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Le sirene di Salvini

Sicché la Lega Nord ha deciso di uscire dal ghetto nel quale è nata e prosperata predicando la secessione per i territori a nord dell’argine di sinistra del fiume Po e pensa a un salto di qualità t…

Pubblicato il: 30/01/2015 – 12:17

Sicché la Lega Nord ha deciso di uscire dal ghetto nel quale è nata e prosperata predicando la secessione per i territori a nord dell’argine di sinistra del fiume Po e pensa a un salto di qualità trasformandosi in partito nazionale. Per mutare il sogno in realtà ha bisogno di nuove colonie da annettere a Pontida anche a costo di tradire i grandi ideali della Padania. Così il progetto prevede una nuova “spedizione” che, partendo non si sa se da Quarto, approdi sulle coste di Marsala oppure tenti la risalita dello Stivale presentando il nuovo simbolo sul Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria che il “Vate” definì «il più bel chilometro d’Italia». La differenza non consiste solo tra i 150 anni di storia passati da quel 5 maggio 1860 a oggi; c’è un abisso tra lo scopo di Garibaldi di appoggiare le rivolte scoppiate in Sicilia capovolgendo il governo borbonico e il tentativo di Salvini di servirsi delle popolazioni meridionali per avere la forza di combattere l’attuale democrazia. Così infatti tenterebbe di affermare un’ideologia verosimilmente più vicina al nazionalismo rappresentato in Europa da Marine Le Pen, leader del Front National francese, con la quale ha in atto un feeling politico.
Nessuno pensa di impedire al segretario della Lega Nord di tentare l’attuazione del suo programma espansionistico anche se si è guardato bene dal correre per la campagna meridionale con il simbolo del Carroccio e ha fondato un nuovo movimento, “Noi con Salvini”, che qualche voto è destinato a raccogliere considerato che non è difficile trovare anche dalle nostre parti persone disposte a prestargli il fianco con la remota speranza di tentare la scalata al Parlamento. A sentire Salvini sarebbero già decine di migliaia le richieste che gli sono giunte da persone che scalpitano per salire sul Carroccio. Certo che di queste schiere di presunti adepti non faranno parte coloro che ricordano i canti e gli slogan di cui facevano sfoggio i leghisti sulle alture bergamasche. Difficile pensare che possano esserci così tanti meridionali o cittadini di “Roma ladrona” che si siano dimenticati degli improperi lanciati contro la Capitale e le popolazioni del Sud dai rappresentanti di un movimento universalmente riconosciuto come xenofobo e razzista. Sarebbero sufficienti queste considerazioni perché le “camicie verdi”, con le loro corna sugli elmi, se ne rimanessero dentro i loro recinti senza violare le nostre terre povere, per precise responsabilità, di risorse economiche, ma sicuramente ricche di cultura e di intelligenze. Una diversità che non scopriamo oggi nel tentativo di invitare Salvini a non violare il Po e restarsene a casa sua, ma che, chiedendo scusa alla stragrande maggioranza di cittadini della Lombardia, del Piemonte e del Veneto che sappiamo illuminati e lontani dall’essere rappresentati dalla Lega e, pertanto, non meritevoli di finire nel tritacarne del risentimento ideologico.
Una diversità che siamo stati costretti ricordare a coloro che hanno bisogno di mostrare tutta la loro differenza mettendo il fazzoletto verde nel taschino della giacca. Per loro il giudizio non può che essere diverso perché non è pensabile che qualcuno ci chieda di dimenticare quei canti (che altro non erano se non il simbolo del movimento) intonati solo cinque anni fa dallo stesso Salvini che faceva da corifeo alle camicie verdi in attesa di essere “benedetti” con l’acqua delle ampolle riempite lungo il “dio Po”. È vero che il tempo può aiutare a cancellare i ricordi, ma non può fare miracoli. Ecco perché Salvini non convince neppure quando tenta di alleggerire quelle pratiche definendole «cori da stadio». Lo fa adesso sperando di mischiare le carte; purtroppo per lui e per la sua gente la sua faccia rimane, però, sempre quella di quando sbraitava «Roma ladrona» e «napoletani voi col sapone non vi siete mai lavati» (dove il riferimento ai napoletani si estendeva a tutto il popolo meridionale). Oggi il segretario della Lega Nord cerca di addentrarsi in analisi politiche di largo respiro che possano sembrare calzanti per tutti gli italiani.
E qualcuno in buona fede, molti altri per opportunismo, sembrano rimanere incantati. Ma per avere certezze sarebbe sufficiente ipotizzare di rivoltare la frittata: cosa sarebbe potuto succedere se un movimento politico del Sud avesse pensato di penetrare nel tessuto sociale della cosiddetta Padania? Ci avrebbero respinti ai confini imbracciando le armi e, questa volta, quelle vere. Cosa può cercare il partito del Carroccio nel Meridione? Quale può essere la sua proposta politica se è un movimento che nasce con l’obiettivo della secessione delle opulente regioni del Nord da quelle dei «morti di fame» del Centro-sud? Da una presa di distanza dai «miserabili» che non sanno ancora che cos’è il sapone per lavarsi? Nulla! Vengono a raschiare il barile del voto di protesta in ciò incluso anche il fenomeno dell’astensionismo che anche nella nostra regione è in ascesa. Salvini e la sua lista potranno pure racimolare un po’ di voti grazie alla “sensibilità” di qualcuno, tanto tutto ciò che arriva è grasso che cola essendo il loro scopo più che palese: essere legittimati dalle urne come partito nazionale. Pensate voi!

 

*Giornalista

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