissione parlamentare Antimafia, dove ha ricostruito a grandi linee l’indagine avviata nel 2012 sul tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, che si è successivamente sviluppata anche in altre direzioni, fino a generare un secondo troncone investigativo che ha visto coinvolto l’ex ministro Scajola e Amedeo Matacena junior.
Rispondendo alle sollecitazioni della presidente Bindi e di alcuni parlamentari (in particolare, Lumia, Fava, D’Uva e Bruno Bossio) in ordine alle difficoltà che hanno impedito l’estradizione di Matacena, il magistrato ha chiarito che la “sensazione” dell’ufficio di Procura è stata quella che gli intoppi si siano verificati nella gestione della vicenda da parte del ministero degli Affari esteri e della ambasciata a Dubai.

 

Paolo Pollichieni

direttore@corrierecal.it

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