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2014, l'annus horribilis del Consiglio

REGGIO CALABRIA Poche leggi, ricorsi del governo a iosa, attività istituzionale col freno a mano tirato. Con una commissione che dovrebbe essere “strategica” come quella “anti-‘ndrangheta” praticamen…

Pubblicato il: 08/08/2015 – 13:30
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2014, l'annus horribilis del Consiglio

REGGIO CALABRIA Poche leggi, ricorsi del governo a iosa, attività istituzionale col freno a mano tirato. Con una commissione che dovrebbe essere “strategica” come quella “anti-‘ndrangheta” praticamente inoperosa. I dati sulla “produttività” del Consiglio calabrese nel 2014, contenuti nell’11esimo “Rapporto sulla legislazione regionale” (da poco pubblicato sul sito di Palazzo Campanella), tracciano un quadro tutt’altro che positivo sull’ultimo anno della precedente legislatura, interrotta in anticipo in seguito alle dimissioni del governatore Peppe Scopelliti.
L’Astronave, fino allo scorso novembre diretta da Franco Talarico, l’anno scorso è riuscita ad approvare soltanto 28 leggi, cioè 30 in meno rispetto al 2013. «Il dato – è scritto nel rapporto – si presenta, altresì, come uno dei più bassi degli ultimi dieci anni, dovendosi risalire al 2006 per registrare una produzione legislativa ancora più ridotta (18 leggi)».
Certo, sul dato finale influisce, e non poco, il marasma creato dal passo indietro di Scopelliti, che ha dato la stura a una ridda di pareri discordanti su ciò che potesse o non potesse fare un’assemblea legislativa in regime di prorogatio. Il Consiglio, comunque, non si è affatto astenuto dal legiferare, in particolare su temi “sensibili” quali la legge elettorale e lo Statuto regionale. Mica due cosine così.

 

LE LEGGI Palazzo Campanella nel corso del 2014 ha anche ridotto – come prescriveva una norma nazionale del 2011 – il numero dei consiglieri regionali, passati da 50 a 30. Con la legge 16, inoltre, il parlamentino regionale ha introdotto modifiche alle norme per lo svolgimento delle elezioni primarie per la selezione dei candidati governatore.
Da segnalare pure la legge 1 (interventi per favorire il superamento del precariato) e quella sul riordino del sistema dei rifiuti.
«In base agli elementi complessivamente raccolti, quindi – si legge nel report del Consiglio –, è possibile affermare che, per il 2014, l’attività del legislatore regionale si è caratterizzata più che per l’adozione di discipline organiche, per interventi correttivi o integrativi di leggi già in vigore». Nessuna “nuova idea”, per sintetizzare.

 

AL MESE Se si restringe l’obiettivo sulla operatività dei consiglieri in un determinato lasso di tempo, si vede come nel 2014 l’Astronave abbia prodotto 2,3 leggi al mese (grafico 1). «Si tratta, perciò, di un dato in calo di più della metà rispetto al 2013, quando il tasso mensile di legislazione aveva raggiunto una misura pari a 4,8, e ancor di più rispetto al 2012, dove si era ottenuto il dato più elevato degli ultimi cinque anni, pari a quasi 6 leggi al mese».
Il maggior numero di norme approvate nel 2014 si deve all’iniziativa del Consiglio stesso. Infatti, su 28 leggi complessive, ben 19 (il 68%) sono state adottate proprio dall’assemblea regionale (grafico 2), con una percentuale che – pur se inferiore – può definirsi sostanzialmente in linea con gli anni precedenti (77% nel 2013, 70% nel 2012). Quanto alla durata media dell’iter legislativo, risulta pari a poco più di 60 giorni.
In particolare, secondo una tendenza ormai consolidata negli anni, il procedimento legislativo è temporalmente più lungo per le proposte di iniziativa consiliare (circa 72 giorni) rispetto a quelle avviate dalla giunta (29).

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I REGOLAMENTI Sono in tutto sei i regolamenti approvati lo scorso anno, tra cui spiccano soprattutto quelli inerenti il Sistema di valutazione della performance della Regione, le modalità di ripartizione dell’incentivo sugli appalti pubblici e le modalità di selezione degli esperti per l’assistenza tecnica del Por Calabria relativi ai fondi comunitari (Fesr, Fse e Fsc) per gli anni 2007-2013.

 

LE PROPOSTE DI LEGGE Le proposte di legge, invece, sono 69. Di queste, 56 (pari all’81%) sono di iniziativa consiliare, 11 (16%) di giunta e 2 (3%) degli enti locali. «Manca, nel 2014, l’iniziativa popolare», viene sottolineato nel dossier.

 

ANTINDRANGHETA È stato forse l’organismo istituzionale su cui si sono spese più parole. Pochi i fatti. Perché nel 2014 la commissione anti-ndrangheta della Calabria – la regione “madre” dell’organizzazione criminale più forte del mondo – non si è vista assegnare alcuna proposta di legge. Zero.

 

L’ATTIVITÀ DELLE COMMISSIONI La commissione antimafia si è anche riunita poco: solo due volte in tutto l’anno, per un totale di 1,39 ore di attività e nessun provvedimento licenziato. Dato, questo, che arriva a 1,46 nel caso della I commissione Affari istituzionali (due sedute complessive). Sono invece 14 le riunioni (più di 32 ore di lavoro) della IV (Ambiente), seguita da quella Bilancio, 13 sedute per 25,42 ore di attività. La prima ha approvato 18 testi, la seconda 29.

 

CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO I vari presidenti dei gruppi presenti in Consiglio si sono “visti” 12 volte in totale, con una frequenza che si rivela pressoché costante rispetto agli anni precedenti, considerate le 16 sedute del 2013 e le 13 del 2012.

 

INTERROGAZIONI Abbastanza alto il numero delle interrogazioni presentate, meno quello che riguarda le relative risposte da parte della giunta Scopelliti-Stasi. Ne sono state presentate 81: 56 aspettano ancora di essere affrontate.
Sono invece 18 le mozioni discusse (6 quelle approvate) e 31 gli ordini del giorno approvati.

 

IMPUGNATIVE DEL GOVERNO Un capitolo a parte è costituito dalle impugnative del governo nei confronti delle leggi calabresi. Nel solo 2014 arrivano a 5, tra cui proprio la legge elettorale (contestata la soglia di sbarramento troppo elevata). Ricorso poi ritirato dall’esecutivo in seguito alle modifiche al testo varate lo scorso 12 settembre, a due mesi dalle ultime regionali. L'”appello” del governo alla Consulta ha riguardato anche le modifiche allo Statuto (nella parte in cui si introduceva la figura del consigliere supplente, poi abrogata il 20 gennaio 2015), la norma in materia di donazione degli organi e dei tessuti e la legge sulle autorizzazioni e gli accreditamenti delle strutture sanitarie, «in quanto in contrasto con diversi precetti costituzionali» e con il Piano di rientro dal debito sanitario.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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