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AEMILIA | La "nuova provincia" di Grande Aracri

CATANZARO Il “locale” di ‘ndrangheta di Cutro (Crotone) stava diventando il punto di riferimento delle cosche del Crotonese e il suo presunto capo, Nicolino Grande Aracri, aveva intenzione di costi…

Pubblicato il: 28/01/2015 – 9:51
AEMILIA | La "nuova provincia" di Grande Aracri

CATANZARO Il “locale” di ‘ndrangheta di Cutro (Crotone) stava diventando il punto di riferimento delle cosche del Crotonese e il suo presunto capo, Nicolino Grande Aracri, aveva intenzione di costituire una grande provincia in autonomia a quella reggina. È quanto emerge dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che stamani ha portato all’esecuzione di 37 fermi in varie regioni e che si inserisce nella più vasta operazione dei carabinieri, coordinata anche dalle Procure distrettuali di Bologna e Brescia, sulle infiltrazioni delle cosche in Emilia Romagna dove era operativa una cellula della ‘ndrina crotonese. «Si tratta – ha spiegato il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo – di una operazione importante perché evidenzia il ruolo che stava assumendo Cutro e che non aveva mai avuto».

A parlare delle intenzioni di Grande Aracri di costituire una grande provincia di ‘ndrangheta è un collaboratore di giustizia, Giuseppe Giampà, ritenuto un boss della ‘ndrangheta del lametino. Dalle indagini è emerso anche come la cosca di Nicolino Grande Aracri, almeno sino al momento del suo arresto, avvenuto nel 2013 per una tentata estorsione a un villaggio turistico, stesse assumendo il ruolo, essenzialmente, di punto di riferimento delle cosche di tutto il distretto giudiziario di Catanzaro – che comprende anche le province di Crotone, Cosenza e Vibo Valentia – ma con contatti anche con cosche del reggino. «Grande Aracri – ha detto Lombardo – si atteggia a capo di una struttura al di sopra dei singoli locali. È sostanzialmente il punto di riferimento anche delle cosche calabresi saldamente insediate in Emilia Romagna dove c’era una cellula dotata di autonomia operativa nei reati fine. I collegamenti tra Emilia Romagna e Calabria erano comunque continui e costanti e non si faceva niente senza che Grande Aracri lo sapesse e desse il consenso».

Nel suo ruolo di “direzione”, secondo quanto emerso dalle indagini, Nicolino Grande Aracri avrebbe avuto la collaborazione dei suoi fratelli, Domenico ed Ernesto, di fatto suoi emissari.

 

 IL RUOLO DELL’AVVOCATO

La cosca guidata da Nicolino Grande Aracri, al centro delle operazioni portate a termine oggi dalle Dda di Catanzaro, Bologna e Brescia, era in grado di “avvicinare” anche magistrati della suprema corte di Cassazione. È quanto emerge dal provvedimento di fermo emesso dalla Dda catanzarese. A gestire questo intervento, secondo l’accusa, era l’avvocato Giovanni Benedetto Stranieri, 52 anni, del foro di Roma, ma originario della provincia di Lecce, destinatario di un provvedimento di fermo.
Sarebbe stato il professionista, secondo quanto ricostruito dal procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Catanzaro, «a garantire l’interessamento nei confronti di un magistrato della Suprema corte». Nello specifico, la cosca aveva voluto una «pressione» su un magistrato, che non è stato identificato, in vista della decisione sull’ordinanza di carcerazione di un esponente di spicco del clan, Giovanni Abramo, condannato in primo e secondo grado perché ritenuto responsabile dell’omicidio di Antonio Dragone. «La Cassazione ha annullato l’ordinanza – ha detto Lombardo – ma non abbiamo elementi per dire chi fosse il magistrato interessato, né per dire che questo sia avvenuto per le pressioni della cosca». L’avvocato Stranieri avrebbe avuto stretti rapporti con il boss Grande Aracri, al punto da essersi recato anche a Cutro (Crotone) per fargli visita insieme ad una sua congiunta. Inoltre, sempre secondo l’inchiesta, il professionista avrebbe fatto da collegamento tra il clan calabrese e i personaggi detenuti, oltre ad intrattenere rapporti con alcuni esponenti attivi nel nord Italia. L’accusa nei confronti di Stranieri e’ di concorso esterno in associazione mafiosa.

 

«ENTRATURE NEI VERTICI ECCLESIASTICI» 

«Attraverso alcuni professionisti, la cosca di Cutro dimostra di avere entrature nei vertici giudiziari ed ecclesiastici a Roma». Lo ha detto il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo. Nel provvedimento di fermo si fa riferimento a un monsignore contattato per fare ottenere al genero del boss Nicolino Grande Aracri, Giovanni Abramo, detenuto per omicidio, il trasferimento in un carcere calabrese. Trasferimento poi non effettuato. Il religioso, ha aggiunto Lombardo, non è indagato.

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