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Partorisce e lascia morire il figlio per intascare assicurazione

COSENZA È in corso un’operazione della polizia di Stato e della Guardia di finanza di Cosenza per l’esecuzione di sette misure cautelari nell’ambito di un’indagine su una serie di presunte tru…

Pubblicato il: 22/01/2015 – 7:31
Partorisce e lascia morire il figlio per intascare assicurazione

COSENZA È in corso un’operazione della polizia di Stato e della Guardia di finanza di Cosenza per l’esecuzione di sette misure cautelari nell’ambito di un’indagine su una serie di presunte truffe ad assicurazioni per falsi incidenti stradali. Gli investigatori hanno scoperto che in un caso gli indagati avrebbero ottenuto un risarcimento molto elevato provocando un incidente in cui è rimasta ferita una donna incinta e provocando, deliberatamente, secondo l’accusa, la morte del nascituro. Delle sette persone nei confronti delle quali sono state emesse le misure cautelari, nell’ambito dell’operazione denominata “Medical market”, quattro sono state poste agli arresti domiciliari, due hanno ricevuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e un’altra, che è un avvocato, la sospensione dalla professione forense. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di infanticidio, falso ideologico e materiale in atto pubblico, corruzione, peculato, frode e truffa ai danni dello Stato.

 

«SAREBBE BASTATA UNA BOCCATA D’OSSIGENO»

Tra i destinatari della misura degli arresti domiciliari, per la morte del bambino, figurano un medico, dipendente all’epoca dei fatti dell’Azienda ospedaliera di Corigliano Calabro, due donne e un uomo che si sarebbero resi responsabili dei reati di omicidio e falso in atto pubblico. La madre del bambino, Stefania Russo, 37 anni di Corigliano, secondo quanto sarebbe emerso, si trovava in avanzato stato di gravidanza, oltre la ventiquattresima settimana di gestazione, e sarebbe stata stata indotta al parto prematuro. Oltre che per la madre del bambino, la Procura ha quindi disposto gli arresti domiciliari per Sergio Gerasto, 54 anni, medico; Nunziata Falcone di 42; Pietro Andrea Zanaro di 33, tutti di Corigliano Calabro. È stata inoltre disposta la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a carico di Leonardo Natale Piro, medico ortopedico di Corigliano; Giuseppe Di Paola, tecnico radiologo di Corigliano Calabro. Inoltre nei confronti dell’avvocato Francesca Berardi il gip ha disposto la misura del divieto di esercitare la professione forense per due mesi. Il bambino sarebbe nato prematuro e con il consenso della mamma sarebbe stato lasciato morire senza ricevere alcuna assistenza medica. 

 

GIA’ NEL 2012 LA SIMULAZIONE DI UN ABORTO

Nel 2012 la donna, mentre era incinta tra la 24esima e la 28esima settimana, aveva simulato un incidente stradale e si era presentata al pronto soccorso denunciando che il sinistro le avrebbe provocato la nascita prematura del bimbo. In realtà, secondo gli investigatori, la donna, con il suo consenso, sarebbe stata indotta a partorire prematuramente con la tecnica del “pinzamento”. Nonostante il bambino fosse nato vivo, arrivato in ospedale non gli sarebbero state fornite le cure necessarie e sarebbe stato lasciato morire grazie alla complicità del medico pronto soccorso di Corigliano Calabro. Una volta riscosso l’indennizzo, medici e pazienti si sarebbero divisi i soldi del risarcimento ottenuto dall’assicurazione. Il dirigente della sezione di polizia stradale di Cosenza, Domenico Provenzano, nel corso della conferenza stampa per illustrare i particolari dell’operazione ha affermato che «Sarebbe bastata una boccata di ossigeno e il bimbo oggi sarebbe vivo». Dalle indagini emergono altri casi di aborto a scopo di aumentare il risarcimento dei danni sui quali gli investigatori stanno cercando di fare chiarezza.

 

IL QUESTORE DI COSENZA: «MAI UN FATTO COSÌ GRAVE PER TRUFFARE UN’ASSICURAZIONE»

Sull’infanticidio del neonato si è espresso, nel corso di una conferenza stampa, anche il questore di Cosenza Luigi Liguori. Il comandante provinciale della Guardia di finanza di Cosenza, il colonnello Giosuè Colella, ha invece evidenziato che è stata scoperta «una vera e propria organizzazione che faceva capo a medici, avvocati, a personale sanitario e singoli cittadini che si prestavano per portare a compimento la truffa. Attraverso attività investigative tecniche e ambientali rivolte a individuare truffe ai danni dell’Inps, è stato individuato un sommerso raccapricciante. Si simulava di tutto, patologie psichiche, fratture e traumi. Tutte certificazioni fasulle prodotte e presentate tramite il coinvolgimento di medici e avvocati». Per il comandante della polizia stradale di Cosenza, Antonio Provenzano, «un medico coscienzioso e onesto ha rifiutato la versione di una donna che arrivata in pronto soccorso con traumi all’addome dichiarava di aver avuto un incidente stradale. Il medico ha escluso danni provocati dall’incidente ed evidenziato che gli ematomi sul corpo erano compatibili con percosse e, probabilmente, anche consenzienti. Da qui il sequestro delle cartelle cliniche. Al momento continua la nostra attività investigativa per far luce su tutti i casi di aborto, che fanno parte del meccanismo criminale». 

 

 

 

 

 

 

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