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I ceci nostrani, eccellenza del Pollino

COSENZA Il Parco nazionale del Pollino custodisce tante eccellenze calabresi. Il cece locale, comunemente chiamato cece nostrano, è tradizionalmente diffuso nei comuni di Morano Calabro, Mormanno, …

Pubblicato il: 30/04/2015 – 16:26
I ceci nostrani, eccellenza del Pollino

COSENZA Il Parco nazionale del Pollino custodisce tante eccellenze calabresi. Il cece locale, comunemente chiamato cece nostrano, è tradizionalmente diffuso nei comuni di Morano Calabro, Mormanno, Laino Castello e Laino Borgo, in provincia di Cosenza. Questo ecotipo di cece per le caratteristiche morfologiche e fisiologiche della pianta è molto resistente alla siccità e la tecnica colturale è semplice in quanto non ha bisogno di molte cure. Inoltre, le radici del cece, come altre specie di leguminose, sviluppano dei tubercoli radicali come conseguenza del rapporto simbiotico con dei batteri del genere rhizobium, chesono in grado di fissare l’azoto atmosferico, gassoso, trasformandolo in forme facilmente assimilabili dalle piante, fornendo alla coltura che segue nella rotazione, una discreta dotazione di azoto nel terreno. Per questo motivo, nelle rotazioni colturali, la coltivazione del cece, al pari di altre leguminose, è considerata miglioratrice delle condizioni del terreno. Ed è anche per questo motivo che l’Arsac di Castrovillari sta puntando molto sul cece. “La semina del cece nostrano – spiega Luigi Gallo del Centro di divulgazione agricola dell’Arsac di Castrovillari – si effettua, manualmente, nel mese di maggio e la raccolta, a seconda dell’altitudine e dell’andamento climatico, avviene dalla metà di agosto alla metà di settembre, estirpando le piante dal terreno con tutta la radice e lasciandole essiccare al sole per qualche giorno; in seguito mediante la battitura con forconi in legno, si separa la granella dai baccelli vuoti e dal resto delle piante. La resa media in granella è di circa 8 quintali e si vende a 4 euro al chilo, realizzando così un valore medio della produzione lorda vendibile per ettaro di circa 3.200 euro.
Il Centro di divulgazione agricola dell’Arsac ha puntato al rilancio e alla valorizzazione di questo ecotipo di cece inquadrandolo in uno sviluppo complessivo delle aree rurali. Una coltivazione su scala più ampia e con risultati economici soddisfacenti per il produttore impone di destinare al cece nostrano più superficie di terreno ponendolo in rotazione con cereali. La meccanizzazione delle principali operazioni colturali (semina e raccolta) e un rilancio gastronomico possono certamente migliorare le prestazioni generali delprodotto. Questo ecotipo locale di cece, oltre a essere perfettamente inserito nelle condizioni ambientali del Parco nazionale del Pollino, ha delle caratteristiche di pregio molto gradite dai consumatori. In cucina è utilizzato in diversi modi ma, il piatto più famoso, come nella tradizione, è “lagani e ciciri” (tagliolini con ceci), particolarmente apprezzato in ricorrenza della festività di San Giuseppe. In particolare a Mormanno, il 19 marzo, il giorno di San Giuseppe, come nella tradizione, alcune persone devote al Santo, organizzano “u cummitu” un invito per un pranzo collettivo rivolto a tutti, dove si consumano principalmente ceci con tagliolini, ceci e fagioli preparati in altro modo. Pertanto, la valorizzazione e il rilancio del cece nostrano nel territorio di origine, oltre alla salvaguardia della biodiversità, permette di rilanciare l’agricoltura di nicchia con i conseguenti riflessi positivi sull’occupazione e sui redditi”.

 

mi. mo. 

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