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Ecco il piano per il lavoro di D'Ascola

RENDE Il candidato alla presidenza della Regione per Alternativa popolare (Ncd-Udc), Nico D’Ascola, e il senatore Antonio Gentile, hanno presentato il Piano operativo del lavoro. «Il lavoro in Cala…

Pubblicato il: 15/11/2014 – 18:40
Ecco il piano per il lavoro di D'Ascola

RENDE Il candidato alla presidenza della Regione per Alternativa popolare (Ncd-Udc), Nico D’Ascola, e il senatore Antonio Gentile, hanno presentato il Piano operativo del lavoro. «Il lavoro in Calabria – è scritto in un comunicato – rimane essenzialmente precario e concentrato sulle direttrici del commercio e della piccola e media impresa, con una scarsa stabilità nel tempo e una riduzione progressiva dell’offerta. La disoccupazione calabrese supera di cinque punti la media nazionale. Nella fascia di età giovanile (under 30) raggiunge quasi il 50%. Rispetto ai dati del 2004, tanto per fare un esempio, manca la contezza di una visione reale della forza lavoro: all’epoca, il “nero” (pratica deprecabile e letale per la concorrenza) assorbiva comunque un 15% di occupati, pur senza garanzie e protezioni. Il comparto industriale è stato depauperato dalla mancanza di una politica nazionale seria e dall’assenza di misure atte a finanziare i piani strategici. L’eccessivo costo del denaro, la coesistenza di una concorrenza primaria devastante (si pensi alla fine del polo tessile tirrenico) e di una conseguente azione di riconversione hanno determinato un quadro generale prospettico che è in Europa simile solo ad alcune regioni della Grecia e di Cipro. La generazione call center ha prodotto un’alienazione che ricorda i processi terminologici di inizio novecento. Il commercio e il terziario hanno prodotto in soli tre anni una perdita di 25mila unità. Il settore agroturistico, da sempre eletto a propensione naturale di espansione produttiva, ha registrato perdite nel comparto per circa seimila posti nel solo biennio 2012-2013. Le attività innovative e tecnologiche, connesse a una possibile infrastrutturazione collegiale, sono state disperse dall’assenza di una cabina di regia operativa. Le emigrazioni intellettuali rappresentano circa il 57% della popolazione laureata, anche qui con un tasso che non ha eguali nel resto del continente».

«Il lavoro pubblico storico – prosegue la nota – rappresenta il 54% della forza occupazionale. La precarizzazione complessiva (tra comparto sanitario, lsu, lpu) è, però, pari al 14%. Le dinamiche di contrazione del turnover hanno snellito la macchina burocratica comportando, però, una sottodimensione in diverse aziende pubbliche. Alternativa popolare ritiene che il 25% delle risorse complessive di finanziamento europeo (circa un miliardo di euro al netto del cofinanziamento) debba essere investito per un’azione quinquennale di abbattimento totale dei costi complessivi legati al lavoro e per un’integrazione reddituale. Con le misure del jobs act si potrà individuare l’asse capace di defiscalizzare totalmente il costo del lavoro per un quinquennio, introducendo integrazione salariale del 20%. I piani operativi per il turismo, attraverso una spesa di un altro miliardo nel quinquennio, possono portare alla creazione di 25mila nuovi posti di lavoro. Per ogni figura proponiamo la selezione pubblico-professionale, al fine di garantire terzietà e pari opportunità a tutti i partecipanti. Un finanziamento sull’asse ricerca (anche questo complessivo) di circa 100 milioni di euro, sempre nel quinquennio, può essere utilizzato dai tre atenei calabresi per una promozione della diversificazione industriale nel campo della biologia, della farmacia e della chimica, della tecnologia applicata all’agricoltura. La Zes su Gioia Tauro porterebbe un indotto progressivo capace di assicurare mille nuovi posti di lavoro in soli due anni, con una stabilità orientata a un’ulteriore crescita. La stabilizzazione del precariato pubblico e la rimodulazione delle piante organiche consentono di individuare complessivamente (tra Asp, Aterp, Regione e Arpacal) circa 2.300 nuovi posti di lavoro, tenendo conto di un rapporto di risparmio del 50% rispetto al tradizionale fabbisogno. Oltre a queste figure citate, almeno altri 150 posti di lavoro necessari sono deducibili dall’applicazione delle norme richieste dal Mef sul lavoro pubblico».

«Il piano per il lavoro – si evidenzia ancora nella nota – è possibile a condizione che si superino le criticità derivanti dalle pastoie di regolamenti e sovrastrutture burocratiche legate alla gestione dei fondi comunitari. Il nuovo presidente della giunta regionale dovrà, in 90 giorni, modificare tutto l’assetto organizzativo dei Por o sarà meglio delegare la gestione a un’autorità statale. La percentuale di inutilizzo dei fondi favorisce i Paesi dell’est, che a loro volta sono capaci di impegnare e spendere il 100% delle risorse. La prossima legislatura dovrà vedere unite tutte le forze responsabili intorno a progetti di assoluta serietà in difesa del lavoro e per rendere più coesa una regione debole». 

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