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Ma Cosenza non è altra cosa rispetto a Roma

Se trovasse una definitiva conferma, la notizia che la prefettura di Cosenza avrebbe “consigliato” in maniera pressante di abolire il previsto comizio di Matteo Renzi in chiusura della campagna ele…

Pubblicato il: 20/11/2014 – 12:09
Ma Cosenza non è altra cosa rispetto a Roma

Se trovasse una definitiva conferma, la notizia che la prefettura di Cosenza avrebbe “consigliato” in maniera pressante di abolire il previsto comizio di Matteo Renzi in chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali, sarebbe un fatto di estrema gravità sotto il profilo politico, certo, ma anche sotto quello democratico e istituzionale.

La Calabria tornerebbe ad essere «un’altra cosa» rispetto al resto del Paese, qui non è possibile fare quel che in altri luoghi nessuno metterebbe neanche in discussione. Capisco che potrebbe sembrare, ma solo sembrare, più sicuro e più comodo confinare il premier in un cinema piuttosto che in uno spazio aperto e pubblico ma le comodità del Palazzo non sono quelle dei calabresi che hanno il diritto di seguire la campagna elettorale e di farlo in piena libertà, soprattutto se è previsto il comizio di chiusura di un esponente politico che è segretario nazionale del primo partito italiano ed è anche presidente del Consiglio dei ministri.

Cosenza non è altra cosa rispetto a Roma. Sabato scorso, in piazza Farnese, già area sensibile per via della presenza dell’ambasciata francese che è sorvegliatissima dopo le minacce dell’Isis, il ministro dell’Interno Alfano, quale coordinatore nazionale del Nuovo centrodestra ha tenuto un comizio e nessuno ha ritenuto che la cosa dovesse o potesse creare problemi di ordine pubblico.

Oggi che lo stesso Alfano sceglie Cosenza per chiudere la campagna elettorale e sceglie di farlo in concomitanza con il comizio di Matteo Renzi, siccome vuole optare per un cinema ecco che spunta fuori “l’invito” del prefetto a Matteo Renzi di uniformarsi e fare altrettanto.

Si dice che no-global e antagonisti di sinistra potrebbero creare problemi. E che forse un cinema è più difendibile di una piazza? Non sarebbero maggiori e certamente sicuri i problemi di ordine pubblico laddove una manifestazione politica organizzata da settimane e che prevede l’arrivo di almeno diecimila persone venga improvvisamente confinata in una sala che, nella migliore delle ipotesi, ne potrebbe contenere non più di ottocento?

 

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