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Minacce a Lombardo e Gratteri, perquisizioni in casa del telefonista

REGGIO CALABRIA Sono passate poco più di ventiquattro ore da quando, su ordine del procuratore capo di Catanzaro Vincenzo Lombardo, i militari della Guardia di finanza hanno messo a soqquadro …

Pubblicato il: 28/01/2015 – 16:04
Minacce a Lombardo e Gratteri, perquisizioni in casa del telefonista

REGGIO CALABRIA Sono passate poco più di ventiquattro ore da quando, su ordine del procuratore capo di Catanzaro Vincenzo Lombardo, i militari della Guardia di finanza hanno messo a soqquadro abitazioni e uffici di Francesco Gennaro Triolo, il 47enne reggino che per due mesi avrebbe alzato il telefono per promettere la morte del pm Giuseppe Lombardo e del procuratore aggiunto Nicola Gratteri.

L’esito delle perquisizioni è ancora assolutamente top secret, ma quanto emerso è adesso al vaglio degli investigatori e dei pm di Catanzaro per comprendere se quelle minacce di morte siano state frutto di un’iniziativa personale o siano state ispirate da altri. Una domanda cui non solo i pm di Catanzaro stanno tentando di dare una risposta. Anche a Reggio si comincia a ragionare sulla possibilità di aprire un fascicolo autonomo che collochi gli elementi fin qui emersi e non ancora propriamente chiariti, come quelli che per adesso sono ancora sottoposti a verifica e per questo top secret, in uno scenario più ampio. E forse molto più inquietante. Nonostante la famiglia abbia immediatamente fatto sapere che Francesco Gennaro Triolo è una persona «malata e mentalmente disturbata», non sono sfuggite alcune strane coincidenze che sembrano aver dettato la cadenza – apparentemente poco casuale – con cui le telefonate sono arrivate. Iniziate proprio a ridosso di attività investigative dell’Ufficio né pubbliche, né conosciute ai più, le telefonate minatorie si sono riproposte sempre alla vigilia di iniziative importanti, delicate e riservate della Procura e fino alla fine di dicembre hanno riguardato solo Lombardo.

Nei primi giorni di gennaio, anche il procuratore aggiunto Nicola Gratteri è finito nel mirino. Una circostanza che ha fatto scattare il campanello d’allarme in ambienti investigativi perché legata a particolari assolutamente non noti al di fuori della Procura. In quei giorni, a causa dell’assenza del titolare Federico Cafiero De Raho, Gratteri svolgeva infatti le funzioni di procuratore capo e in tale veste aveva dato visto buono ad una serie di richieste arrivate dal pm Lombardo. Coincidenze che non sono sfuggite né ai diretti interessati, né agli investigatori né agli inquirenti, che oggi sono determinati a capire se Triolo si sia mosso da solo o se qualcuno gli abbia ordinato come e quando farlo. Un’ipotesi in parte suffragata da una serie di elementi che lo stesso incauto telefonista ha suggerito nel corso delle sue telefonate. Nonostante i messaggi siano sempre stati brevi e concisi, Triolo ha fornito una serie di elementi che hanno inquietato gli investigatori, a partire dall’indicazione – precisa – dell’orario di rientro a casa del dottore Lombardo e dai ripetuti riferimenti all’indirizzo dell’abitazione del pm. Informazioni troppo precise per una persona comune, si mormora in ambienti vicini alle indagini, che adesso puntano a scoprire soprattutto come l’uomo sia entrato in possesso del numero telefonico della madre del procuratore. L’utenza della donna appare nell’elenco abbonati del paesino della jonica in cui vive, ma non sotto il nome del marito, morto ormai quasi un decennio fa. Da tempo, il numero è a nome della signora, che non solo ha un cognome molto comune in paese, ma anche nella strada in cui vive. Tutti elementi che hanno portato inquirenti e investigatori a pensare che non sia stata semplicemente la fortuna ad aiutare Triolo. Un’ipotesi corroborata da “una serie di elementi” che lo stesso uomo avrebbe inconsapevolmente fornito sia nelle settimane precedenti all’individuazione, sia in quelle successive. Giorni in cui Triolo è stato osservato, pedinato e monitorato, fornendo agli investigatori anche gli elementi che li hanno indotti a ordinare la perquisizione non solo in abitazioni e uffici riconducibili a lui e al fratello, ma anche a casa di soggetti riconducibili al suo entourage. E che forse sull’attività del “telefonista” potrebbero saper dire qualcosa di più.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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