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Reggio Calabria, sala operatoria inagibile

REGGIO CALABRIA La federazione poteri locali della Uil, “dà alle stampe” il quarto capitolo di quello che è ormai diventato un vero e proprio romanzo a tinte fosche sulle tante vicende che interess…

Pubblicato il: 11/06/2015 – 11:39
Reggio Calabria, sala operatoria inagibile

REGGIO CALABRIA La federazione poteri locali della Uil, “dà alle stampe” il quarto capitolo di quello che è ormai diventato un vero e proprio romanzo a tinte fosche sulle tante vicende che interessano l’Azienda ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria. Un’attività di indagine che, spiega il segretario Uil, Nuccio Azzarà, «ha già fatto scattare la solita controinformazione su presunti interessi che animerebbero la nostra iniziativa. In realtà questa denuncia si arricchirà di tanti altri tasselli e ciò perché al centro di tutto c’è la tutela della salute dei cittadini». E d’altra parte, l’azione della Uil, qualche effetto concreto sembra già averlo generato, come testimonia la rimozione avvenuta in questi giorni del materiale di risulta che a lungo è rimasto abbandonato in prossimità del reparto di Neurochirurgia. E gli stessi tempi di consegna del nuovo pronto soccorso sembrerebbero aver subito una decisa accelerazione. Ma sono ancora tanti i problemi irrisolti per l’ospedale reggino, evidenzia Azzarà, «e nel tempo non hanno fatto altro che radicarsi sempre di più».

 

CARDIOCHIRURGIA
A cominciare dalla tanto dibattuta Cardiochirurgia, da anni vero cavallo di battaglia della Uil. «Davvero sorprendente al riguardo – puntualizza Azzarà – il dietrofront del commissario Scura che poco dopo il suo insediamento aveva rilevato come fosse quanto meno paradossale che in un fazzoletto di territorio, ci fossero ben due unità del genere. Allo stesso Scura, tuttavia, è bastato l’intervento del rettore dell’università di Catanzaro per fare della cardiochirurgia reggina una succursale di quella catanzarese. Il tutto nel silenzio assordante di tutti i rappresentanti istituzionali». Nel mirino della Uil anche la recente visita del commissario straordinario per la sanità, che secondo i sindacalisti «avrebbe dovuto registrare un ampio coinvolgimento. Invece assistiamo a una partita tra Scura e Benedetto nel chiuso di quattro mura». Da qui anche l’iniziativa che, assicura la Uil, partirà a breve, di un consiglio aperto, con il Comune e la Provincia, per affrontare questa vicenda. Anche perché ci sono degli elementi tecnici che devono essere affrontati. Uno su tutti è l’indice di mortalità, attraverso cui, evidenzia Azzarà «riusciamo plasticamente a capire l’efficienza delle stesse struttura catanzaresi». I dati snocciolati sono quelli ufficiali riportati nel Programma nazionale 2012-2013. Ebbene in relazione all’applicazione di bypass aortocoronarico la mortalità a 30 giorni a livello nazionale si attesta in media al 2,43%. Tra le strutture più rinomate figurano il “Molinette” di Torino (3,16%), il Campus biomedico di Roma (2,87%) e il Gemelli sempre di Roma (2,12%). Numeri più alti per le strutture catanzaresi: Mater Domini (5,47%) e Sant’Anna Hospital (3,53%). E per quanto riguarda la valvuloplastica o sostituzione di valvole cardiache, in questi ultimi due ospedali si registra rispettivamente il 4,38% e addirittura l’8,16%. «Ecco questo sarebbe il know how a cui dovremmo legare la cardiochirurgia reggina».

 

TEMPI D’ATTESA
L’efficienza di un ospedale si misura anche dalla capacità di dare risposte immediate alla propria utenza. Per ottenere visite e prestazioni ai Riuniti di Reggio sembrerebbero esserci due canali molto diversi fra loro. «Il primo è quello a cui si rivolge il povero disgraziato – incalza Azzarà – ovvero un numero verde che registra attesa anche di cinquanta minuti per fissare un’ecografia o una risonanza fra 6 o 12 mesi. L’altro è quello delle prestazioni intramoenia, quindi a pagamento, che risponde in due minuti e in pochi giorni rende possibile la prestazione. Tutto ciò è inaccettabile in una struttura pubblica». In questo quadro non mancano parentesi dedicate ai soliti sprechi per attrezzature fondamentali, ma mai utilizzate. Come nel caso del mammotone, apparecchiatura utilissima per la diagnosi precoce dei tumori al seno «che l’azienda continua sul suo sito a pubblicizzare in modo ingannevole come servizio che in realtà non esiste».

 

DEBITO ORARIO DEL PERSONALE
La Uil punta l’indice anche sulla gestione delle risorse umane che a detta dei sindacati, è priva di qualsiasi organizzazione e controllo. Secondo l’analisi del sindacato su 157 dipendenti infermieristici e tecnici, 111 hanno un debito da 10 a 50 ore, mentre 46 da 50 773. Un totale di 6720 ore equivalenti a tre anni di lavoro. Su nove medici, quattro hanno un debito di più di 100 ore, tre da 200 a 300 e due da 600 a 1000. In altre parole circa un anno e mezzo di lavoro. «E nel frattempo – tuona Azzarà – si continua ad assumere personale medico».

 

Sospensione Oculistica

 

INAGIBILE LA SALA OPERATORIA DI OCULISTICA 
E’ la “chicca finale” che Azzarà lascia come ultimo argomento. «Dopo la nostra denuncia l’amministrazione si era affrettata a dichiarare che quella non è una sala operatoria ma un ambulatorio. Eppure la legge spiega in modo preciso che non esistono questi tipi di differenze fra sale normali day surgery o ambulatoriali. E comunque oculistica deve operare in un contesto ben diverso da altre sale operatorie». Un campanello d’allarme nei piani alti dell’amministrazione deve comunque essere scattato visto che lo scorso 28 maggio, cioè il giorno dopo la conferenza stampa della Uil, è partito il sopralluogo dell’ufficio tecnico. E l’8 giugno, il responsabile dei Servizi prevenzione e protezione, Michele Puntoriere, ha dichiarato inagibile la sala operatoria. «Vorremmo capire se l’amministrazione intende determinarsi in qualche modo rispetto a tutto ciò – chiede Azzarà – e, soprattutto, quale sarà il destino di 400 pazienti e come verranno affrontate, da qui in avanti, le emergenze».

 

Luigi De Angelis

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