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Svolta nel caso Colloca: fu omicidio

VIBO VALENTIA Nicola Colloca, l’infermiere di 49 anni trovato morto lo scorso 26 settembre 2010 tra Pizzo e Sant’Onofrio, non si è suicidato ma è stato ucciso. A rigettare la tesi iniziale sono gli…

Pubblicato il: 10/10/2014 – 9:48
Svolta nel caso Colloca: fu omicidio

VIBO VALENTIA Nicola Colloca, l’infermiere di 49 anni trovato morto lo scorso 26 settembre 2010 tra Pizzo e Sant’Onofrio, non si è suicidato ma è stato ucciso. A rigettare la tesi iniziale sono gli inquirenti, che stanno battendo unicamente la pista dell’omicidio. Che, attualmente, è inserita in un quadro complesso, nell’ambito di cui è possibile disegnare la dinamica con cui si è svolto il delitto: Colloca, il cui corpo carbonizzato è stato ritrovato in località “Gutamara” all’interno di un’Opel Corsa bianca, è stato colpito da un corpo contundente alla testa.
La morte non sarebbe stata, quindi, come si era pensato inizialmente, causata dal fuoco o dal soffocamento, ma da un’emorragia causata proprio dall’oggetto con cui è stato colpito. Mentre l’incendio divampava, quindi, è possibile apprendere dalla perizia depositata a giugno ma di cui solo oggi si conoscono risultati, Colloca era già morto o moribondo, non in balia delle sostanze sedative (del cloroformio unito al Lorazepam, un ansiolitico) che l’infermiere del Suem 118 aveva inalato e che, in ogni caso, gli avrebbero concesso una pur minima reazione.
A invertire la rotta iniziale delle indagini coordinate dal sostituto procuratore di Vibo Valentia Michele Sirgiovanni, è stata la perizia del medico legale Giovanni Arcudi, che a marzo scorso, dopo la riesumazione della salma, ha eseguito l’autopsia e altri accertamenti. Ulteriore luce è stata fatta, inoltre, con l’analisi di alcuni quaderni della vittima, dodici in tutto, analizzati dalla criminologa Simonetta Costanza. In questi Colloca si era preoccupato di annotare i trascorsi degli ultimi tre anni, che offrono lo spaccato di una relazione con la moglie alquanto tormentata. In particolare, l’infermiere, avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con una donna che era, per giunta, in contatto con la moglie.
A detta del padre un «grafomane convinto», Colloca non aveva, inoltre, lasciato intravedere nulla nei suoi diari delle sue intenzioni, motivo per cui l’uomo non aveva creduto alla tesi del suicidio e non aveva accettato, per questo, il proposito della nuora e del nipote di cremare il corpo del figlio.

 

z. b.

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