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Nel Pd catanzarese regna l'anarchia

Disgusto e commiserazione, misti ad una dose di incredulità, sono i sentimenti che ho provato nel leggere l’invettiva di Pino Tomasello, coordinatore-fantasma della segreteria provinciale del Pd di…

Pubblicato il: 20/07/2015 – 19:02

Disgusto e commiserazione, misti ad una dose di incredulità, sono i sentimenti che ho provato nel leggere l’invettiva di Pino Tomasello, coordinatore-fantasma della segreteria provinciale del Pd di Catanzaro (ma chi lo ha eletto?) e (im)probabile successore di Enzo Bruno (ma chi lo candiderà?), che mi hanno fatto riflettere a lungo sull’opportunità di questa riflessione.  A malincuore, anche se con la determinata intenzione di non scadere sullo stesso livello, confesso la mia debolezza nel non essere riuscito a sottrarmi a tale pur doverosa incombenza, stanti le numerose sollecitazioni pervenutemi in tal senso, forse e soprattutto per non far passare il significato strisciante del suo messaggio al nuovo presidente della Regione, velatamente contenuto nella parte finale della sua “inopportuna” replica!

In premessa la mia onestà intellettuale mi impone di riconoscere che l’introduzione con cui l’attuale capo struttura dello staff del presidente della Provincia si rivolge al presidente Mario Oliverio e al segretario Regionale Ernesto Magorno per domandar loro se sia possibile governare la Calabria senza un Pd unito, in grado di rappresentare i bisogni della gente, orientando e mobilitando l’opinione pubblica sulle grandi questioni è da perfetto manuale politico!  Salvo poi ad accorgermi, nel prosieguo della nota, che esprimere un simile concetto è stato per il “compagno” Tomasello solo il pretesto per tentare di camuffare quella sua voglia matta di “becero leninismo” che da sempre ispira la sua azione politica, nonostante la sua recente conversione al (r)enzismo oltranzista!

Se poi tutto questo, per una sorta di coincidenze astrali, accade nel giorno in cui il mondo è sconvolto dagli attentati del terrorismo islamico, la Grecia affida al suo popolo le sorti della sua economia, la Regione Calabria è letteralmente imbroccata per via delle conclusioni cui è pervenuta la Procura di Reggio Calabria nell’inchiesta Erga Omnes e a Catanzaro il Pd si è visto inaspettatamente e improvvisamente privato dell’appassionato apporto dell’amico Ernesto Gigliotti (la cui memoria ho inteso onorare con questo ritardo), allora puoi solo tentare autonomamente (senza scomodare la demenzialità) di farti una ragione sul perché Pino Tomasello, già vice segretario del Pd al tempo di Catia Corea, non potendo o non riuscendo a trovare argomentazioni valide per contestare le mie pur modeste considerazioni sull’esito dell’ultimo voto amministrativo, abbia ritenuto di replicare, rispolverando i dettami del sarcasmo e della maldicenza, andando sul personale trascorso partitico e istituzionale del sottoscritto, a partire addirittura dall’epoca preistorica degli anni 70, anni in cui mi onoravo di militare nella gloriosa Dc di De Gasperi, di Moro, di Zaccagnini e, quindi, di Pujia e di Loiero!

Disperato il mio tentativo di capire la disinvoltura di Tomasello nel sottolineare il passaggio da una corrente all’altra dell’ex democristiano Muzzì (senza minimamente immaginare i travagli che accompagnavano allora simili gesti!) senza alcun cenno alla correttezza comportamentale del suo agire politico e alla bontà dei risultati ottenuti (vero Enzo Bruno?) in tutti i ruoli istituzionali in cui si è cimentato, e addirittura sconcertato per non riuscire a capire il senso della sua perfidia che lo induce ad evidenziare le indennità percepite, sia pure maldestramente ed erroneamente maggiorate, ma ad omettere ovviamente di precisare che mai sono state oggetto di attenzionamento, nè da parte della Corte dei Conti e né dalla Magistratura ordinaria! Vorrei augurarmi che la mancata sottolineatura non sia figlia di una ragionamento sottilmente mirato a far intendere come anche le indennità, legalmente e legittimamente corrisposte, siano da inserire nel calderone generale degli sprechi della politica! Anzi di quella mala politica che ha contrassegnato il suo pur breve, ma ricco(in tutti i sensi), carnet personale! Disconosco i suoi brillanti risultati elettorali, ma può risultare sufficiente al buon esito di questo mio dire semplicemente citare l’ingloriosa e anticipata fine del suo mandato di vicesegretario provinciale del Pd, sancita dal commissario Musi, e l’ultimo primato (da guinness) conseguito di non far convocare una sola volta l’assemblea provinciale, fosse anche per far ratificare la sua nomina a coordinatore della segreteria provinciale! Orbene si sa che la mala politica è spesso alimentata dal sentimento della malafede e Tomasello non fa nulla per smentirsi in tal senso soprattutto quando decide di accostarmi ad Emilio Fede, capziosamente e offensivamente storpiato in Emilio Fido, per effetto della mia storica amicizia con Agazio Loiero, proprio sin dai tempi della Dc! Mi domando quale significato lo smemorato Tomasello abbia inteso dare al valore di quelle lodi sperticate e componimenti lirici che io avrei elargito in maniera spudorata (cioè senza pudore perché evidentemente da lui ritenute immeritate), nei confronti del Presidente Loiero, proprio nella stagione in cui  il tempo, come sempre galantuomo, si sta preoccupando di rivalutarne l’operato anche attraverso la sola comparazione con i risultati che successivamente altri hanno conseguito! Ma del mio rapporto schietto e leale con Agazio Loiero, che mi potrebbero paragonare ad altro giornalista, parlano i fatti, mentre al buon Tomasello occorrerebbe che qualcuno gli facesse tornare alla mente la partecipata riunione di Stalettì, svoltasi sei mesi prima della scadenza del suo mandato, in cui egli non esitò a controbattere ad un mio intervento, molto critico nei confronti del gruppo dirigente di allora, con una brillantezza sino ad allora sconosciuta, esortando, davanti alla folla plaudente, il prode Agazio ad andare avanti anche da solo, perché lui e il suo gruppo (comprendente lo stesso Bruno che “lavorava” nella struttura del Presidente) lo avrebbero difeso sino allo spasimo! Anzi fino alla morte, ricordo! “Siam pronti alla morte, siam pronti alla morte, Agazio chiamò”.

Sorvolo a piè pari le sue considerazioni riguardanti gli esiti delle diverse competizioni elettorali affrontate per non venire meno ai principi cui mi sono sempre ispirato e secondo i quali la qualità di un politico non si misura dalle messi di voti ricevuti, ma dalla coerenza dimostrata e da risultati conseguiti negli incarichi professionali che, per merito o per fidelità, ognuno di noi ha ricoperto nei partiti e nelle istituzioni! Di sicuro mi sento di dire a Tomasello che le mie candidature non erano dettate dall’ambizione di arrivare (mi sento soddisfatto delle tappe conquistate) ma dalla passione di contribuire alle fortune del mio partito e dal desiderio smisurato di concorrere al miglioramento delle condizioni di questa bellissima e sfortunata terra di Calabria! Per me che ho la fortuna di professare la fede cattolica la politica è come la preghiera: vale solo se “recitata” per il bene degli altri! Quanto al ruolo di moralizzatore incautamente affibbiatomi (per certi versi anche rischiosamente) debbo ammettere che non è andato lontano dal vero se riferito alla mia intransigenza su questo versante, ma non gliene voglio, perché capisco le motivazioni che lo spingono a farlo! In fondo c’è una questione morale a Catanzaro ed è lui che lo dovrebbe sapere, essendone un protagonista direttamente informato dei fatti! Ma di questo temo, anche se non me lo auguro, che non tarderanno molto le cronache a interessarsene! Resta infine la ciliegina che Tomasello ha voluto porre sulla torta del suo capolavoro e che è rappresentata dall’accalorato appello rivolto al Presidente Oliverio perché non perda tempo con gli adulatori passati e recenti, pena la “perdita di contatto con la realtà delle cose e delle persone”! Ora si da il caso che Mario Oliverio, come i fatti stanno dimostrando, non avverta di suo il bisogno di contattare chicchessia, ma che consigli in tale direzione possano provenire da chi lo ha avversato durante tutto il corso delle primarie ( cosa diversa dal preferirgli l’altro
candidato ) ci vuole davvero una bella faccia di bronzo! In parole povere se l’impegno di Tomasello e del suo gruppo avesse avuto buon esito oggi Mario Oliverio non sarebbe il Presidente della Calabria! A meno che il messaggio non nasconda altri fini: allora sarebbe tutta un’altra storia! Ma il primo ad augurarsi che non si tratti di un’altra storia non può che essere proprio Tomasello, anche perché per lui non sarebbe davvero una bella storia!

 

*Componente Assemblea Fantasma Pd Catanzaro

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