Alcuni effetti del voto di preferenza nelle elezioni comunali
L’analisi dei dati delle amministrative mostra come il voto di preferenza influenzi consenso, partecipazione e rapporti di forza, rendendo spesso secondario il peso dei partiti

Per due dei cinque comuni calabresi superiori ai 15mila abitanti andati al voto per eleggere il sindaco e rinnovare il consiglio comunale, non è stata sufficiente una sola votazione. I cittadini di Castrovillari e San Giovanni in Fiore, infatti, torneranno a votare domenica 7 e lunedì 8 giugno nella sfida a due per la conquista della poltrona di sindaco.
E torneranno a votare anche gli elettori del piccolo comune di Mandatoriccio, che fra gli 852 risultati possibili – la metà del numero degli elettori che hanno espresso un voto valido – hanno determinato la parità assoluta fra i due candidati sindaci. Nei comuni calabresi, quasi sempre, può essere determinante per la vittoria la composizione della lista più del consenso per il candidato sindaco. Nei comuni inferiori ai 15mila abitanti, infatti, non è ammesso il voto disgiunto – non può essere votato il candidato sindaco diverso dalla lista prescelta – e per molti elettori la scelta prioritaria è per il candidato consigliere – il familiare, l’amico, la persona che si stima, ecc. -, spesso a prescindere dal simbolo sotto al quale si presenta, e tale voto si trasferisce direttamente al candidato sindaco.
Nei comuni superiori ai 15mila abitanti, dove invece è ammesso il voto disgiunto, non sono molti gli elettori che utilizzano questa modalità, così come non sono molti gli elettori che esprimono una preferenza per il solo candidato sindaco. E poi ci sono le eccezioni, come il caso clamoroso di San Giovanni in Fiore.
Questo è quanto si può dedurre dagli indici di preferenza, cioè dal rapporto fra il numero di preferenze espresse e i voti delle liste. Nei comuni inferiori ai 5mila abitanti l’elettore può esprimere una sola preferenza. Per cui tale indice, quasi ovunque, risulta superiore a 90,0, cioè 9 elettori su 10 esprimono una preferenza per un candidato consigliere, con il voto che si trasferisce automaticamente anche sul candidato sindaco. Nei comuni superiori ai 5mila abitanti, da qualche anno, è stata introdotta la cosiddetta doppia preferenza di genere, allo scopo di incentivare l’elezione delle candidate. Per cui, in questi comuni, si hanno indici di preferenza più bassi, perché bisogna tenere presente nel calcolo che le preferenze esprimibili sono raddoppiate nel numero, mentre, a volte, l’elettore esprime una sola preferenza delle due che avrebbe a disposizione. Nei comuni calabresi superiori ai 15mila abitanti dove si è votato, i numeri ci dicono questo sul rapporto fra liste, candidati consiglieri e candidati sindaci.
Reggio Calabria. L’indice di preferenza è 60,9, circa 107mila preferenze espresse per i candidati consiglieri e 88mila voti andati alle liste. Del voto di preferenza ha beneficiato, di converso, il candidato sindaco Francesco Cannizzaro, che grazie alle 11 liste che lo sostenevano ha raggiunto facilmente la vittoria al primo turno. Comunque, Cannizzaro, a causa della possibilità per l’elettore di votare in maniera disgiunta, ha ottenuto circa 2mila voti in meno delle sue liste. Gli altri candidati sindaci hanno ottenuto tutti più voti delle rispettive liste: Battaglia più 800 voti, Lamberti Castronuovo più 2mila voti, Pazzano più 1.350 voti. Complessivamente, i candidati sindaci hanno ottenuto circa 2mila voti in più rispetto a tutte le liste, dato che può essere interpretato come la tendenza dell’elettore a scegliere, soprattutto, uno o due candidati consiglieri e, quindi, alimentare i consensi per la lista dei candidati consiglieri votati.
Crotone. Anche a Crotone la riconferma a sindaco di Vincenzo Voce è stata agevole, forte di 6 liste con candidati in grado di ottenere molti consensi. L’indice di preferenza è 67,0, dato che conferma un grande utilizzo del voto di preferenza da parte degli elettori. Da notare che le prime tre liste con più voti della coalizione di Voce erano non partitiche, a conferma che le preferenze degli elettori sono andate ai candidati consiglieri più che alla lista. In questa coalizione, la prima lista di partito, Fratelli d’Italia, si piazza solo al quarto posto. Vincenzo Voce ottiene quasi lo stesso numero di voti delle sue liste, mentre il suo principale avversario, Giuseppe Trocino, ottiene più di 500 voti in più delle liste che lo sostenevano. Complessivamente, a Crotone c’è stato poco utilizzo del voto disgiunto e pochi voti, circa 900, andati esclusivamente ai candidati sindaci.
E veniamo ai due comuni che vanno al ballottaggio. Castrovillari. Anche qui altissimo indice di preferenza: 69,3. Le sei liste della candidata sindaca più votata, Anna De Gaio, hanno rasentato la conquista della maggioranza assoluta con il 49,0%. La candidata De Gaio ha ottenuto circa 400 voti in meno delle sue liste e la percentuale del 43,6. Molto meglio il candidato sindaco Ernesto Bello, che andrà al ballottaggio, che ha ottenuto circa 900 voti in più delle sue liste. I voti in più dei candidati sindaci rispetto ai voti di lista sono stati complessivamente circa 600, a conferma dei tanti voti andati alle liste, ma quale conseguenza del voto espresso come preferenza per i candidati consiglieri.
San Giovanni in Fiore. Non abbiamo i dati delle preferenze. Sul sito del Comune non c’è traccia del risultato delle comunali. Comunque, dalla piccolissima differenza di voti – 280 – fra candidati sindaci e liste, dobbiamo desumere un altissimo utilizzo del voto di preferenza che si riverbera sul risultato delle liste. E nel calcolo di queste differenze fra voti al candidato sindaco e voti delle liste che lo sostenevano, si può rilevare qualcosa che ha di clamoroso. Il candidato sindaco più votato, Marco Ambrogio, ha ottenuto 1.400 voti in meno delle sue 10 liste, liste che hanno ottenuto la maggioranza in consiglio con il 60,4%, mentre Ambrogio si è fermato al 45,2% nel conteggio dei voti andati ai candidati sindaci. Il principale avversario di Ambrogio, Antonio Barile, andato al ballottaggio, ha ottenuto più di mille voti in più rispetto ai consensi ottenuti dalla sua unica lista, mentre il terzo classificato, Luigi Candalise, ha ottenuto più di 500 voti in più rispetto alle sue due liste.
Uno degli effetti del voto di preferenza – oltre a incidere sul risultato del candidato sindaco, come abbiamo potuto rilevare nei casi presentati – è sulla partecipazione. Gli elettori calabresi, solitamente, votano di più nelle comunali e nelle regionali rispetto alle politiche, per via della possibilità di utilizzare il voto di preferenza per i candidati consiglieri. E in Calabria si vota molto di più nelle comunali rispetto ad altre regioni del Centro-Nord che utilizzano limitatamente il voto di preferenza. Proprio per l’interesse quasi esclusivo degli elettori calabresi e meridionali a votare per un candidato consigliere, succede che, in caso di ballottaggio, non compaiano più i candidati consiglieri e con essi, a volte, scompaiano anche gli elettori che li avevano votati. L’assenza dei candidati consiglieri e del voto di preferenza provoca l’effetto evidente nei ballottaggi dei comuni meridionali sull’astensionismo, che è maggiore anche di 20 punti percentuali rispetto al primo turno. Il secondo turno, per la “diversa” composizione del corpo elettorale, quindi, può essere una competizione assolutamente nuova fra due candidati, che tiene solo in relativo conto i risultati del primo turno. Nei nostri due casi, Castrovillari e San Giovanni in Fiore, anche se le percentuali ottenute dai candidati primi classificati rappresentano un margine consistente nei confronti dei loro rispettivi avversari, e in considerazione di quanto sia stato utilizzato il voto disgiunto al primo turno, la partita rimane abbastanza aperta.
Casi di ribaltamento del primo turno, che possiamo definire di scuola, in Calabria se ne sono verificati diversi. Si ricorderà Giacomo Mancini nel 1993 a Cosenza, secondo classificato con il 18%, che sbaragliò letteralmente l’avversario. O le due consecutive vittorie al ballottaggio di Gianni Speranza a Lamezia, nonostante le liste dell’avversario avessero ottenuto già al primo turno la maggioranza dei voti e dei seggi. E, ancora, più recentemente, nel 2022, la vittoria al secondo turno di Nicola Fiorita a Catanzaro.
Un ulteriore effetto del voto di preferenza è sul significato politico-partitico da attribuire al risultato elettorale. Nelle comunali, ma anche nelle regionali, in Calabria e nel Meridione, solitamente, i partiti nazionali ottengono percentuali ampiamente sotto soglia rispetto ai sondaggi. Le liste di partito vengono spesso superate nei consensi da liste non partitiche, perché composte da candidati che sono in grado di raccogliere molti consensi. Per cui diventa improponibile la lettura politica, di partito e nazionale che si vuole attribuire al risultato delle comunali, anche se questo si dovesse riferire a una città di una certa importanza, quale appunto sono considerate Reggio e Crotone.
*Professore di Sociologia dei Fenomeni Politici Università della Calabria
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